Una nuova specie di luccio tutta italiana

Il luccio è uno dei principali predatori delle acque dolci europee, mangiando praticamente tutte le specie che incontra grazie a una strategia di caccia all’agguato che si dimostra estremamente efficace, tanto che è il cattivo di una scena de “La spada nella roccia”. Per questo la specie è diffusa in tutta Europa, in Asia settentrionale e in parte del Nord


Il luccio è uno dei principali predatori delle acque dolci europee, mangiando praticamente tutte le specie che incontra grazie a una strategia di caccia all’agguato che si dimostra estremamente efficace, tanto che è il cattivo di una scena de “La spada nella roccia”. Per questo la specie è diffusa in tutta Europa, in Asia settentrionale e in parte del Nord America, nei fiumi e nei torrenti non troppo veloci. 

Questa sua specializzazione però ne minaccia la sopravvivenza perché ovviamente nei fiumi “puliti” di molta parte dell’Italia non ha una gran possibilità di tendere agguati agli altri pesci. Tanto più che adesso è stato scoperto che i lucci italiani sono tutt’altra cosa da quelli del resto dell’Europa. 

Uno studio pubblicato su PlosOne ha infatti esaminato parecchie esemplari di luccio provenienti da molte parti del mondo dove la specie è presente, e ha stabilito che in Europa ci sono almeno due popolazioni diverse. Le analisi si sono basate su aspetti fenotipici (la distribuzione di macchie e strisce sul corpo e il numero di squame sulla linea laterale) e su componenti genetiche. 

Il risultato è che le due popolazioni di lucci sono una in Europa del nord, Asia e America del nord (Canada), l’altra in Italia e in Grecia (la cui autoctonia è dubbia, però). Se ci sono due popolazioni così diverse, perché non pensare che siano invece due specie – anche se le popolazioni stesse si ibridano. Gli autori hanno così proposto che i nostri lucci appartengano alla specie Esox flaviae, con la popolazione del lago Trasimeno che sembra particolarmente pura. 

Sopra vedete la foto di un luccio meridionale, grazie alla cortesia di Livia Lucentini dell’università di Perugia. Insieme alla proposta di dividere in due il luccio che Linneo chiamò Esox lucius, dicendo che l’aveva trovato “in Europa” (grazie!), gli autori suggeriscono di smetterla di introdurre nei fiumi lucci provenienti dal resto dell’Europa (come già è avvenuto nel Po, per esempio) per non correre il rischio di contaminare un’entità solo italiana, e proprio per questo estremamente importante per la nostra biodiversità.

Da Leucophaea, il blog di Marco Ferrari


Riferimenti:
Lucentini, L., Puletti, M., Ricciolini, C., Gigliarelli, L., Fontaneto, D., Lanfaloni, L., Bilò, F., Natali, M., & Panara, F. (2011). Molecular and Phenotypic Evidence of a New Species of Genus Esox (Esocidae, Esociformes, Actinopterygii): The Southern Pike, Esox flaviae PLoS ONE, 6 (12) DOI: 10.1371/journal.pone.0025218