Una prospettiva lakatosiana per la filosofia della scienza

Definire e analizzare il processo scientifico ha impegnato molti filosofi del secolo scorso: Thomas Kuhn, Karl Popper e Imre Lakatos hanno gettato le basi per un dibattito ancora in corso


Negli anni Cinquanta del secolo scorso, il filosofo ungherese Imre Lakatos (1922-1974) sviluppò un proprio sistema filosofico basato sulla metodologia dei programmi di ricerca scientifici, in contrapposizione a quello esposto ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) del collega Thomas Kuhn (1922-1996).

Per Lakatos, nello studio del processo scientifico è essenziale prendere in considerazione non le singole teorie ma un insieme più complesso e articolato, denominato programma di ricerca. Questo possiede un nocciolo duro composto dagli assunti fondamentali del programma (hard core o negative heuristic) reso ‘irrefutabile attraverso una scelta metodologica di coloro che lo propongono (p.48)’ e una cintura protettiva (protective belt o positive heuristic) consistente delle ipotesi ausiliarie in sostegno al nucleo principale. L’euristica è definita come quella branca dell’epistemologia che  ‘comprende un insieme di strategie, tecniche e procedimenti inventivi per ricercare un argomento, un concetto o una teoria adeguati a risolvere un problema dato’ (http://www.treccani.it/enciclopedia/euristica/).  Dunque, la presenza di tale cintura protettiva con valore euristico permette al programma di ricerca di continuare il suo sviluppo senza drastici cambiamenti; qualora fossero rilevate delle anomalie non è necessario rigettare tutto il programma in sé, ma è sufficiente apportare modifiche all’impianto ausialiario. Secondo Lakatos, infatti, la maggior parte dei programmi di ricerca svolge la sua attività non senza che vi siano problemi temporaneamente irrisolti. In questo  Lakatos si differenzia dal mentore Karl Popper: non è sufficiente una singola anomalia per falsificare (invalidare) il programma, ma tali problemi possono essere temporaneamente risolti attraverso l’utilizzo di ipotesi ad hoc, generate per spiegare una determina irregolarità. Certo, i programmi di ricerca non sono tutti in grado di spiegare la realtà circostante, ragion per cui da una fase progressiva possono passare ad una stagnante ad una che porta alla degenerazione e infine eliminazione del programma di ricerca stesso, ma anche da una fase degenerativa ad una progressiva. Lakatos sostiene anche che una certa dose di ‘dogmatismo’ è necessaria per continuare a lavorare su un programma ignorando le anomalie, ed evitare che il programma stesso venga abbandonato troppo facilmente (in realtà è un suggerimento dello stesso Popper, in evidente contraddizione con quanto affermato da Popper stesso: Lakatos lo interpreta come un’evoluzione del pensiero popperiano più immaturo; p. 89). Entriamo più nel dettaglio. Lakatos definisce un programma avente uno ‘spostamento progressivo al livello teoretico’ (progressive theoretical shift), se esso è in grado di predire nuovi fatti (quel che viene definito eccess empirical content) e tale progresso lo si ha anche al livello empirico se tali predizioni vengono corroborate: cosa sia una novità fattuale (factual novelty) è difficile a dirsi, soprattutto perché esse possono essere definite con certezza solamente a distanza di tempo. Se tuttavia un dato programma non predice alcuna novità, esso entra in una fase degenerativa e rischia- in molti casi- l’eliminazione, a meno che un’innovazione contingente e dovuta essenzialmente a particolari situazioni, non porti a un così detto ‘creative shift’ (p.51). Dunque un programma di ricerca rivale deve essere in grado di spiegare tutto quel che è già stato spiegato dal suo competitore in aggiunta a novità fattuali; all’interno dello stesso programma, esperimenti cruciali di minor rilevanza possono decidere quali teorie siano più adeguate. Inoltre, nella fase iniziale, solitamente due programmi di ricerca rivali si occupano di domini separati, cercano soluzioni a problemi differenti, mentre tenderanno a sovrapporsi con il tempo. Vi è un altro elemento fondamentale. Lakatos evidenzia come sia importante la continuità di un programma di ricerca. È necessario che le teorie al loro interno si articolino in maniera sufficientemente coerente. Quella che viene definita scienza immatura, è infatti caratterizzata da congetture disconnesse (patched-up), la maggior parte delle volte elaborate solamente per giustificare ad hoc situazioni particolari.  Nelle parole dello stesso Lakatos (p.88):

Il requisito dello sviluppo continuo costituisce la mia costruzione razionale del criterio ampiamente riconosciuto di ‘unità’ o ‘eleganza della scienza’[…] In primo luogo mostra la debolezza di programmi che, come il marxismo o il freudismo, sono senza dubbio unificati, forniscono un abbozzo generale del genere di ipotesi che userebbero nell’eliminare le anomalie, ma immancabilmente sviluppano le loro attuali  ipotesi asiliarie sulla scia di fatti, senza allo stesso tempo predirne altri (quali nuovi fatti ha il marxismo anticipato dal 1917, ad esempio?). In secondo luogo, evidenzia le banali e poco innovative, disconnesse correzioni ‘empiriche’ che sono così frequenti, ad esempio, nella moderna psicologia sociale”.

Inoltre, se tali congetture possono talvolta condurre a nuove predizioni, l’intero impianto, secondo Lakatos, manca di unità e potenziale euristico. La metodologia dei programmi di ricerca scientifici può fornire nuove prospettive anche in campo storiografico. Essa consente di analizzare il processo scientifico come una costante competizione fra programmi di ricerca rivali, alcuni destinati a succedere ed altri a soccombere. Più di altri storiografi, Lakatos evidenzia l’importanza dell’elemento retrospettivo nell’analisi dei programmi di ricerca. Egli favorisce una prospettiva che si concentri maggiormente sulle fasi di progresso, stagnazione e degenerazione di un programma, piuttosto che sulla ricerca di induzioni illuminanti, tanto care agli storici induttivisti, o agli esperimenti cruciali, così importanti per i popperiani. La prospettiva lakatosiana è di certo innovativa. Essa permette di considerare in maniera differente gli sviluppi scientifici, in contrasto con il modo in cui sono stato considerati da Thomas Kuhn. La metodologia dei programmi di ricerca scientifici, al contrario della filosofia kuhniana, permette una certa flessibilità nello sviluppo, conferma e confutazione di teorie e ipotesi. Mette in luce l’elemento razionale del processo scientifico e la possibilità che un determinato programma possa sorgere su basi inconsistenti di un altro programma precedente. Un programma di ricerca deve essere coerente, precisa Lakatos, ma può accadere che un nuovo programma ‘innestato’ (grafted) su un altro, seppur questi siano contraddizione, possa iniziare a svilupparsi: ad esempio, nonostante la meccanica newtoniana fosse in contrasto con certi aspetti del programma cartesiano, Newton stesso riuscì a sfruttarne il potenziale euristico (p.59). La filosofia lakatosiana si caratterizza dunque anch’essa come un articolato programma di ricerca sviluppato per l’analisi di altri programmi di ricerca. Un’analisi meta-scientifica applicata principalmente alle scienze fisiche,in grado di elucidare alcuni avvenimenti della rivoluzione scientifica. La gran parte dei filosofi della scienza del XX secolo si è formata in discipline fisiche. Solo negli ultimi decenni i filosofi della scienza hanno diretto i loro interessi verso la biologia, e allo studio del programma di ricerca darwiniano.

In questa  prospettiva, Telmo Pievani (2012) ha applicato la metodologia dei programmi di ricerca scientifici proprio alla teoria dell’evoluzione, caratterizzando gli sviluppi che hanno portato dalla Sintesi Moderna alla Sintesi Estesa. Pievani sostiene che il programma di ricerca darwiniano abbia subito uno ‘spostamento in direzione progressiva’ senza che il nocciolo duro del programma sia stato sostituito, ma rinnovato profondamente. Quando si parla di darwinismo non è semplice intendersi. Nel corso della sua storia la teoria dell’evoluzione è cambiata profondamente: oltre all’originaria teoria darwiniana, vi furono numerose altre correnti che contraevano o espandevano il nucleo originario. Attualmente non vi sono programmi di ricerca che possano offrire un’alternativa a quello esistente. Una prima unificazione al livello teorico si è raggiunta con lo sviluppo della Sintesi Moderna fra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento, anche se da qualche decennio quello stesso impianto è stato rivisto in maniera considerevole, andando a confluire nella Sintesi Estesa. Bisogna anche aggiungere che aumentando la propria capacità di spiegare un maggior numero di interrogativi precedentemente insoluti, la Sintesi Estesa si rende più difficilmente confutabile: si tratterebbe infatti di falsificare un insieme di teorie fra loro coerentemente articolate e sufficientemente supportate. Dunque se, da un lato, il nucleo della Sintesi Moderna consisteva nella teoria genetica della selezione naturale, quello della Sintesi Estesa vede la selezione applicata a più livelli della gerarchia, costituenti la componente genealogica ed economica . Inoltre, Pievani include nel ‘nocciolo duro’ una sfera descrittiva (descriptive domain), con evidenze empiriche a favore dell’evoluzione, e una sfera esplicativa (explanatory domain) attraverso cui una pluralità di modelli aiuta a comprendere i cambiamenti nel corso dell’evoluzione: si tratta dei processi di variazione, selezione, neutralismo e macro-evoluzione, integrati con nuovi dati ed evidenze al livello molecolare e fossile. Così come il nocciolo duro, anche la cintura protettiva presenta un pluralismo di fattori, quali molteplici e diversi ritmi di evoluzione e speciazione, di unità su cui agiscono i processi evolutivi, oltre alla pluralità delle dinamiche adattive e delle interrelazioni fra i vari livelli quali plasticità fenotipica ed evolvabilità. Al contrario, la cintura protettiva della Sintesi Moderna è molto più ristretta: il gradualismo filetico, il prevalente adattazionismo e l’estrapolazionismo dai processi microevolutivi – questi i principali fattori identificati da Pievani- non riuscivano più a far fronte alle molteplici integrazioni in campo paleontologico (si pensi alla teoria degli equilibri punteggiati), embriologico (Evo-Devo) e genetico. Pievani evidenzia inoltre la necessità di mantenere un giusto equilibrio e coerenza all’interno dello stesso programma di ricerca, evitando che diventi troppo esteso o ristretto. Dallo studio emerge in maniera chiara la flessibilità del programma di ricerca darwiniano. Un approccio lakatosiano è efficace nel far comprendere, grazie ad uno sguardo retrospettivo che, seppure un programma di ricerca possa subire dei momenti di ‘cristallizzazione’, esso può subire un nuovo slancio senza che il suo nucleo principale ne risenta. Ad oggi il numero delle aree di indagine in evoluzione è aumentato, soprattutto grazie a nuove e migliori tecnologie (microscopia, genetica molecolare, modelli matematici e statistici).

Pievani (2016), ha recentemente ribadito la necessità di una cornice pluralistica del programma di ricerca darwiniano. Prendendo le mosse da un dibattito apparso su Nature fra l’approccio ‘riformista’ e ‘conservatore’ alla teoria dell’evoluzione, l’autore dell’articolo mostra come possa risultare infruttuoso ridurre la contesa sulla teoria dell’evoluzione alle due posizioni radicali di chi, da un lato, afferma che vi sono numerosi fattori extragenetici che prendono parte ai processi evolutivi, e dall’altro di coloro che praticano un riduzionismo del nucleo teorico, asserendo la centralità dei fenomeni genetici. Piuttosto, sostiene Pievani, il programma di ricerca darwiniano necessita di integrazione e modifiche per far fronte all’espansione della ricerca biologica. Può essere dunque utile adottare un approccio gerarchico al fine di comprendere e unificare una pluralità di fenomeni e patterns evolutivi, questi ultimi definiti come ‘uno schema di processi storici ed eventi ripetuti . Quando i patterns osservati in una disciplina scientifica sono tenuti insieme da una struttura coerente e unificata, otteniamo un programma di ricerca costantemente aggiornato e corretto(p.451)’. È dunque attraverso uno studio dettagliato dei vari livelli e delle interrelazioni delle componenti genealogiche ed ecologiche, che diviene possibile integrare ed elucidare i processi evolutivi. Geni, organismi e taxa superiori, insieme ai fattori ecologici e ai mutamenti fisico-chimici che la crosta terrestre ha subito e continua a subire, sono solo alcuni dei livelli verso cui è possibile dirigere un’analisi scientifica e filosofica in grado di aprire nuove prospettive. La teoria gerarchica in alcun modo sostituisce il nucleo  originario del programma darwiniano. Al contrario, l’organismo e la selezione naturale sono i livelli principali dove si congiungono le due gerarchie (p.454). Si tratta dunque di prendere in considerazioni processi a cui nella passata ricerca evoluzionistica fu data poca rilevanza o furono del tutto trascurati.

Nonostante nel corso della sua storia il programma di ricerca darwiniano abbia subito profondi riassestamenti e correzioni, il suo nucleo principale continua a sostenere una disciplina ancora in espansione e con una gran quantità di evidenze a suo sostegno. La filosofia della scienza, in conclusione, offre utili strumenti per comprendere la fluidità del processo scientifico e la sua abilità di spiegare quel che in apparenza sembrerebbero pericolose anomalie.


Bibliografia:

Pievani, T. (2012), An evolving research programme: evolutionary theory in a lakatosian perspective, in The Theory of evolution and its impact, a cura di A. Fasolo, Springer

Pievani, T. (2016), How to rethink evolutionary theory: a plurality of evolutionary patterns, Evolutionary Biology, 43:446-455

Lakatos, I. (1980), The methodology of scientific research programmes, eds. John Worrall and Gregory Currie, vol.1, pp.  250, Cambridge University Press