Wallace e Darwin alla luce dei fatti

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Recensione di Federico Focher di ‘Dispelling the Darkness’, l’ultimo libro di John van Whye

Titolo: Dispelling the Darkness
Categoria: Specialistica
Autore/i: Van Wyhe John 
Editore: World Scientific Publishing Co. Singapore
Pagine: 434
Prezzo: € 39.00
Nel 1887 Thomas H. Huxley scrisse, riguardo alla scoperta della selezione naturale: “I fatti relativi alla variabilità, alla lotta per l’esistenza, all’adattamento all’ambiente erano abbastanza noti, ma nessuno di noi aveva sospettato che attraverso di essi si arrivasse dritti al cuore del problema della specie, fino a quando Darwin e Wallace non dissiparono le tenebre (dispelled the darkness)”.
Oggi lo storico della scienza John van Whye fa proprie le parole di Huxley e, con il suo brillante ‘Dispelling the Darkness’, fuga altre tenebre: quelle di una supposta cospirazione ordita da Darwin ai danni del più giovane collega Alfred Russel Wallace, al fine di non perdere la priorità scientifica, se non addirittura di fare propria la scoperta della selezione naturale.
È noto a molti, infatti, che Darwin si decise a pubblicare alcuni estratti della propria teoria, sulla quale lavorava da più di vent’anni, solo dopo aver letto un manoscritto, giunto da un’isola delle Molucche, in cui Wallace con magistrale chiarezza indicava proprio la selezione naturale come meccanismo chiave dell’evoluzione dei viventi. Questa circostanza, che portò, nel luglio del 1858, alla pubblicazione del famoso articolo congiunto (atto di nascita della teoria darwiniana) a firma di entrambi i naturalisti, ha indotto alcuni scrittori dai gusti scandalistici ad accusare Darwin di aver meschinamente approfittato della generosità di Wallace, se non addirittura di aver subdolamente rubato le idee all’ingenuo collega.
Ecco dunque che a scombinare le carte di questi complottisti arriva l’eccellente studio di van Whye (tra l’altro, fondatore e curatore dei siti ‘Darwin Online’ e ‘Wallace Online’) il quale, dopo un’attenta e documentata ricostruzione dei fatti e una acutissima contestualizzazione storico-biografica dei testi dei due naturalisti, getta finalmente piena luce su una vicenda che, se non analizzata nei minimi dettagli, avrebbe continuato ad alimentare false ricostruzioni e malevole insinuazioni.
L’autore, sullo sfondo narrativo del peregrinare di Wallace fra le isole dell’Arcipelago malese, smonta uno dopo l’altro i miti e i fraintendimenti che hanno, con il tempo, incrostato eventi e rapporti personali che, all’epoca dei fatti, non avevano suscitato alcun dubbio o perplessità.
Si scopre così che Darwin non tenne mai nascosti i propri dubbi sulla stabilità delle specie, ma che anzi, quando se ne presentava l’occasione, esponeva senza reticenze le proprie idee ad amici e colleghi; si capisce che i vent’anni di gestazione della teoria non furono per Darwin un tempo ‘stranamente’ lungo, dato che altre sue opere, come quella sui lombrichi, rimasero nel cassetto per tempi ben maggiori. Si scopre inoltre che la sensibilità per i concetti di priorità scientifica e di confidenzialità è in parte mutata dall’epoca vittoriana a oggi. In quest’ottica, particolarmente illuminante diventa la dettagliata analisi che van Whye fa della genesi del manoscritto di Wallace e dei motivi del suo invio confidenziale a Darwin.
Il lettore, immerso nella sensibilità vittoriana sapientemente rievocata dall’autore, scorge quindi con chiarezza che l’immediata pubblicazione del manoscritto, insieme con i brevi estratti di Darwin, rappresentò di fatto per Wallace un tanto insperato quanto incomparabile successo sia scientifico sia d’immagine, come più volte da lui stesso ribadito nelle lettere e nell’autobiografia.
Van Whye fornisce infine nuove prove che assolvono Darwin dalla grottesca accusa di plagio. In realtà, basterebbe confrontare attentamente i testi sulla selezione naturale dei due naturalisti, per accorgersi che al di là di una superficiale somiglianza, le loro idee scaturirono da ambienti e osservazioni del tutto indipendenti.
‘Dispelling the Darkness’ risulta dunque essenziale non solo per comprendere meglio la figura di Wallace e i suoi rapporti con Darwin, ma anche per recuperare la sensibilità scientifica vittoriana e la corretta prospettiva storica entro cui inquadrare due inarrivabili figure di naturalisti e di gentlemen.
Federico Focher