Siamo la coppia più bella del mondo

Gli anfibi anuri, siano essi rane o rospi, non sono conosciuti essere degli amanti fedeli: dopo una fase di corteggiamento mediante intense vocalizzazioni, la deposizione delle uova da parte della femmina e la successiva fecondazione ad opera del maschio, i due partner intraprendono strade diverse per non incontrarsi mai più. Solitamente poi, nessuno o solo uno dei genitori si occupa

Gli anfibi anuri, siano essi rane o rospi, non sono conosciuti essere degli amanti fedeli: dopo una fase di corteggiamento mediante intense vocalizzazioni, la deposizione delle uova da parte della femmina e la successiva fecondazione ad opera del maschio, i due partner intraprendono strade diverse per non incontrarsi mai più. Solitamente poi, nessuno o solo uno dei genitori si occupa della prole. Tra gli anuri, dunque, sembra non esserci spazio per amori duraturi, salvo in un’unica eccezione: la rana peruviana Ranitomeya imitator.

Questa specie vive nelle foreste del Perù ed è così chiamata per la sua capacità di imitare le colorazioni di alcune specie affini ma molto più tossiche di lei (anche la specie in questione è velenosa), tra cui Ranitomeya variabilis. Contrariamente alle altre specie, Ranitomeya imitator presenta un sistema socio-sessuale e cure parentali unici tra gli anuri, in quanto entrambi i genitori contribuiscono all’allevamento della prole, rimendo uniti durante tutte le fasi della metamorfosi larvale. Il maschio, infatti, sorveglia e difende attivamente la piccola pozza, ricavata solitamente da incavature sulla superficie delle foglie, in cui si trovano i girini e si tiene in costante contatto vocale con la madre. Questa, dal canto suo, trascorre la maggior parte del tempo in una pozza limitrofa e si reca dai propri piccoli solo per produrre un uovo non fecondato, che fungerà da cibo per le larve.

Ma qual è l’aspetto che ha favorito l’origine ed il mantenimento di questo comportamento solamente in questa specie?  Uno studio pubblicato sulla rivista The American Naturalist ha puntato il dito proprio sulla limitata dimensione della pozza in cui avviene l’accoppiamento e, di conseguenza, la crescita dei girini. Secondo i ricercatori che hanno condotto la ricerca quest’unico aspetto della biologia della specie avrebbe scatenato una serie di ulteriori modificazioni comportamentali riguardanti il sistema nuziale e l’erogazione di cure parentali. La piccola dimensione della pozza implica limitate risorse alimentari per le larve in via di sviluppo e la conseguente integrazione della loro dieta con l’uovo non fecondato da parte della madre. In questa situazione, dato che il maschio si occupa della difesa dei piccoli, la coppia si deve necessariamente mantenere unita: senza il contributo di entrambi lo sviluppo dei girini non avverrebbe con successo. Nelle specie affini che presentano uno stile di vita del tutto simile ma che si riproducono in stagni di ampie dimensioni, invece, la cura dei piccoli è assegnata al maschio e la coppia si separa subito dopo la copula.

Ma c’è di più: le coppie si mantengono tali anche durante gli accoppiamenti successivi della medesima stagione riproduttiva. Da un’analisi sul DNA ricavato da genitori appartenenti a 12 coppie e girini di diverse covate della stessa coppia, emerge che ben 11 coppie si sono mantenute unite nel corso del tempo.

In questa specie, un tratto che potrebbe sembrare insignificante (la deposizione in pozze di piccole dimensione) ha portato dapprima l’evoluzione dell’allevamento cooperativo tra i genitori, caratteristica non riscontrabile in specie affini, e successivamente all’origine del sistema nuziale monogamo, unica tra gli anfibi.

Andrea Romano


Riferimenti:
Jason L. Brown, Victor Morales, and Kyle Summers. A Key Ecological Trait Drove the Evolution of Biparental Care and Monogamy in an Amphibian. The American Naturalist, 2010; 175 (4): 436 DOI: 10.1086/650727