Il mistero di Paleodictyon: gli indizi portano a piccoli crostacei

Paleodictyon, Appennino Piacentino. Eocene superiore (35 milioni di anni). https://www.tracemaker.com/paleodictyon/

Da oltre 500 milioni di anni sui fondali marini compaiono enigmatiche reti di gallerie dalla geometria esagonale. Un nuovo studio indica negli artropodi, e in particolare in isopodi e anfipodi, i candidati più probabili ad averle costruite

La roccia è modellata da esagoni quasi regolari disposti in file ordinate: linee rette, angoli netti, lati quasi uguali come se fossero disegnati da un architetto, con tunnel dello stesso spessore e celle di dimensioni simili. I reperti di Paleodictyon coprono un arco temporale immenso, dal Cambriano inferiore fino all’epoca moderna.

Chi o cosa abbia creato queste strutture geometriche nel corso delle ere geologiche è rimasto a lungo un enigma. Per decenni sono state avanzate molte ipotesi: che a produrle siano stati piccoli crostacei bentonici, anellidi e altri organismi vermiformi, foraminiferi, alghe o addirittura processi di origine inorganica.

Un artropode come autore?

Tuttavia, le caratteristiche geometriche e fisiche delle gallerie indirizzano l’attenzione verso una spiegazione in particolare. Un ampio studio internazionale guidato da Andrea Baucon dell’Università di Cagliari e pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews sostiene che l’autore più probabile di queste forme sia un artropode marino.

I parametri analizzati a sostegno dell’ipotesi sono: la morfologia, cioè forma, geometria e struttura tridimensionale della rete; la tafonomia, cioè la modalità di conservazione del fossile nel sedimento; la distribuzione stratigrafica, ossia la comparsa e l’evoluzione temporale nel registro fossile, dal Cambriano a oggi; la distribuzione ambientale, l’habitat e la batimetria, dalle acque basse agli ambienti abissali; le caratteristiche dell’organismo produttore, come mobilità, velocità di scavo e capacità neurocognitive, tra cui orientamento e odometria; la possibile funzione biologica della struttura.

L’ipotesi che Paleodictyon sia stato prodotto da piccoli crostacei, in particolare isopodi e anfipodi per le occorrenze successive all’Ordoviciano, si fonda su diverse evidenze scientifiche ricavate dall’analisi delle tracce fossili e dal confronto con la biologia e il comportamento degli organismi marini.

La biomeccanica dello scavo

Innanzitutto, la biomeccanica dello scavo. Le forme presentano angoli netti formati da segmenti rettilinei che un piccolo artropode può essere in grado di scavare grazie al suo esoscheletro rigido e alle appendici articolate. Mentre scavano, gli artropodi raschiano il sedimento con le appendici e la loro anatomia permette l’architettura osservata, caratterizzata da angoli di circa 120 gradi e vertici spigolosi costruiti con bruschi cambi di direzione.

Tutto ciò sarebbe invece meno probabile per un organismo vermiforme. Questi animali, dotati di un corpo flessibile e di uno scheletro idrostatico, tendono infatti a scavare percorsi più sinuosi, seguendo le zone di minore resistenza del sedimento. Le dimensioni dei tunnel sono inoltre compatibili con quelle di un piccolo crostaceo.

Orientamento, profondità e architettura

Inoltre, pare che la costruzione richieda capacità sviluppate di orientamento e odometria, cioè di valutazione della distanza percorsa. La regolarità della rete e il fatto che eventuali errori non si propaghino da una cella all’altra suggeriscono che il costruttore fosse in grado di correggere il proprio percorso. Sono capacità compatibili con quelle degli artropodi, anche se non sono esclusive di questo gruppo.

Un altro indizio è il fatto che il reperto più antico risalga al Cambriano inferiore, circa 530 milioni di anni fa. La datazione coincide con le prime testimonianze fossili degli artropodi.

Le piane abissali, come la zona di Clarion-Clipperton nel Pacifico, presentano numerose tracce esagonali e i crostacei rappresentano uno dei gruppi più abbondanti della macrofauna.

Anche l’architettura richiama gli artropodi: la rete esagonale orizzontale si collega alla superficie del sedimento attraverso condotti verticali, con angoli di innesto netti, vicini a 90°. Una struttura che trova analogie nelle tane realizzate da diversi artropodi marini e terrestri.

Un altro confronto viene dalle gallerie costruite dai grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa), che possono comprendere tratti rettilinei e forme poligonali irregolari. Nessun artropode attuale conosciuto, tuttavia, costruisce una rete di tunnel perfettamente sovrapponibile a quella di Paleodictyon.

Un mistero ancora aperto

Dopo oltre mezzo miliardo di anni, la “firma senza autore” scolpita sui fondali oceanici comincia finalmente ad avere un volto. Paleodictyon potrebbe perfino comparire in un disegno attribuito a Leonardo da Vinci, anche se non è certo che il disegno raffiguri proprio questa struttura.

Sebbene la geometria delle gallerie indichi con forza un artropode e punti verso un piccolo crostaceo, ancora non si può essere certi di aver individuato il misterioso architetto.

La conferma definitiva potrà giungere solo quando gli osservatori sottomarini riusciranno a osservare direttamente un animale mentre costruisce queste gallerie, oppure quando il produttore sarà trovato conservato all’interno di una tana fossile.

Forse è proprio un piccolo crostaceo che, in silenzio, continua a disegnare la sua geometria sul fondo degli oceani.

Riferimenti:

Baucon A. et al. (2026), Can arthropods produce Paleodictyon?, Earth-Science Reviews, 281, 105639.

In apertura: fossile di Paleodictyon dell’Appennino Piacentino, Eocene superiore, 35 milioni di anni. Da https://www.tracemaker.com/paleodictyon/