Nel 2004 la popolazione di colombi urbani di Pisa era stimata in circa 13.000 individui. Nel 2024 ne risultavano meno di 5.000, con una diminuzione complessiva vicina al 60%. Il dato arriva da uno studio dell’Università di Pisa pubblicato su Urban Ecosystems, che ha riunito otto rilevamenti effettuati nell’arco di vent’anni.
Serie di dati tanto lunghe sono rare negli studi sulla fauna cittadina. Le ricerche dedicate a come gli uccelli si adattano all’urbanizzazione mostrano quanto rapidamente le città possano modificarne il comportamento e la distribuzione. Nel caso di Pisa, la durata del monitoraggio ha permesso di riconoscere un cambiamento che sarebbe stato difficile cogliere confrontando soltanto pochi anni consecutivi.
Otto fotografie della popolazione
I rilevamenti sono stati effettuati nel 2004, 2010, 2011, 2017, 2021, 2022, 2023 e 2024 utilizzando il Distance Sampling. Il metodo registra gli animali osservati lungo percorsi prestabiliti e la loro distanza dall’osservatore, così da stimare anche la quota di individui presenti ma non individuati. I risultati non rappresentano quindi il conteggio completo dei piccioni, ma stime di abbondanza accompagnate da intervalli di incertezza.
L’andamento non descrive una discesa regolare. La popolazione era già diminuita nel 2010, era tornata a crescere nel 2011 e risultava nuovamente più bassa nel 2017. Dal 2021 al 2024 le stime rimangono invece stabilmente inferiori rispetto ai primi anni, pur con una lieve risalita nell’ultima rilevazione.
Il cambiamento più marcato riguarda il centro storico, dove si è passati da circa 6.000 individui a meno di 1.000. Anche la periferia ha registrato una diminuzione, ma meno pronunciata.
Quando i piccioni diventano un problema
Una diminuzione dei colombi non rappresenta automaticamente un miglioramento della biodiversità urbana. Lo studio non ha analizzato le altre specie e non permette di stabilire se il calo abbia reso l’ecosistema cittadino più ricco o più equilibrato.
I problemi emergono soprattutto quando i colombi raggiungono concentrazioni molto elevate, sostenute da rifiuti, avanzi e distribuzione intenzionale di cibo. Grandi accumuli di escrementi e materiali di nidificazione possono sporcare gli spazi pubblici e danneggiare edifici e monumenti, mentre gli animali che si alimentano fuori città possono creare problemi alle coltivazioni.
Anche i rischi sanitari vanno valutati senza allarmismi. I piccioni possono ospitare microrganismi e parassiti trasmissibili alle persone, in particolare attraverso l’inalazione di polveri provenienti da accumuli di escrementi. Una revisione degli episodi documentati di trasmissione indica però che il rischio per la popolazione generale è basso e riguarda soprattutto persone immunodepresse o esposte in modo intenso e prolungato.
Rifiuti, pandemia e abbattimenti
Durante i vent’anni considerati, l’ambiente urbano di Pisa ha attraversato diversi cambiamenti. Gli abbattimenti nelle aree agricole circostanti sono iniziati nel 2009 e dal 2015 sono entrati in un programma regionale. La riorganizzazione della raccolta dei rifiuti è cominciata nel 2014 ed è stata completata nella maggior parte della città tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, con la diffusione del porta a porta e dei contenitori interrati.
Tra il 2020 e il 2022 si sono poi aggiunti gli effetti della pandemia. Il calo di turisti, studenti e frequentatori del centro storico ha probabilmente ridotto le occasioni di alimentazione. Nel 2020 le presenze turistiche risultano approssimativamente dimezzate rispetto al 2019 e i rifiuti urbani raccolti sono diminuiti di oltre 5.000 tonnellate.
Gli autori hanno confrontato le stime della densità dei colombi con tre periodi: gli anni precedenti alla nuova gestione dei rifiuti e alla pandemia, quelli in cui i due fattori erano contemporaneamente presenti e la fase successiva alle restrizioni.
I modelli mostrano un’associazione più forte tra la diminuzione dei piccioni e i periodi caratterizzati dal nuovo sistema di raccolta. L’effetto stimato degli abbattimenti agricoli appare invece molto più piccolo, anche ipotizzando che una quota consistente degli animali rimossi appartenesse alla popolazione urbana.
Il disegno osservazionale non permette tuttavia di dimostrare che la gestione dei rifiuti abbia causato da sola il calo. I censimenti riguardano soltanto otto anni e diversi fattori sono cambiati contemporaneamente. Non sono state inoltre misurate direttamente la quantità di cibo disponibile o l’alimentazione intenzionale da parte dei cittadini.
La permanenza di una popolazione ridotta anche dopo la fine delle restrizioni è comunque compatibile con una trasformazione duratura delle risorse disponibili in città.
Agire sulle condizioni ambientali
Il caso di Pisa concorda con i risultati ottenuti in altre città. A Barcellona, una campagna rivolta a scoraggiare la distribuzione di cibo ai colombi è stata accompagnata da una diminuzione della loro densità del 40% nelle aree interessate, mentre nelle zone di controllo non è emerso un calo analogo.
Secondo gli autori, la gestione dovrebbe concentrarsi sulle condizioni che favoriscono densità elevate, come l’accesso ai rifiuti, l’alimentazione incontrollata e la disponibilità di siti di nidificazione. Le sole rimozioni possono avere effetti limitati, perché l’elevata capacità riproduttiva e l’arrivo di individui da altre aree permettono alla popolazione di ricostituirsi.
Per capire quali interventi funzionino davvero, però, occorre seguire nel tempo l’andamento della popolazione e considerare insieme i diversi cambiamenti dell’ambiente urbano. Il caso di Pisa mostra infatti che numero e distribuzione dei colombi possono variare notevolmente anche senza programmi diretti di controllo. Per gli autori, il monitoraggio prolungato e una conoscenza complessiva del contesto cittadino sono quindi componenti essenziali di una gestione efficace.
Riferimento
Luca Marinoni, Lorenzo Vanni, Giulia Cerritelli, Sara Cioccarelli, Anna Gagliardo, Resi Mencacci, Enrica Pollonara e Dimitri Giunchi, “Ecology matters: a long-term study on population trend of feral pigeons (Columba livia) in Pisa (Italy)”, Urban Ecosystems, 29, articolo 170, 2026.