Un fortunato viaggiatore: Camillo Golgi (1843–1926) a cento anni dalla scomparsa
A cento anni dalla scomparsa di Camillo Golgi, ripercorriamo la vita del medico e scienziato che mise a punto la Reazione Nera e condivise con Santiago Ramón y Cajal il Premio Nobel per la medicina del 1906.
“[…] appaiono sparsi filamenti neri, lisci e sottili o spinosi e spessi, corpi neri triangolari, stellati, fusiformi […] Non c’è più da interpretare, non c’è che da vedere e constatare questa cellula dalle molteplici propaggini ramificate […] Meravigliato l’occhio non può staccarsi da questa contemplazione!”
(Ramón y Cajal, 1909).
Dai monti Camuni alla Reazione nera
Figlio di Alessandro – “desideroso di elevare la sua posizione” (Mazzarello, p. 23), medico in Valcamonica – e della di lui cugina Carolina – figlia di un falegname – Camillo Golgi nacque il 7 luglio a Corteno in Valcamonica, borgo montano, la cui atmosfera lo scienziato non dimenticherà mai.
L’isolamento e la situazione del luogo contribuirono alla sua personalità, riflessiva e portata all’osservazione della natura. Nel corso della vita, tornando ai luoghi natii, Golgi ripercorreva volentieri l’antica Strada Valeriana, che unisce Edolo, Passi dell’Aprica e del Tonale: “In queste passeggiate non amava parlare molto […] desiderava osservare le meraviglie di questa zona montana […] avvolta in atmosfera di serenità” (Bertarelli, 1950, cit. in Stefanini, p. 94).
Gli studi scolastici si svolsero fra Corteno, Edolo, Pavia, Lovere. Camillo era studente di “attenzione intensa, diligenza seria e persistente” (ibid., p. 26). Era anche buon esecutore di flauto. Un singolare episodio d’insubordinazione si verificò nel clima anti-austriaco dell’epoca. Camillo e un compagno derisero il docente di tedesco – Giuseppe Mashka – per una frase scritta sui muri dell’Imperial Regio Ginnasio Liceale di Pavia, dove Golgi studiava: “spia chi studia il tedesco”. Golgi fu sospeso e continuò a studiare privatamente. Sostenne la licenza liceale nel 1860 e si iscrisse alla Facoltà di Medicina a Pavia nello stesso anno.

L’ateneo pavese aveva notorietà europea: ne erano stati docenti Volta, Spallanzani, Monti, Foscolo. Era rinomata la tradizione medica nella prima metà dell’Ottocento – Antonio Scarpa, Mauro Rusconi, Bartolomeo Panizza. Le tensioni patriottiche del momento storico interessarono anche Golgi – patriota “fervente” (Marcora, p. 127) – ma in lui era dominante la passione per lo studio, “che più si addiceva al suo temperamento riflessivo, tranquillo, paziente” (Riquier, p. 52). Si laureò nel 1865, probabilmente con un elaborato sull’eziologia delle malattie mentali.
Erano anni in cui le impostazioni materialiste-meccanicistiche diffuse in ambito europeo – Jakob Moleschott, Ludwig Büchner, Karl Vogt – si affermavano anche in Italia. Forse contribuirono a spingere Golgi verso le convinzioni agnostiche-atee, che caratterizzeranno il suo pensiero. La conoscenza di Lombroso fu aspetto importante nell’iniziale maturazione scientifica di Golgi, che tuttavia si allontanò presto dallo scienziato veronese, deluso dai suoi metodi di indagine. Frequentò invece con interesse il laboratorio di patologia sperimentale diretto da Giulio Bizzozero, padre dell’Istologia italiana e docente all’ateneo pavese.

Bizzozero intuì che “[…] in quel silenzioso, modesto, e un po’ impacciato figlio di un povero medico condotto di Corteno in Valcamonica stavano celate una fede profonda e un’ardimentosa potenza” (Morpurgo, p. 32). Negli anni 1869-1873 Golgi pubblica Sulla eziologia delle alienazioni mentali – d’impostazione positivistica – e Diagnosi medico-legali eseguite col metodo antropologico e sperimentale – che anticipa idee lombrosiane sull’atavismo. All’epoca fra eminenti scienziati stranieri – Theodor Meynert, Rudolph Wagner – era oggetto di discussione la natura della corteccia cerebrale. Golgi sosteneva che le cellule gliali hanno forma arrotondata con prolungamenti filiformi, in contatto fra loro oppure con pareti di vasi.
La crescente notorietà gli vale nel 1871 l’assegnazione di un corso gratuito di Microscopia clinica all’ateneo pavese. L’anno successivo vince il concorso di primario alle Pie Case degli Incurabili di Abbiategrasso. Nella piccola cucina dell’istituto sistemò un laboratorio, dove continuava a “indagare il mistero dei nervi […] le vie per le quali noi viviamo col corpo e col pensiero” (Belfanti, p. 768).
È del 16 febbraio 1873 la famosa lettera di Golgi al collega Nicolò Manfredi: “Sono felice di avere trovato una nuova reazione per dimostrare anche agli orbi le strutture dello stroma interstiziale della corteccia cerebrale. Faccio agire il nitrato d’argento sui pezzi di cervello induriti in bicromato di potassio”. La fissazione del tessuto in bicromato di potassio cui segue l’immersione in nitrato d’argento provoca l’impregnazione del tessuto nervoso in cromato d’argento, facendo risaltare corpo e prolungamenti cellulari nella complessa morfologia e con contorni definiti. È la Reazione Nera, momento celeberrimo nella Storia delle Scienze.
Fu grazie a Golgi che il sistema nervoso poteva essere indagato sistematicamente: “permise una descrizione topografica dei vari gruppi cellulari del mosaico nervoso, e rese finalmente possibile una precisa neuroanatomia microscopica” (Mazzarello, p. 112).

Dell’eccezionale scoperta fu dato annuncio in una nota sulla Gazzetta Medica Italiana-Lombardia (agosto 1873): “Sulla struttura della sostanza grigia del cervello”. Si discute se la scoperta di Golgi sia stata casuale. Si tenderebbe a sostenere che fu conseguenza ultima di diverse, complesse e continuative ricerche fatte da Golgi negli anni precedenti.
Durante il periodo ad Abbiategrasso Golgi scrive “Sulla struttura della sostanza grigia del cervello” (1873) dove evidenzia ramificazioni di prolungamenti del sistema nervoso vicino al loro centro e descrive (1874) – forse per la prima volta con rilievi istopatologici – il caso di un paziente morto probabilmente di Corea di Huntington – l’articolo “On Chorea” di G. Huntington era comparso nel 1872 – con riconoscimenti internazionali. In alcuni lavori (“Sulla fina struttura dei bulbi olfattivi”, 1875) compare l’impostazione olistica nel sistema di connessione fra fibre nervose, che caratterizzerà la sua ricerca.
Università e Gloria
Nel gennaio 1876 si dimette dall’incarico ad Abbiategrasso e inizia ad insegnare Istologia a Pavia come professore straordinario. Nell’aprile dello stesso anno vince un concorso di Anatomia all’Università di Siena. Anche all’Università di Torino si aprivano possibilità. L’ateneo pavese, per conservare uno scienziato di rilevanza, offre a Golgi la cattedra ordinaria di Istologia, che egli accetta. In casa di Bizzozero a Varese conosce Lina Aletti, che sposò nel 1877. La donna fu moglie affezionata e sensibile nei momenti difficili della carriera del marito.

In questo periodo Golgi indaga gli organi nervosi terminali muscolo-tendinei nei muscoli striati – studiati poi dall’istologo Vittorio Mazzoni (corpuscoli di Golgi-Mazzoni) – e i fusi neuromuscolari, dando importanti contributi alla propriocezione.
A livello internazionale ci si interrogava sulla localizzazione delle funzioni cerebrali, le cui sedi erano state ricercate verso l’inizio dell’Ottocento in ambito di Frenologia da Franz Gall e Johann Spurzheim. A tale indirizzo teorico si erano opposti successivamente Pierre Flourens e Leopold Goltz, in una prospettiva olistica e in esperimenti di ablazione corticale animale. È del 1861 il celebre lavoro sulla produzione del linguaggio articolato di Paul Broca e nel 1874 Carl Wernicke scopriva che danni al giro temporale superiore potevano causare compromissione della comprensione del linguaggio. In alcune ricerche degli anni ’80 è evidente la simpatia di Golgi per l’isomorfismo corticale: “le funzioni intellettuali rappresentano la somma delle coordinate attività in tutti gli elementi” (lettera a Lombroso del 1887).
È del 1883, per l’apertura dell’anno accademico, il discorso “Lo sperimentalismo nella medicina”, dove sono contenuti momenti focali della sua epistemologia. Respingendo l’unità vitale dell’organismo di provenienza spiritualistica, lo scienziato si allontanava tuttavia anche dal puro materialismo. Così scriveva: “dall’estremo confine a cui può arrivare l’interpretazione chimica e fisica dei fenomeni dell’organismo vivente […] esiste un abisso che la scienza ora non sa colmare […] davanti a questo abisso, essa non si ritrae scoraggiata […]”. Viene alla mente la celebre conferenza Die Sieben Welträtsel del 1880 del fisiologo Du Bois-Reymond, che poneva sette questioni della conoscenza scientifica, insolubili con un approccio meccanicista: natura della materia, origine della vita, origine delle sensazioni, origine del movimento, disposizione intenzionale della natura, pensiero e linguaggio umano, libero arbitrio.
I lavori di Golgi si diffondevano a livello internazionale. Henry Donaldson – famoso neurologo americano autore di “The Growth of the Brain: A Study of the Nervous System in Relation to Education” (1895) – visitò il laboratorio di Pavia. Vi si recò anche il biologo ed esploratore Fridtjof Nansen, poi celeberrimo per la sua spedizione polare con la nave Fram.

Da molti anni Golgi si interessava anche alle malattie infettive.
Negli anni ’80 Robert Koch aveva scoperto l’agente eziologico della tubercolosi e del colera e Theodor Klebs il batterio Corynebacterium diphtheriae. Poco prima Klebs, Virchow e altri ricercavano l’eziologia della malaria. Klebs e il medico Corrado Tommasi Crudeli – allievo di Virchow – erano dell’opinione che la malaria fosse causata dal Bacillus malariae. Golgi, però, percorreva un’altra direzione. Aveva osservato coincidenza fra accesso febbrile e scissione del plasmodio. Ipotizzò che il ripetersi regolare della febbre potesse essere spiegato con la regolarità dello sviluppo del plasmodio (ciclo di Golgi) e dimostrò l’esistenza di specie diverse di plasmodio per la terzana (Plasmodium vivax) e la quartana (Plasmodium malariae).
È degli anni 1897-1898 un’altra scoperta di notevole importanza. Lo studio dei gangli spinali con la Reazione Nera lo porta ad evidenziare un apparato filamentoso convoluto, importante per l’attività di proteine e lipidi. Fu forse il neurologo Carlo Besta a chiamarlo apparato di Golgi verso il 1910 (Mazzarello, Calligaro, Garbarino, Vannini, p. 109).
Nel 1893 viene eletto Rettore dell’Università di Pavia, rieletto nel 1895 e nuovamente nel 1901, carica mantenuta fino al 1909. Nel 1897 è nominato assessore all’Igiene. In questi anni si oppone fortemente alla nascita di un ateneo a Milano, che avrebbe potuto oscurare la gloria dell’Università pavese. Fu una battaglia persa: l’Università di Milano veniva fondata nel 1924, grazie anche alla volontà del ginecologo e sindaco di Milano Luigi Mangiagalli.

Il metodo della Reazione Nera era intanto diventato molto conosciuto in Europa. Un giovane medico spagnolo – Santiago Ramón y Cajal – affascinato da un vetrino con tessuto nervoso colorato con il metodo di Golgi (Mazzarello, p. 304), iniziò ad utilizzare con entusiasmo la reazione cromoargentica.

Stoccolma
Con Santiago Ramón y Cajal si delineava un’aspra contesa, celebre nella Storia delle Scienze.
Golgi si muoveva nell’ambito del reticolarismo, che aveva avuto un grande sostenitore nell’anatomista Joseph von Gerlach, il quale individuava nel sistema nervoso una rete continua. Golgi si allontanava parzialmente dal reticolarismo di von Gerlach negando la fusione fra dendriti e descriveva con la Reazione Nera una rete di ramificazioni intrecciate di assoni provenienti da diversi strati cellulari (“rete nervosa diffusa“). Evidenziava nella corteccia cerebellare una rete di processi nervosi anastomizzati di significato reticolare.
Il carattere di Golgi lo spinse verso posizioni dogmatiche ed estreme nel confronto fra neuronismo e reticolarismo, anche se gli impegni ufficiali non gli concedevano molto tempo per la ricerca (Mazzarello et al., p. 130). Nel 1891 Wilhelm Waldeyer prospettava la nota Teoria del Neurone, evidenziando che nel sistema nervoso esistono unità elementari indipendenti – i neuroni. Una teoria neo-reticolarista si sarebbe ripresentata verso la fine del secolo – sostenuta, fra gli altri, dallo stesso Waldeyer, con tardivo ripensamento, e da Georges Marinesco.
Il 26 ottobre 1906 Camillo Golgi riceve un telegramma da parte di Emil Holmgren – docente di Istologia al Karolinska Institutet in Svezia:
“Glueckwuensche nobelpreis sie und cajal – Holmgren”
Felicitazioni per il Premio Nobel a lei e Cajal – Holmgren
Nella stessa data gli viene spedita la lettera ufficiale del conferimento del Premio Nobel da Karl Axel Mörner, presidente del Karolinska Institutet. Ex aequo con Ramón y Cajal.
L’antagonismo fra lo spagnolo e l’italiano si fece ben sentire in sede di conferimento del Nobel.
In un momento storico di affermazione del neuronismo, Golgi intendeva tenere una conferenza critica alla Teoria del Neurone (Mazzarello et al., p. 131). Probabilmente non era però aggiornato sulla recente letteratura scientifica.
L’11 dicembre Golgi espose il suo discorso: “La doctrine du neurone. Théorie et faits”. Iniziò con osservazioni sul concetto di neurone in riferimento agli studi di Waldeyer, il quale si era riportato all’unità embriologica, anatomica e fisiologica del neurone (ibid., p. 132). Ne criticò sistematicamente tutti e tre gli aspetti, contrapponendosi anche alle ricerche del collega spagnolo. Cajal era furibondo e nei suoi Recuerdos de mi vida riporta che scienziati di fama internazionale avevano ascoltato il discorso di Golgi con forte stupore. Il giorno dopo parlò Cajal: un discorso sobrio, che evidenziava le sue ricerche e quelle di illustri neuronisti ma senza significative critiche all’avversario italiano. Contro la teoria della rete diffusa, Cajal era convinto che il neurone fosse unità a sé stante, che le cellule nervose fossero contigue ma con soluzione di continuità.
Stoccolma fu un trionfo per Cajal, per Golgi un pregiudizio.
Il professore tornò in Italia e fu celebrato in Aula Magna dell’Università di Pavia. Disse con modestia che avvertiva la premiazione svedese “enormemente sproporzionata” a confronto dei suoi meriti e che sperava che essa potesse essere utile “agli studi, al […] paese, all’Università” (Mazzarello, p. 506-507).
Golgi verso il Futuro
Negli anni successivi lo scienziato si impegnò per il rinnovamento dell’Ateneo e la nascita del nuovo Ospedale San Matteo a Pavia, divenne Presidente della Società Italiana di Neurologia e del Consiglio Superiore di Sanità. Continuava ad interessarsi alla ricerca e pubblicava. In occasione del terremoto di Messina si impegnò fortemente verso le popolazioni colpite e nel primo conflitto mondiale fu direttore dell’Ospedale militare nel Collegio Borromeo di Pavia.
Nel 1919 nell’Aula Magna dell’ateneo pavese si celebrarono – in ritardo per il conflitto mondiale – i cinquant’anni dalla sua laurea. Golgi tenne un discorso in cui si ripresentavano i fondamenti epistemologici della sua ricerca. Difese l’Istologia ma nel contesto di un’“armonica cooperazione di tutte le branche del sapere”. Ribadiva che era compito del “lavoratore della scienza” stimolare “il piccolo solco delle ricerche personali e degli allievi, col modesto intento di restringere sempre più i confini dell’ignoto” (ibid., p. 569). Il suo positivismo si confermava non dogmatico ma ricerca di un metodo scientifico in continua evoluzione, lontano da spiegazioni definitive, d’altronde inattingibili. A volte in conflitto con i nuovi percorsi delle “scienze del sistema nervoso” – il contrasto degli ultimi anni col medico e antropologo Enrico Morselli ne è evidenza – Golgi era, comunque, a conoscenza delle direzioni che le Scienze del Novecento avevano intrapreso (teoria degli elettroni, radioattività).
Immaginava il suo cammino nella ricerca scientifica come quello di un “fortunato viaggiatore” su “un lungo e fortunoso viaggio” (ibid., 543).
Una vasculopatia cerebrale con difficoltà nell’eloquio e nella motilità minò gli ultimi anni. A causa del progressivo peggioramento della sua salute, nel 1924 non poteva partecipare ai festeggiamenti dell’undicesimo centenario dalla fondazione dell’Università pavese (tradizionalmente fondata nell’825). Vi partecipò Vittorio Emanuele III. Al passaggio del corteo reale l’anziano scienziato riuscì solo a sporgersi dalla finestra di casa per gettare dei fiori (Atti parlamentari del Senato, pp. 2-4, spec. P. 4). Negli ultimi mesi era sempre più debole, gli arti inferiori e superiori notevolmente instabili e negli ultimi giorni intervenne una grave setticemia. Al suo capezzale si recò un suo celebre allievo, padre Agostino Gemelli – medico, francescano, fondatore dell’Università Cattolica a Milano.
Camillo Golgi si spegneva il 21 gennaio 1926.
Era una giornata fredda, severa come il paesaggio della natia alta Valcamonica, segnato dalle cime nascoste e dal ghiacciaio dell’Adamello e che aveva marcato la sua personalità e la sua ricerca. Imponente fu la folla al funerale con la partecipazione di membri del governo e del Senato accademico. La bara fu portata a spalla dagli studenti; i militari eseguirono il “presentatarm”.

La gloria di Camillo Golgi non era destinata a svanire.
La Reazione Nera è un momento fondamentale nello sviluppo delle Neuroscienze. Dopo di lui verranno scienziati celeberrimi in questo ambito di ricerca – Sherrington, Eccles, Hodgkin, Huxley, Kandel, Hubel, Wiesel sono solo alcuni nomi e questa non è sede per delinearne i percorsi – ma il suo nome restava consegnato indelebile alla Storia delle Scienze.

Bibliografia
Belfanti, S., Commemorazione di Camillo Golgi, Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze, Lettere e Arti, vol. 59, pp. 765-75.
Bertarelli, E., Camillo Golgi ed il suo tempo: nel venticinquesimo anniversario della sua morte, Milano: Istituto Sieroterapico Milanese S. Belfanti, 1950.
Goldaniga, G., Storia illustrata di Camillo Golgi, Boario Terme: Coop. di Cultura C. Golgi, Lineagrafica, 1997.
Mazzarello P., Il Nobel Dimenticato, Torino: Bollati Boringhieri, 2006.
Mazzarello, P., Calligaro, A., Garbarino, C., Vannini, V., Golgi, architetto del cervello. Milano: SKIRA, 2006.
Stefanini, A., Camillo Golgi, il Nobel nato tra i monti. Roccafranca (BS): La Compagnia della Stampa, 2006.
Stefanini, A., Camillo Golgi, rapporti con la terra natale. Villa di Tirano: Tipografia Poletti, 2011.
Immagine in apertura: Panorama di Corteno Golgi, in Val Camonica, paese natale di Camillo Golgi. Foto: Luca Giarelli, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons.
Guido Cavallera è laureato in Lettere e filosofia all’Università di Milano, è giornalista iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti, ha conseguito il Master in Comunicazione scientifica all’Università di Parma con tesi in Storia delle Scienze e il Master in Storia e Filosofia della scienza e della tecnologia all’Università di Venezia con tesi in ambito di Storia delle Scienze della Natura.