I trattamenti domestici possono favorire la resistenza delle zanzare agli insetticidi?

Aedes albopictus on human skin

Due nuovi studi statunitensi evidenziano che negli USA la diffusione della resistenza ai piretroidi è più frequente nei quartieri ricchi, forse a causa di irrorazioni non gestite in maniera professionale

Sabato hai organizzato una festa in giardino, ma è estate e le zanzare pungono. Che si fa? Un trattamento con insetticidi prima del party, chiaramente. In questo modo le persone se ne stanno tranquille e il tempo passato insieme è decisamente piacevole. Non fa una piega come ragionamento ma la realtà è, come sempre, un po’ più complessa. E per capire qual è veramente ci sono un paio di studi di recente pubblicazione che danno dei buoni spunti.

Entrambi riguardano Aedes albopictus, l’oramai nota zanzara tigre la cui presenza in Italia è certa dai primi anni ’90. Il fastidio dovuto alle punture è la parte più intuibile del problema ma è anche la parte meno preoccupante se si pensa che questa zanzara è un vettore competente per diversi arbovirus che possono causare malattie come Dengue, Chikungunya e Zika, e può trasmettere la filariosi. L’altro fattore da considerare è l’impiego di insetticidi piretroidi, ovvero quella classe di insetticidi abbastanza economici e considerati i più sicuri da impiegare nelle pertinenze, all’interno e intorno alle abitazioni e nei contesti urbani per portare avanti una lotta contro le zanzare adulte, qui come negli Stati Uniti, dove questi due studi sono stati fatti.

La resistenza agli insetticidi nelle periferie USA

Il fenomeno della resistenza agli insetticidi è un complesso. Nelle zanzare i piretroidi agiscono legandosi a una proteina presente sulle membrane dei neuroni. Il suo compito è regolare il passaggio degli ioni sodio e quindi l’attività elettrica. Il legame con l’insetticida provoca la paralisi e la morte dell’insetto. Tuttavia, una particolare mutazione, indicata come F1534S, può far mutare la proteina e ridurre la sensibilità ai piretroidi. Questa resistenza viene indicata come kdr (knockdown resistance).

I ricercatori hanno condotto una serie di indagini su campioni di zanzara tigre prelevati dalla contea di Wake, in Carolina del Nord dal 2016 al 2024 per determinare come variasse nel tempo la distribuzione della mutazione. La prima serie di dati – indicata come campionamento temporale – è stata ottenuta a partire da 5 siti posti in aree periferiche (due in zona commerciale, uno è un istituto della North Carolina State, due sono abitazioni private): le zanzare adulte sono state raccolte settimanalmente da trappole innescate per la loro cattura (nel 2016 sono state raccolte anche le uova tramite dispositivi per il monitoraggio dell’ovideposizione dette ovitrappole). Da queste analisi l’allele che conferisce la resistenza ai piretroidi è comparso per la prima volta nel 2018 in uno dei 5 siti regolarmente campionati. Negli anni successivi si è visto come si è espanso territorialmente fino ad arrivare ai campionamenti del 2024 dove la frequenza di Ser1534 è apparsa da moderata ad alta in ciascuno dei 5 siti.

Una nuova serie di dati – detta campionamento spaziale esteso – è stata poi ottenuta da varie attività: la raccolta di uova dalle ovitrappole da aprile ad ottobre del 2016 su 16 siti (le uova sono state fatte schiudere in laboratorio e poi gli adulti emersi sono stati oggetto di analisi del DNA); la raccolta di adulti da aprile ad ottobre del 2018 tramite trappole in 52 siti (i 5 del campionamento temporale e altri 47 per coprire un gradiente che va dall’ambiente urbano a quello rurale della contea); in ultimo la raccolta di adulti con trappole in 40 abitazioni distribuite in 31 isolati lungo un gradiente di ricchezza e di età del quartiere, oltre ai cinque siti regolarmente campionati. Il risultato è stato che nel 2016 non erano presenti zanzare resistenti, nel 2018 in due punti di campionamento è comparso l’allele che conferisce la resistenza e nel 2023 la mutazione era territorialmente molto più estesa che nel 2018, con la prevalenza dell’allele della resistenza in prossimità della zona di rilevamento originaria rilevata nel 2018. In pratica nel tempo l’areale della mutazione, e quindi le zanzare resistenti, si è ampliato a partire dal centro in cui la mutazione è comparsa.

Fig. 3
Risultati del campionamento degli alleli di resistenza (kdr) negli anni. Nel 2023 la maggior frequenza allelica è risultata essere in prossimità della zona di rilevamento originaria del 2018 ma territorialmente più espansa. (Fonte: Baltzegar et al., 2026, Emergence and spatial distribution of knockdown resistance in a suburban population of Aedes albopictus. Parasites & Vectors).

I ricercatori hanno fatto un passo in più stimando a posteriori i coefficienti di selezione e di dominanza dell’allele che conferisce la resistenza ai piretroidi. I risultati indicano che il gene risulta essere parzialmente recessivo ma sottoposto ad una forte selezione, per cui è molto espresso – fino quasi al 40% degli individui – all’interno della popolazione di zanzare. Lo studio ha evidenziato la diffusione temporale e spaziale della resistenza ai piretroidi nelle zanzare campionate, ma a cosa è dovuta? L’ipotesi è che questa resistenza si sia sviluppata e diffusa a partire dalla pressione selettiva che le disinfestazioni localizzate hanno indotto nella popolazione di zanzara tigre e alla capacità di spostamento delle zanzare diventate resistenti. Una delle ipotesi è che, in un contesto in cui l’autorità municipale che potrebbe effettuare lotta alle zanzare in maniera coordinata è di fatto limitata, i trattamenti di disinfestazione adulticida con l’impiego di piretroidi definiti “a barriera” su singole aree verdi ad opera dei privati cittadini o di professionisti ingaggiati dai singoli proprietari delle abitazioni possono essere stati il fattore che maggiormente ha portato alla diffusione della resistenza. E qui si arriva al secondo studio che è strettamente correlato a questo aspetto.

Quartieri più ricchi, zanzare più resistenti?

A partire dai dati ottenuti dal primo studio gli accademici si sono chiesti se tra le cause ci fossero non solo fattori ecologici legati alla zanzara tigre ma ci fossero anche dei fattori socioeconomici correlati. L’ipotesi era che case più vecchie determinassero una maggior presenza di zanzare e questo portasse a più interventi di disinfestazione che portano ad aumentare il numero di zanzare resistenti. Oppure che famiglie abbienti possano permettersi trattamenti di disinfestazione più frequenti che possono favorire nel tempo l’emergere di fenomeni di resistenza. Per verificare queste ipotesi sono state effettuate indagini su 31 isolati residenziali della città di Raleigh, nella contea di Wake in Carolina del Nord, per valutare l’abbondanza delle zanzare e la frequenza della resistenza lungo un gradiente di età del quartiere e di TPV (total property value, ovvero il valore catastale). Nel lavoro hanno anche verificato l’associazione tra l’abbondanza delle zanzare e l’età del quartiere.

Le zanzare sono state raccolte tramite apposite trappole per adulti (installate per 24 ore) tra agosto e settembre del 2023 presso le abitazioni di ciascun quartiere. Sono stati selezionati solo i quartieri che rispettavano alcune caratteristiche: essere composti per almeno metà da 4 o 6 abitazioni massimo e che il centroide – il cuore del quartiere – ricadesse nella proprietà di una abitazione unifamiliare. Le analisi successive sono state condotte su oltre 500 individui il cui DNA estratto è risultato idoneo per le analisi successive. Il valore catastale (TPV) di ciascuna abitazione (e del terreno sulla quale è costruita) è stato ricavato dal sistema di valutazione di massa assistita della contea di Wake.

Mettendo insieme i dati appare una forte correlazione tra il valore degli immobili e la distribuzione della frequenza del gene che determina la resistenza agli insetticidi: più il valore economico dell’immobile è alto, più alta è la frequenza del gene che conferisce resistenza alle zanzare. L’altra correlazione evidente è tra l’età della casa e l’abbondanza delle zanzare: più il caseggiato è vecchio, più grande è la presenza di zanzare. Non sono state trovate altre correlazioni forti tra dimensione della popolazione di zanzare e livelli di resistenza, quantità di zanzare resistenti ed età delle case, abbondanza delle zanzare e valore degli immobili. Proprio quest’ultima “mancata” correlazione ha ridimensionato l’ipotesi iniziale: la frequenza delle zanzare resistenti è maggiore nei caseggiati più abbienti perché probabilmente effettuano più disinfestazioni e questo pare non dipendere dal numero di zanzare che vi insiste. Insomma, non necessariamente in queste case più ricche si fanno disinfestazioni perché ci sono più zanzare.

I ricercatori per questo motivo suggeriscono che le azioni di contrasto alla presenza di zanzare, specie nei quartieri più ricchi, devono essere più coordinate. Inoltre, il monitoraggio delle popolazioni di vettori nei quartieri benestanti può essere utile per l’individuazione precoce della resistenza.

Fig. 5
Probabilità allelica della mutazione in funzione del valore totale dell’immobile (TPV), in multipli di $100 000. La linea nera continua indica il valore atteso del modello logistico adattato; i punti rossi indicano le probabilità osservate. (Fonte: Butler et al., 2026, Socioeconomic predictors of knockdown resistance in the globally invasive tiger mosquito Aedes albopictus. R. Soc. Open Sci. 13: 251678).

E in Italia?

La situazione in Italia non è del tutto chiara ma studi degli ultimi anni hanno evidenziato l’insorgere di minore suscettibilità agli insetticidi piretroidi da parte di zanzare (sia le nostrane Culex pipiens che le alloctone A. albopictus) anche se i marcatori molecolari considerati sono altri rispetto a questi due studi.

Fig. 6
Popolazioni adulte di Culex pipiens sottoposte a test in Italia sulla mortalità (%) a 24 ore dall’esposizione di 1 ora a due piretroidi. In 4 località almeno uno dei due piretroidi testati non ha raggiunto l’80% di mortalità dei campioni trattati. (Fonte: Pichler et al., 2022, First evidence of pyrethroid resistance in Italian populations of West Nile virus vector Culex pipiens, Medical and Veterinary Entomology).

Non esiste un vero dibattito tra chi scrive le regole per le disinfestazioni – ovvero i sindaci dei singoli comuni – e le associazioni di categoria dei disinfestatori professionali (che in Italia sono due, sigh!). Escludendo i focolaio di arbovirosi come West Nile Disease, Dengue, Chikungunya per i quali sono direttamente le ASL che indicano ai Comuni come effettuare le disinfestazioni adulticide contro gli insetti vettori, di fatto alcune regioni (come Emilia-Romagna, Veneto, Umbria e – più recentemente – Toscana) propongono degli schemi di ordinanza ai comuni del loro territorio che possono decidere se riproporla tal quale o modificarla. Di base lo schema prevede di dare priorità alla rimozione dei focolai larvali rimovibili (sottovasi, arredi da giardino, teli in nylon, ecc.), quindi ad effettuare trattamenti antilarvali in quelli non rimovibili e ricorrere solo in ultima istanza e solo per reale necessità alla lotta adulticida.

Questo approccio graduale alla lotta alle zanzare non è menzionato negli studi statunitensi e resta il dubbio se non lo sia per approccio ideologico della società statunitense al problema o per non conoscenza della cosa da parte degli studiosi. Ad ogni modo in Italia abbiamo alcuni problemi: il primo è che le municipalità effettuano trattamenti antilarvali solo nelle caditoie pubbliche e non esistono dei controlli mirati ed estensivi a verificare che i privati cittadini rimuovano o trattino i siti di proliferazione larvale (se non in rari casi). Il secondo è che gli schemi di ordinanza regionale hanno formalizzato alcuni protocolli simili tra loro per avviare le disinfestazioni adulticide. Uno di questi, il primo stilato che è stato da modello più o meno modificato nelle altre regioni, prevede che il privato cittadino consulti (e paghi) un entomologo per verificare la presenza eccessiva di zanzare (con una cattura overnight tramite una trappola per la cattura di adulti o con una procedura chiamata human landing in cui l’entomologo conta se almeno 10 femmine di zanzara tentano di pungerlo in 15 minuti). Se questo consulto ha dato esito positivo e il cittadino vuole chiamare una ditta di disinfestazione allora quest’ultima deve inviare una PEC al comune e l’ASL 5 giorni prima dell’intervento e fare appendere dei cartelli di avviso al vicinato 48 ore prima del trattamento adulticida con un notevole aumento di costi in termini di gestione da backoffice e di spostamenti degli operatori. L’intervento salta a fronte della presenza di vento oltre gli 8 km/h.

Due le criticità su questo passaggio: le ASL controllano a campione solo in base alla segnalazione volontaria (se viene fatta e se ha il personale disponibile e competente per farlo) e il fatto che il privato cittadino può comprare e impiegare gli stessi insetticidi registrati come Presidio Medico Chirurgico (in teoria non potrebbe acquistare i prodotti insetticidi registrati come Biocidi, ma il divieto è ampiamente non applicato) dei professionisti effettuando gli stessi trattamenti con meno professionalità. In questa ottica anche l’impiego di impianti automatizzati – ampiamente installati ed utilizzati – dovrebbe essere soggetto ad autodenuncia all’ASL in fase di installazione e di notifica ad ASL e Comune (con relazione dell’entomologo) ad ogni erogazione.

A fronte di un impegno quanto mai auspicabile come la razionalizzazione dell’impiego di prodotti insetticidi la frammentazione a livello di singolo Comune delle ordinanze sulla lotta antilarvale e adulticida, la difficoltà di effettuare trattamenti di disinfestazione professionali e la possibilità per qualunque cittadino di impiegare praticamente qualsiasi tipo di prodotto rischiano di tradire le aspettative e lasciare in bocca più un sapore di greenwashing che di reale controllo coordinato delle zanzare.

Riferimenti

Baltzegar J.F., Butler C.D., Ding J.Y. et al. (2026). Emergence and spatial distribution of knockdown resistance in a suburban population of Aedes albopictus. Parasites & Vectors, 19, 409.

Butler C.D., Ding J.Y., Baltzegar J. et al. (2026). Socioeconomic predictors of knockdown resistance in the globally invasive tiger mosquito Aedes albopictus. Royal Society Open Science, 13, 251678.

Pichler V., Giammarioli C., Bellini R. et al. (2022). First evidence of pyrethroid resistance in Italian populations of West Nile virus vector Culex pipiens. Medical and Veterinary Entomology, 36(3), 390–395.

In apertura: una femmina adulta di Aedes albopictus durante un pasto. Crediti: James Gathany, Public domain, via Wikimedia Commons