La miccia prima dell’esplosione del Cambriano
A Jiangchuan, nello Yunnan (Cina), è stata recentemente descritta una nuova sezione fossilifera risalente al tardo Ediacarano e ricca di fossili unici nel loro genere: presenta per la prima volta la compresenza di organismi ediacarani e di organismi che sembrano imparentati con la successiva fauna del Cambriano, come ad esempio dei possibili bilateri deuterostomi
Tutti conosciamo l’esplosione di forme di vita del Cambriano, una radiazione adattativa avvenuta a partire da circa 539 milioni di anni fa, che improvvisamente (su scala geologica) dà vita a molti dei principali gruppi di animali odierni. Ma gli esseri viventi del primo Cambriano non sono certo i primi animali noti: prima di loro l’enigmatica fauna di Ediacara. Con gli ediacarani (così definiti gli animali appartenenti a questa fauna) gli scienziati si sono sempre ritrovati piuttosto in difficoltà per via della fossilizzazione che ha lasciato soprattutto delle impressioni di questi animali senza dovizia di particolari, in combinazione alle strane forme di queste creature. Due elementi che rendono complicatissimo collocare queste specie all’interno, o alla base, dei gruppi che conosciamo oggi. Spariti loro, ecco l’esplosione di forme più complesse e più familiari del Cambriano. O almeno, così si riteneva fino a poco tempo fa.
La scoperta
Un gruppo di scienziati ha recentemente scoperto nello Yunnan, sud-ovest della Cina, e più precisamente nel giacimento fossilifero di Jiangchuan, una nuova sezione appartenente al tardo Ediacarano (tra circa 554 e 539 milioni di anni fa), con fossili conservati prevalentemente come pellicole carboniose. La scoperta ha lasciato i ricercatori di stucco.
Nello studio, pubblicato sulla rivista scientifica Science, si scopre che, in quella che cronologicamente dovrebbe essere un’ennesima fotografia del tanto placido quanto stravagante mondo ediacarano, gli scienziati hanno rinvenuto una soverchiante maggioranza di animali bilateri, affini agli organismi che si rinvengono nei giacimenti fossiliferi del successivo Cambriano. Insomma come si suol dire, un crossover insolente e del tutto inaspettato.
Tra gli oltre 700 esemplari fossili identificati, ripartiti in circa 500 macroalghe e circa 200 animali, di tipico ediacarano c’è poco. Ci sono Cycliomedusa e Lobodiscus, mentre ben 185 esemplari, tra completi e parziali, appartengono a quello che sembra un bilatero sessile finora sconosciuto. E questa è solo la prima sorpresa.
Gli scienziati dopo aver attentamente studiato le varie parti di questo nuovo verme bilatero perfettamente conservato, hanno sollevato l’ipotesi che Cycliomedusa, già nota componente della fauna ediacarana e presente anche qui, possa non essere un organismo proprio ma, piuttosto, il disco con il quale questo verme si teneva ancorato al fondale.
Le sorprese continuano: nel giacimento si contano anche uno strano verme “a salsiccia” di incerta classificazione, 6 animali molto simili a Haootia, un possibile cnidario basale già noto da altri siti ediacarani, accanto a 4 possibili cambroernidi simili a Herpetogaster, tipico invece del Cambriano, parente degli antenati di stelle marine ed emicordati. Ci sono anche un paio di simil Margaretia, tipici anch’essi del Cambriano e ora ritenuti essere case tubulari prodotte da “vermi” anch’essi emicordati.
Se gli scienziati avessero ragione, i simil cambroernidi e i simil Margaretia retrodaterebbero inequivocabilmente la documentazione fossile dei bilateri deuterostomi. Quindi i bilateri, sia protostomi sia deuterostomi, sarebbero già stati presenti e diversificati durante la fase finale dell’Ediacarano.
Tutta questa vita bilatera “a piede libero” potrebbe inoltre spiegare alcune delle note piste fossili ediacarane che fino ad ora mancavano di un chiaro autore. Va detto che non sono state trovate però in questo strato piste in associazione a qualche organismo.
Questione di fossilizzazione
Non a caso vi ho detto che questi fossili sono conservati prevalentemente come pellicole carboniose. Classici del periodo Cambriano (come quello della Burgess Shale in Canada), questi siti si formano quando gli organismi vengono seppelliti rapidamente all’interno di fanghi, per esempio in seguito a una frana subacquea. In questi ambienti argillosi poveri di ossigeno, la decomposizione rallenta fortemente e permette la preservazione di dettagli incredibili come quelli della bocca, appendici anche sottilissime e tratto gastrointestinale.
Molti dei classici ritrovamenti ediacarani, invece, derivano da seppellimenti di sabbia che ci restituiscono soprattutto un’impressione del corpo degli organismi, senza preservarne le caratteristiche in finezza. Questo ha portato gli scienziati a domandarsi se forse quello stacco netto tra fauna ediacarana e fauna cambriana non sia quindi solo un grande inganno tafonomico (relativo alla fossilizzazione).
Forse mai prima d’ora si era scoperto un sito di età ediacarana capace di conservare anche i corpi molli degli abbondanti bilateri scoperti a Jiangchuan. O forse, ragionano gli autori, solo qui si sono verificate delle condizioni ambientali per la presenza di questi organismi, diciamo, proto cambriani.
Una nuova visione
Questo ritrovamento, unico per il momento, ci regala quindi un’istantanea della convivenza, nel medesimo deposito, tra organismi propri della fauna ediacarana e organismi simil .ambriani, suggerendo che forse la miccia che avrebbe innescato poi la radiazione adattativa del Cambriano si stava accendendo una decina di milioni di anni prima di quando pensassimo.
A mio avviso, questo studio sembra dare anche rinnovata dignità alla fauna ediacarana. Per lungo tempo ritenuta un esperimento fallito dell’evoluzione che avrebbe fatto presto spazio ai più “performanti” organismi del Cambriano, grazie a Jiangchuan e al lavoro degli scienziati, oggi abbiamo una fotografia diversa: durante l’ultima parte dell’Ediacarano quella grande sperimentazione biologica e diversificazione dei viventi era già in corso, coinvolgendo forme ediacarane e simil (o proto) cambriane insieme.
Riferimenti
Gaorong Li, Fan Wei, Wenwen Wen, Xiaodong Wang, Xiangtong Lei, Ross P. Anderson, Yang Zhao, Frances S. Dunn, Luke A. Parry, Peiyun Cong, “The dawn of the Phanerozoic: A transitional fauna from the late Ediacaran of Southwest China”, Science 392 (6793), 63–68. DOI: https://doi.org/10.1126/science.adu2291
Immagine: Ricostruzione del biota di Jiangchuan (circa 554–539 milioni di anni fa). Credito: Xiaodong Wang.
Mi sono laureato in Biologia Evoluzionistica all’Università degli Studi di Padova. Ho scritto per OggiScienza e sono attivo nel campo della divulgazione scientifica. Ho creato e dirigo il progetto di divulgazione scientifica multipiattaforma “Just a Story”