Guerra alla Terra: gli effetti ecologici dei conflitti

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Il libro di Danilo Zagaria ricostruisce il rapporto tra conflitti armati e crisi ecologica, dalla Grande Guerra ai conflitti contemporanei, mostrando come la guerra colpisca anche gli ecosistemi

Titolo: Guerra alla Terra. Conflitti armati e crisi ecologica

Autore: Danilo Zagaria

Editore: add editore

Anno: 2026

Pagine: 280

ISBN: 9788867835836

Note: Illustrazione di copertina di Rebecca Valente

Dalla Grande Guerra in avanti. In alcune porzioni di mondo, soprattutto le nostre. La guerra fra gruppi animali è probabilmente una propensione biologica plasmata dall’ambiente, tuttavia non scritta nei nostri geni e nemmeno può essere considerata un prodotto esclusivamente culturale. La violenza umana interpersonale certo è molto antica ma è stato l’avvento delle civiltà a trasformarla in un fenomeno diverso, fornendo le basi materiali, ideologiche, religiose, sociali e politiche per il definitivo delinearsi della macchina bellica come la intendiamo oggi, che continua a essere sperimentata negli arsenali e in diretta, di nuovo oggi anche vicino a noi.

Risulta abbastanza inesplorato il legame fra le guerre e gli impatti ecologici che provocano: come e quanto incidono sugli equilibri degli ecosistemi, sulla crisi climatica, sullo sfruttamento delle risorse, sull’atto stesso dell’abitare il pianeta. Ci sono prove di alterazioni biologiche ed ecologiche avvenute in epoche molto remote nel tempo, pur se dinamiche globali hanno un’origine più recente. Se per secoli, soprattutto durante l’illuminismo e il periodo napoleonico, il conflitto militare era un affare da sbrigare in prevalenza sui campi di battaglia, in scontri fra eserciti di professionisti, nel corso del XX secolo è tornato a colpire con brutalità i centri urbani e la popolazione civile, vicina e lontana. Risulta che la Grande Guerra sia forse il punto di svolta: l’introduzione di un nuovo modo di combattere (di posizione e in trincea) provocò un inusitato inasprimento e alcune delle nuove armi impiegate (come i gas) spostarono l’obiettivo dell’azione militare dai soldati all’ambiente in cui vivevano, inaugurando di fatto un intero secolo di conflitti in cui l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e del terreno ha costituito una pratica bellica ampiamente adoperata. Esaminiamoli con precisione.

Il biologo e bravo divulgatore scientifico Danilo Zagaria (Torino, 1987) chiarisce subito di non essere mai stato su un campo di battaglia, di non essere né un reporter né un esperto; si definisce un appassionato di storia avvalsosi di studi scientifici, analisi storico-filosofiche e rapporti di organizzazioni internazionali (parte opportunamente dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente); per esaminare il contemporaneo fenomeno della guerra, variabile sfaccettato influente, ha integrato le fonti con spunti provenienti da altre discipline (letteratura, arte, cinema, fotografia). L’interessante volume è distinto in quattro parti; la prima con tre capitoli sulla prima guerra mondiale; la seconda come “rapsodia del bombardamento aereo” (quattordici capitoli da Guernica a Nagasaki); la terza su specifici episodi di “contaminazioni” (sette capitoli) ovvero Isole Marshall 1946-58, Unione Sovietica 1957, Groenlandia 1968, Vietnam 1962-71, Golfo Persico 1983-88, Kuwait e Iraq 1991, Serbia e Bosnia 1994-95; la quarta su tre delle principali guerre cui assistiamo quotidianamente anche ora: Ucraina, Gaza, Stretto di Hormuz. Il suggerimento conclusivo non può che essere dedicato a “una tregua verde”. Non ci sono apparati finali, note e sintetica bibliografia sono distribuite lungo i capitoli. Ogni parte ha uno stile espositivo diverso.