Mosche e zanzare: solo fastidiosi insetti o chiave di una biodiversità nascosta?

Uno studio internazionale, condotto su 16 collezioni entomologiche dei musei di storia naturale europei, mostra che la diversità dei Ditteri è gravemente sottostimata, con conseguenze sulla conservazione degli ecosistemi.
All’ordine dei Ditteri appartengono alcuni degli insetti che l’uomo reputa in assoluto i più fastidiosi: mosche e zanzare. Forse, però, è arrivato il momento di rivalutarli.
Come racconta Pierfilippo Cerretti, professore della Sapienza Università di Roma e tra gli autori di uno studio pubblicato su BioScience, a partire dal 2018 alcuni ricercatori di università e musei europei hanno cominciato ad analizzare 16 delle più importanti collezioni entomologiche dei musei di storia naturale per capire quanto contino nello studio dei Ditteri. Questo ordine comprende oltre 170.000 specie descritte ed è importante sia dal punto di vista medico-sanitario sia ecosistemico. Lo studio sottolinea che la diversità dei Ditteri è gravemente sottostimata poiché questo ordine conta numerosi dark taxa, ovvero gruppi per i quali è stato descritto meno del 10% delle specie, ma la cui diversità stimata supera le 1.000 specie.
Come mai è importante non sottostimare la biodiversità? I Ditteri rappresentano una porzione considerevole dei campioni raccolti con le trappole Malaise, il metodo di campionamento più usato dai musei analizzati. Data la loro abbondanza nei campioni, risultano un gruppo di rilevante interesse scientifico poiché la loro inclusione tra i gruppi oggetto di campagne di conservazione permetterebbe di raffinare, migliorare e addirittura aumentare la conoscenza dell’ambiente in cui viviamo.
Non conosciamo ancora tutte le conseguenze della sottostima della diversità dei dark taxa, avverte Cerretti. Lo studio sottolinea inoltre che non documentare adeguatamente la varietà dei Ditteri può compromettere la comprensione delle interazioni ecologiche e l’individuazione di specie invasive o di interesse medico, intaccando quindi il settore sanitario e agricolo.
I Ditteri europei e l’importanza delle collezioni entomologiche
I musei europei custodiscono alcune delle più grandi collezioni entomologiche esistenti: solo le 16 analizzate dallo studio, secondo le stime degli autori, ospitano complessivamente tra i 26 e i 35 milioni di esemplari di Ditteri. In 11 dei 16 musei in esame, il 70–90% degli esemplari raccolti nell’ultimo decennio è conservato in alcol; la restante porzione è conservata a secco. Questa tendenza è legata ad alcune semplici motivazioni: l’etanolo è il liquido impiegato nelle trappole Malaise, permette di conservare il DNA per le analisi molecolari e consente di studiare agevolmente anche gli esemplari più piccoli.
Ogni collezione custodisce tra 20.000 e un milione di esemplari identificati a livello di specie; inoltre, la composizione rispecchia dove, quando e da chi sono stati raccolti gli esemplari. Perciò, ciascun museo conserva un patrimonio unico. Questa complementarità rende ogni museo un tassello insostituibile per comprendere la diversità dei Ditteri.
Per valorizzare questo enorme archivio, 15 dei 16 musei hanno avviato processi di digitalizzazione delle collezioni. Ogni esemplare è infatti associato a un cartellino entomologico che, tra le altre cose, contiene dati su luogo, data di raccolta e habitat; convertire queste informazioni in un archivio digitale permette di consultarle più rapidamente. Si ottiene così un database che consente di mappare la diversità dei Ditteri nello spazio e nel tempo, utile per fini conservazionistici, per valutare sia gli effetti del cambiamento climatico sia il rischio legato ai vettori di patogeni, come quelli appartenenti alle famiglie Culicidae o Simuliidae.
Sette musei, infine, conservano esemplari di specie incluse nella Lista Rossa IUCN, alcune delle quali in pericolo di estinzione. Questa è la riprova dell’importanza delle collezioni entomologiche anche come testimonianza materiale di popolazioni minacciate o addirittura già estinte. Per Cerretti rappresentano infatti «un patrimonio inalienabile di una diversità ancora poco conosciuta».
Dark taxa, intelligenza artificiale e tassonomia del futuro
Studiare i dark taxa significa superare un limite storico, ovvero la tendenza a concentrare le risorse quasi esclusivamente su organismi carismatici e dall’uomo ritenuti “belli”. Per decenni la ricerca ha trascurato gruppi considerati meno rilevanti agli occhi del pubblico, ma forse è proprio in queste componenti invisibili che risiede la chiave per conoscere più a fondo l’ambiente che ci circonda. L’ostacolo principale rimane la carenza di sequenze geniche di riferimento nelle banche dati, unita alla mancanza di finanziamenti e di assunzioni di nuovi tassonomi. Senza uno specialista in grado di associare una sequenza molecolare a un esemplare, fornendo un nome specifico e una descrizione morfologica, il rischio è quello di generare una mole di dati difficili da interpretare o associati a identificazioni errate.
Come sottolinea Cerretti, la soluzione per colmare questo divario risiede nell’integrazione tra le conoscenze del tassonomo e le nuove tecnologie. L’impiego di scanner robotizzati per la digitalizzazione, affiancato da modelli di intelligenza artificiale e algoritmi di machine learning addestrati su milioni di immagini, potrà contribuire ad automatizzare l’identificazione degli esemplari. L’obiettivo non è sostituire il ricercatore, ma potenziarne la figura liberandolo dal lavoro ripetitivo di identificazione di migliaia di esemplari, offrendogli la possibilità di focalizzarsi sulla raccolta dei dati, sul potenziamento delle liste faunistiche e sui monitoraggi.
Questo nuovo approccio non deve però rimanere circoscritto al solo ordine dei Ditteri. I dark taxa sono ampiamente diffusi anche in altri ordini di insetti come gli Imenotteri. Indirizzare i futuri sforzi di ricerca nonché i finanziamenti verso la scoperta di questo «universo oscuro» è un passaggio fondamentale per proteggere gli ecosistemi e documentare queste specie prima che scompaiano per sempre.
Riferimenti
Nania, D., Pape, T., Meier, R., et al. (2026). Untapped potential of European natural history collections of megadiverse Diptera. BioScience, biag123. https://doi.org/10.1093/biosci/biag123
Immagine in apertura: via comunicato stampa Sapienza Università di Roma.