Darwin, “lost in translation”: la strana storia delle prime traduzioni italiane
Nel numero di settembre di Le Scienze, Chiara Ceci e Marco Ferraguti ricostruiscono la travagliata storia delle prime traduzioni italiane dell’Origine delle specie
Per oltre ottant’anni in Italia circolò un’Origine delle specie che non coincideva interamente con nessuna delle edizioni inglesi. Era il risultato stratificato di una prima versione condotta anche sulla traduzione francese e di una seconda che continuava a conservare formulazioni ormai modificate dallo stesso Darwin.
Chiara Ceci e Marco Ferraguti ricostruiscono questa vicenda nel numero di settembre di Le Scienze. Il loro articolo, La prima edizione della teoria di Darwin in Italia, intreccia un piccolo mistero bibliografico con un problema molto più ampio: che cosa lessero davvero le generazioni di italiani che conobbero Darwin attraverso quelle traduzioni?
Il libro che aveva due date
L’indagine è nata in occasione della ristampa anastatica della prima traduzione italiana dell’Origine, pubblicata da Zanichelli nel 2019, a centosessant’anni dall’uscita dell’opera. Ceci e Ferraguti volevano innanzitutto sapere se Darwin avesse ricevuto una copia della traduzione italiana del 1864. Il catalogo della sua biblioteca ne registrava una, ma il libro sembrava introvabile. Fu individuato poco prima della pubblicazione della ristampa, nello studio di Darwin a Down House: era sempre stato lì, su uno scaffale basso, “nascosto in bella vista”.
A renderlo difficile da trovare era un’anomalia. Sul dorso del volume compare il 1864, mentre la pagina di copertina riporta il 1865 e affianca al nome di Zanichelli quello dei Fratelli Bocca di Torino. Poche pagine dopo, il frontespizio torna invece a indicare Zanichelli e la data 1864.
Il confronto con gli esemplari conservati nelle biblioteche e nelle collezioni italiane ha mostrato che la copia di Darwin non è un caso isolato: molti volumi presentano la stessa combinazione. Secondo gli autori, nel 1865 Zanichelli e i Fratelli Bocca dovettero raggiungere un accordo per la stampa o la distribuzione dell’opera, del quale non erano finora note testimonianze. Le ragioni dell’intesa – ampliare il mercato, dividere le spese o entrambe le cose – restano da chiarire.
Una traduzione tra due edizioni
La prima traduzione italiana, pubblicata da Zanichelli nel 1864, fu realizzata da Giovanni Canestrini e Leonardo Salimbeni sulla terza edizione inglese. Il lavoro risentì molto della versione francese di Clémence Royer, dalla quale furono riprese anche alcune imprecisioni.
Nel 1875 Canestrini tradusse da solo per UTET la sesta e definitiva edizione inglese, uscita tre anni prima. Darwin, però, aveva modificato centinaia di passaggi tra la terza e la sesta edizione. Canestrini non sempre ne tenne conto e in diversi punti riutilizzò la vecchia traduzione. Ne risultò quella che gli studiosi Ana Pano Alaman e Fabio Regattin hanno definito un’opera “ibrida”, nella quale convivono parti riconducibili a edizioni inglesi differenti.
Alcune scelte riguardano parole centrali nel pensiero darwiniano. Natural selection divenne «elezione naturale», una formula mantenuta fino al 1959. Le favoured races del sottotitolo furono trasformate in «razze perfezionate»: non semplicemente favorite in determinate condizioni, dunque, ma apparentemente indirizzate verso una perfezione che Darwin aveva accuratamente evitato di postulare.
Ancora più netto è il caso di una celebre precisazione sulla selezione naturale. Darwin scriveva che era il mezzo principale, “ma non esclusivo”, della modificazione delle specie. Canestrini tradusse invece: «se non l’unico, almeno il principale». La frase italiana lasciava così aperta proprio la possibilità che l’originale escludeva.
Anche le correzioni introdotte da Darwin sui possibili effetti dell’ambiente e dell’uso o non uso degli organi furono talvolta ignorate, conservando nella nuova traduzione affermazioni che l’autore aveva eliminato o riscritto. E persino la parola evolution incontrò resistenza: nella sesta edizione inglese compare, con i suoi derivati, sedici volte; Canestrini la conservò soltanto in otto casi. L’ultima parola del libro, evolved, fu resa con «si svilupparono» e «si sviluppano».
Il problema, quindi, non fu soltanto l’errore, ma la sua durata. La traduzione del 1875 venne ristampata senza modifiche per più di ottant’anni, fino alla versione di Luciana Fratini pubblicata da Boringhieri nel 1959. Quanto quelle scelte abbiano inciso sulla ricezione italiana del darwinismo resta difficile da misurare; è certo, però, che per decenni i lettori incontrarono alcuni passaggi fondamentali dell’Origine attraverso un testo che non restituiva tutte le revisioni e le cautele dell’autore.
L’articolo di Ceci e Ferraguti mostra che la storia di un’idea passa anche attraverso vicende molto concrete: edizioni, accordi commerciali, parole scelte dai traduttori e correzioni rimaste, letteralmente, lost in translation.
Per approfondire
Chiara Ceci e Marco Ferraguti, La prima edizione della teoria di Darwin in Italia, Le Scienze, settembre 2026.
Il testo è un adattamento del saggio La prima edizione dell’Origine delle specie in Italia, pubblicato in Sulle tracce di un evoluzionista: le “cose” di Giovanni Canestrini (Editrice Bibliografica, 2022).
Immagine: John Collier, Charles Darwin (1883, copia del ritratto del 1881), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

