Le farfalle più belle sono più protette. E le altre?

Una Pseudochazara cingovskii dalle ali brune, posata su piccoli fiori viola in un ambiente roccioso.

Un’indagine su 492 specie europee mostra che le farfalle considerate più belle ricevono più attenzione e sono sovrarappresentate negli strumenti di tutela, mentre molte specie oggi minacciate ne restano escluse.

Nel maggio 2022 Pikaia aveva invitato i lettori a partecipare a un test online sulla bellezza delle farfalle. Dietro quel test c’era una domanda: le specie che ci sembrano più belle ricevono anche più attenzione dalla ricerca e dalla conservazione?

Quattro anni dopo, la risposta è arrivata. Lo studio, pubblicato su Current Biology da un gruppo internazionale coordinato da Leonardo Dapporto e Mariagrazia Portera dell’Università di Firenze, mostra che le farfalle considerate più attraenti vengono fotografate e studiate più spesso e sono sovrarappresentate nei principali strumenti europei di tutela. Soprattutto, le decisioni prese decenni fa hanno lasciato un’eredità che continua a incidere sulla distribuzione degli interventi e dei finanziamenti.

Quali farfalle ti piacciono di più?

All’indagine hanno partecipato 21.131 persone di 103 paesi. Ogni partecipante vedeva nove immagini e attribuiva a ciascuna un punteggio da zero a dieci. In totale sono state raccolte 171.348 valutazioni, riferite a 4.442 fotografie e 492 specie di farfalle europee.

In media piacevano di più le farfalle dai colori vivaci, soprattutto blu e gialli, con forti contrasti tra le diverse parti delle ali. Anche le forme allungate, le code sulle ali posteriori e le livree composte da motivi ben distinti tendevano a ottenere punteggi più alti.

Il test non pretendeva di stabilire quali farfalle fossero belle in senso assoluto. Serviva a costruire, a partire da migliaia di giudizi individuali, un indice dell’attrattività percepita per ciascuna specie. Il protocollo dell’indagine era stato pubblicato nel 2023.

Gli autori hanno poi confrontato questo indice con diversi indicatori dell’attenzione riservata alle farfalle: il numero di fotografie caricate su Flickr e iNaturalist, le pagine e le visite su Wikipedia, le pubblicazioni scientifiche e le sequenze genetiche disponibili nelle banche dati.

Il risultato è netto. Le specie giudicate più belle ricevono più attenzione dal pubblico e dalla ricerca, anche tenendo conto dell’estensione del loro areale, del periodo dell’anno durante il quale gli adulti possono essere osservati e delle dimensioni delle ali.

L’effetto San Matteo nella conservazione

Ma questo “pregiudizio estetico” ha delle conseguenze. I ricercatori hanno infatti rilevato che le farfalle incluse nella Convenzione di Berna del 1979, uno dei principali accordi internazionali per la protezione della fauna e degli habitat europei, risultano mediamente più attraenti di quanto ci si aspetterebbe da una selezione casuale. La Direttiva Habitat, approvata nel 1992, ha ripreso buona parte di quella scelta: 21 delle 32 farfalle che protegge erano già presenti nella Convenzione di Berna. La Direttiva ha poi orientato i progetti LIFE, attraverso i quali l’Unione Europea finanzia numerosi interventi di conservazione.

Si è formato così un circuito che gli autori accostano all’effetto San Matteo. Questo effetto, noto in molti in campi prende il nome da un versetto del vangelo di Matteo (25,29): “Poiché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. In pratica, chi parte con un vantaggio tende ad accumularne altri. Una specie entrata presto negli strumenti di tutela ha maggiori possibilità di ricevere finanziamenti, essere oggetto di interventi e attirare nuovi studi. Queste attività ne aumentano ulteriormente la visibilità e rendono più probabile che continui a essere considerata prioritaria.

Lo studio utilizza dati osservazionali e non può ricostruire le intenzioni dei legislatori di quarant’anni fa. La narrazione che emerge, però, è coerente e simile a quella identificata da studi su altri gruppi: la bellezza è associata all’interesse del pubblico e dei ricercatori, e questo può ripercuotersi sui finanziamenti e sulle politiche di conservazione.

Aumentano le specie minacciate, le tutele restano indietro

Il problema diventa evidente confrontando le protezioni europee con le Liste Rosse, nelle quali l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) valuta il rischio di estinzione attraverso criteri standardizzati. Nel 2010, 12 delle 37 farfalle europee considerate minacciate erano comprese nella Direttiva Habitat. Nella valutazione del 2025 le specie minacciate sono salite a 65, ma soltanto sette sono protette dalla Direttiva.

Le farfalle oggi più a rischio risultano, in media, meno apprezzate dai partecipanti all’indagine. Molte appartengono alle Satyrinae, un gruppo che comprende specie scure e poco appariscenti, spesso legate ad ambienti montani o distribuite in popolazioni piccole e isolate.

Nel frattempo sono cambiate anche le minacce. Quando furono scritte la Convenzione di Berna e la Direttiva Habitat, gli effetti del riscaldamento globale sulle farfalle erano ancora poco conosciuti. Oggi il cambiamento climatico interessa il 52 per cento delle specie minacciate comprese nella Lista Rossa europea del 2025.

Anche le conoscenze tassonomiche sono progredite. Delle 65 specie minacciate nel 2025, sei rientrano nella categoria più grave, quella «in pericolo critico». Fra queste, soltanto Pseudochazara cingovskii era riconosciuta come specie distinta nella checklist europea del 1975. Le altre cinque non figuravano ancora come specie autonome nella tassonomia disponibile alla vigilia della Convenzione di Berna.

Il divario tra priorità storiche e urgenze attuali è ormai evidente. Le decisioni prese decenni fa continuano a indirizzare risorse e interventi, mentre molte specie poco appariscenti sono diventate più vulnerabili senza entrare negli strumenti che regolano la conservazione europea.

La bellezza resta una risorsa

Riconoscere questo squilibrio non significa togliere spazio alle specie più belle o rinunciare alla loro capacità di coinvolgere il pubblico. Significa evitare che una preferenza comprensibile diventi, attraverso leggi e finanziamenti, una gerarchia difficile da correggere.

La bellezza può continuare a essere usata per attirare attenzione, partecipazione e risorse. Una volta riconosciuto il meccanismo, diventa possibile scegliere più consapevolmente le specie simbolo, indirizzare la raccolta dei dati anche verso quelle meno appariscenti e aggiornare gli strumenti normativi quando cambiano le conoscenze e le emergenze. Perché la bellezza diventi davvero una risorsa per la conservazione deve aiutarci a guardare anche le specie che, al primo sguardo, rischiano di passare inosservate.

Riferimenti

L. Dapporto et al., “Beauty bias in butterfly research and conservation”, Current Biology (2026). DOI: 10.1016/j.cub.2026.07.049

E. van Tongeren et al., “Assessing the aesthetic attractivity of European butterflies: A web-based survey protocol”, PLOS ONE 18, e0283360 (2023). DOI: 10.1371/journal.pone.0283360

In apertura: Pseudochazara cingovskii, una delle sei farfalle europee classificate in pericolo critico nel 2025 e l’unica fra queste presente come specie distinta nella checklist europea del 1975. Credito: Charles J. Sharp / Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0.