In Italia descritte 453 nuove specie e sottospecie di piante in vent’anni
Uno studio della Società Botanica Italiana ricostruisce i progressi compiuti tra il 2005 e il 2025 nella conoscenza della flora spontanea del Paese. Quasi tutte le nuove piante descritte sono endemiche italiane, mentre diverse aree restano ancora poco studiate.
Tra il 2005 e il 2025 sono state descritte a partire da esemplari raccolti in Italia 453 nuove specie e sottospecie di piante vascolari. Ben 443 sono endemiche, cioè presenti esclusivamente nel nostro Paese.
Il dato emerge dallo studio Mapping the advancements in floristic knowledge of Italy (2005–2025), pubblicato su Plant Biosystems dal Gruppo di Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana. Il lavoro non si limita a contare le nuove specie descritte, ma ricostruisce anche quanto siano migliorate negli ultimi vent’anni le conoscenze sulla distribuzione della flora italiana.
Come si descrive una nuova specie
Una nuova descrizione può nascere da una ricerca sul campo, quando i botanici individuano una popolazione che non corrisponde alle specie conosciute. In altri casi la novità emerge riesaminando piante già raccolte e conservate negli erbari: il confronto tra esemplari, caratteristiche morfologiche e dati genetici può mostrare che piante fino a quel momento considerate appartenenti alla stessa specie sono in realtà differenti.
Il numero di nuove descrizioni dipende quindi sia dall’esplorazione del territorio sia dal lavoro di classificazione. Alcuni gruppi di piante sono particolarmente difficili da distinguere e continuano a essere studiati e riorganizzati. È il caso, per esempio, del genere Hieracium, che comprende 147 dei 453 nuovi taxa censiti dallo studio.
Le regioni dalle quali proviene il maggior numero di nuove specie e sottospecie sono l’Abruzzo, con 74, la Sicilia con 69, la Toscana con 53 e la Sardegna con 51. Questa graduatoria, però, non indica quali regioni possiedano la flora più ricca o siano state esplorate meglio. Il risultato dipende anche dalla presenza di specie endemiche e dall’intensità con cui determinati gruppi di piante sono stati riesaminati.
Dove conosciamo meglio la flora italiana
Il secondo risultato dello studio riguarda la distribuzione delle conoscenze botaniche. Gli autori hanno confrontato la situazione attuale con quella fotografata nel 2005, valutando per ogni parte del territorio la quantità e la qualità delle informazioni disponibili sulla flora.
Nel complesso, le conoscenze sono migliorate soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. L’Emilia-Romagna è la regione nella quale è stato registrato l’avanzamento maggiore: la quota di territorio considerata ben conosciuta dal punto di vista floristico è passata dal 26,5% all’82%. Progressi consistenti si osservano anche in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto.
Nel Mezzogiorno il quadro rimane più disomogeneo e diverse aree sono ancora documentate in modo incompleto. Una regione può quindi aver restituito molte nuove specie e, allo stesso tempo, conservare zone poco studiate. È quanto accade in Sicilia, seconda per numero di taxa descritti ma ancora caratterizzata da importanti lacune nelle conoscenze territoriali.
Secondo gli autori, i progressi degli ultimi vent’anni sono stati favoriti dalle ricerche coordinate tra più istituzioni, dalla creazione di banche dati digitali e dal rinnovato interesse per la classificazione delle specie. Hanno contribuito anche i progetti di citizen science, che permettono di raccogliere un numero crescente di osservazioni grazie alla collaborazione tra ricercatori e cittadini.
Un inventario ancora in costruzione
Un censimento pubblicato nel 2024 contava in Italia 8.241 specie e sottospecie autoctone, delle quali 1.702 endemiche. Le 453 nuove descrizioni raccolte dal nuovo studio mostrano che anche in un Paese esplorato da secoli l’inventario della flora continua a cambiare.
Descrivere le specie, però, è soltanto una parte del lavoro. Per proteggerle occorre sapere anche dove vivono, quanto sono diffuse e se le loro popolazioni stanno diminuendo. In un’area poco studiata, l’assenza di segnalazioni può dipendere non dalla mancanza di una pianta, ma dal fatto che nessuno l’abbia cercata abbastanza.
La nuova mappa permette quindi di distinguere i territori ormai ben documentati da quelli nei quali sono necessarie altre ricerche. Colmare queste lacune è essenziale per riconoscere le specie più vulnerabili, individuare gli habitat da tutelare e seguire nel tempo i cambiamenti della biodiversità vegetale italiana.
Riferimenti
Domina G., Bacchetta G., Barone G. et al. (2026). Mapping the advancements in floristic knowledge of Italy (2005–2025). Plant Biosystems, 160, articolo 213.
In apertura: fiore di Pinguicula lattanziae, pianta carnivora endemica descritta dai botanici Lorenzo Peruzzi e Giovanni Gestri in uno studio pubblicato su PLoS ONE nel 2016. L’esemplare è stato fotografato in Liguria. (Foto: UniPi)

