“Ascoltare il mondo”: il suono nella storia della vita e nella nostra esperienza quotidiana

copertina Ascoltare il mondo

Dall’udito come strumento di sopravvivenza al valore del silenzio: Julian Treasure esplora il mondo sonoro e la sua influenza sulle nostre vite. La recensione di Valerio Calzolaio

Titolo: Ascoltare il mondo. Come il suono influenza le nostre vite e il nostro benessere

Autore: Julian Treasure

Traduzione: Giuliana Olivero

Editore: Bollati Boringhieri, Torino

Anno: 2025

Pagine: 275

ISBN: 9788833942742

Pianeta Terra. Fin dal principio. Risulta una straordinaria ed entusiasmante storia del suono, dal coro microscopico delle cellule dei nostri corpi alle massime scale del cosmo. Homo sapiens esiste da circa 300 000 anni e i nostri più remoti antenati sono apparsi pressappoco tre milioni di anni fa. Per la maggior parte di quel tempo, il nostro rapporto con il suono è stato prima di tutto una questione di sopravvivenza, l’udito come senso di allerta e di caccia. Per tutta la storia umana, tranne gli ultimi millenni, la nostra cultura e la nostra comunicazione sono state uditive e orali. Il suono è una invisibile vibrazione udibile (quello che produciamo e quello che percepiamo) e l’udito è un senso passivo innato (ma la capacità di buon ascolto è una competenza acquisibile, formabile): non abbiamo palpebre sulle orecchie e sentiamo anche mentre dormiamo; quando le onde sonore entrano nei “buchi” della nostra testa, toccano fisicamente i timpani e attivano le regioni più primitive del cervello. Ciò che accade per noi è intimamente legato a quelle conchiglie di cartilagine, pelle e grasso che chiamiamo orecchie, comunque “sentiamo” con tutto il nostro corpo, ossa e tessuti, organi interni ed esterni (come gli occhi). E avremmo difficoltà a rimanere sani di mente se prestassimo la stessa attenzione a tutti i suoni: il cervello svolge una grande azione di filtraggio, opera costantemente per distinguere il segnale dal rumore e cosa dovrebbe influenzarci, scarta e gestisce amabilmente i suoni per i quali abbiamo appreso non ci sia pericolo o risposta, percepisce la connessione fra suoni e silenzi, valuta le associazioni e il contesto del linguaggio orale e della comunicazione relazionale. Impariamo, dunque, ad ascoltare e ascoltarci (da cui il titolo).

Il brillante britannico oratore, musicista, saggista Julian Treasure (1958) ci offre un “tesoro” di informazioni utili anche su uno dei nostri cinque sensi principali. Il volume è documentato ed esauriente, molto gradevole a dimostrazione di una qualche intima connessione fra oratoria e letteratura, fra narrazione orale e scritta. Il pregio principale è che affronta le vibrazioni, soprattutto sonore, dal punto di vista della biologia e di ogni regno del vivente, con ovvia particolare attenzione per le funzioni della musica e per noi sapiens. Treasure parte proprio dal “potere dell’ascolto” e organizza poi la trattazione in nove capitoli: Come funziona l’udito; La comprensione del suono; Biofonia (il più lungo, i suoni degli esseri viventi); Antropofonia; Il futuro del suono; Geofonia; Cosmofonia; Il silenzio. Giusto chiudere così: tutti i suoni hanno bisogno del silenzio che dia loro un contesto, una struttura e un significato; il silenzio crea ritmo; il silenzio di un vero ascoltatore si avvicina alla meditazione; prendiamo l’abitudine di sederci in silenzio per qualche minuto; esistono diverse varietà di silenzio, i silenzi (c’è in Italia chi scrisse “abbassiamo il volume” contro l’inquinamento acustico e sottolineò la pluralità dei silenzi, oltre trenta anni fa). Certo, ormai siamo animali visivi, crediamo a qualcosa solo quando la vediamo e progettiamo il nostro mondo per come appare ai nostri occhi. Non possiamo dimenticare, tuttavia, che siamo immersi in un panorama (paesaggio) acustico che non ci abbandona mai e che ci condiziona più di quanto pensiamo. In ogni capitolo grafici e figure, schedine su cosa possiamo concretamente fare; in appendice i cinquanta suoni più amati (i primi tre legati alle acque) e una tabella dei suoni disgustosi (vomito al primo posto); infine consigli bibliografici di approfondimento scientifico; nessun indice.