Le “notti della Luna” conservano tracce del popolamento della Polinesia orientale

MoonCalendar

Confrontando 48 calendari lunari tradizionali, i ricercatori hanno ricostruito un albero la cui divisione principale corrisponde a quella proposta da una classificazione delle lingue della regione

Nelle società precoloniali della Polinesia orientale, il mese lunare poteva essere scandito assegnando un nome proprio a ciascuna notte. Alcuni nomi richiamavano divinità o altre figure della tradizione, altri descrivevano l’aspetto della Luna nelle diverse fasi. La successione ordinata di una trentina di queste “notti della Luna” formava un calendario, utilizzato anche per orientare attività come la pesca e l’agricoltura.

Queste sequenze non erano però identiche in tutte le isole. Nel corso del tempo alcuni nomi scomparvero o furono sostituiti, mentre altri cambiarono posizione all’interno del mese. Confrontare queste differenze permette quindi di studiare come le diverse tradizioni si siano separate e trasformate nel tempo.

È quello che hanno fatto Miguel Valério dell’Università di Murcia, Fabio Tamburini e Michele Corazza dell’Università di Bologna in uno studio pubblicato su PLOS ONE, analizzando 48 liste tradizionali delle “notti della Luna” della Polinesia orientale.

«Come le lingue, anche i calendari sono sistemi simbolici trasmessi di generazione in generazione», spiega Valério.

Confrontare 48 calendari

Le liste considerate provengono dai principali arcipelaghi della Polinesia orientale e rappresentano tutte le lingue della regione per cui sono disponibili questi calendari, con l’eccezione di Rapa Iti. Molte furono messe per iscritto nel XIX e nella prima metà del XX secolo da conoscitori indigeni e osservatori esterni, dopo essere state tramandate soprattutto oralmente. A Rapa Nui esistono anche indizi di una possibile registrazione del calendario nella scrittura rongorongo.

Per misurare la somiglianza tra due calendari, i ricercatori hanno considerato sia i nomi delle notti sia la loro posizione nella sequenza. Due liste possono infatti condividere termini derivati dalla stessa origine, ma essersi differenziate perché nel tempo quei nomi sono stati spostati in punti diversi del mese.

Da queste somiglianze e differenze gli autori hanno ricostruito un albero genealogico dei calendari. Prima di farlo hanno verificato che i dati conservassero una struttura sufficientemente ramificata: gli scambi culturali tra comunità hanno lasciato qualche traccia, ma non tale da cancellare il segnale generale.L’albero si divide in due grandi rami. Da una parte si trovano i calendari delle isole Marchesi, di Mangareva e di Rapa Nui; dall’altra quelli di Aotearoa/Nuova Zelanda, Hawaii, isole Cook e Australi, Tahiti e Tuamotu.

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Relazioni tra 48 calendari delle “notti della Luna” della Polinesia orientale. Nel pannello A, il network mostra sia le relazioni ad albero sia i segnali di possibili scambi tra tradizioni; nel pannello B, l’albero filogenetico ricostruito dagli autori evidenzia i due grandi gruppi di calendari. In giallo il ramo che comprende Marchesi, Mangareva e Rapa Nui; in viola quello che comprende le altre aree considerate. Fonte: Valério et al., PLOS ONE (2026), CC BY 4.0.

La stessa divisione compare nelle lingue

È soprattutto questa prima biforcazione a interessare i ricercatori. Una divisione molto simile compare infatti in una classificazione delle lingue della Polinesia orientale proposta dal linguista William Wilson. Secondo questa ipotesi, marchesano, mangarevano e rapanui appartengono a un gruppo definito “Distal”, distinto dal gruppo “Proximal”, che comprende le altre lingue considerate nello studio.

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La classificazione delle lingue della Polinesia orientale proposta da William Wilson distingue due grandi gruppi, “Proximal” (giallo) e “Distal” (viola). La stessa divisione di fondo emerge dall’analisi dei calendari lunari. Fonte: Valério et al., PLOS ONE (2026), adattata da Wilson (2021), CC BY 4.0.

«È improbabile che questa corrispondenza sia casuale», commenta Tamburini.

Secondo gli autori, la prima grande differenziazione dei calendari potrebbe essere avvenuta parallelamente a quella delle lingue, riflettendo almeno in parte la separazione delle popolazioni durante il popolamento della Polinesia orientale. Le liste delle “notti della Luna” fornirebbero così una fonte di informazioni indipendente da quelle ricavate dalla linguistica, dalla genetica e dall’archeologia.

Il risultato va però interpretato con cautela. Lo studio non permette di ricostruire direttamente una rotta o una cronologia delle migrazioni, e le ramificazioni successive dell’albero dei calendari non coincidono sempre con quelle previste dalla classificazione linguistica. Le liste Māori e Moriori, per esempio, risultano più divergenti dagli altri calendari del gruppo “Proximal” di quanto ci si aspetterebbe sulla base di quella classificazione.

Tradizioni che si separano, ma possono anche incontrarsi

A differenza dei geni, un elemento culturale può anche essere trasferito da una comunità all’altra. Nomi delle notti o altre parti del calendario possono essere adottati attraverso contatti e scambi, producendo somiglianze che non dipendono da un’origine comune recente.

Nel complesso, però, gli autori trovano poche indicazioni convincenti di prestiti tra arcipelaghi molto lontani. Le eccezioni più plausibili riguardano Tahiti e alcuni arcipelaghi vicini, dove i contatti tra popolazioni furono più intensi e l’analisi mostra un segnale maggiore di scambi tra le diverse tradizioni.

È anche per questo che la corrispondenza tra i due grandi rami dei calendari e la prima divisione linguistica è significativa. Gli autori sperano ora che il dataset possa essere utilizzato anche per tentare di ricostruire il calendario lunare ancestrale da cui sarebbero derivate le tradizioni conosciute. Nel frattempo, il lavoro mostra che persino la successione dei nomi dati alle notti del mese può conservare tracce della storia delle popolazioni che l’hanno tramandata.

Riferimenti

Valério M., Tamburini F., Corazza M. (2026), “Computational analysis reveals historical trajectory of East Polynesian lunar calendars”, PLOS ONE, 21(7), e0353287.

Immagine di apertura: Calendario lunare manoscritto dal rapanui Esteban Atan (Rapa Nui) nel 1936. Immagine per gentile concessione del Museo Kon-Tiki, via comunicato stampa