Un guscio del Settecento conservato a Pisa chiarisce la nomenclatura della chiocciola fasciata

Grove_snail_Cepaea_nemoralis_showing_colour_and_banding_polymorphism.jpg

Un reperto conservato al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa è stato scelto come lectotipo di Cepaea nemoralis, una specie protagonista di oltre un secolo di studi sull’evoluzione e anche di uno dei più noti esperimenti europei di citizen science

Un piccolo guscio conservato da secoli nelle collezioni del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa è diventato il riferimento ufficiale per il nome di una delle chiocciole più studiate dagli evoluzionisti.

Si tratta di Cepaea nemoralis, la chiocciola fasciata, nota per la grande variabilità del guscio: può essere giallo, rosa o bruno e presentare un numero diverso di bande scure. Proprio questa varietà l’ha resa, fin dall’inizio del Novecento, un importante organismo modello per studiare genetica delle popolazioni, selezione naturale ed evoluzione.

La specie è anche una vecchia conoscenza dei lettori di Pikaia: insieme alla specie affine Cepaea hortensis è stata protagonista di Evolution MegaLab, un grande progetto europeo di citizen science che coinvolse migliaia di persone nello studio dei colori e delle bande dei gusci, per cercare tracce di cambiamenti evolutivi recenti.

Ora uno studio pubblicato sulla rivista Deinsea ha designato come lectotipo della specie un esemplare conservato a Pisa, risolvendo un’ambiguità nomenclaturale che avrebbe potuto destabilizzare l’uso del nome scientifico.

Il problema nasce da Linneo

Nel 1758 Linneo descrisse la specie con il nome Helix nemoralis. All’epoca era normale basare la descrizione di una nuova specie su più esemplari senza indicarne necessariamente uno come riferimento unico, l’olotipo. Questi esemplari originari sono chiamati sintipi: in pratica, sono tutti gli individui che facevano parte della serie su cui si basava la descrizione originale di una specie quando non era stato scelto un singolo esemplare tipo. Marijn T. Roosen, Antonio Callea e Menno Schilthuizen hanno riesaminato il materiale che può essere ricondotto alla descrizione originale di Linneo. Ed è qui che è emerso il problema.

Nella collezione della Linnean Society di Londra sono conservati otto esemplari considerati dagli autori probabili sintipi di Helix nemoralis. Ma tutti presentano caratteristiche compatibili non con Cepaea nemoralis, bensì con Cepaea hortensis, una specie molto simile. Una delle differenze più evidenti riguarda il bordo dell’apertura del guscio: in C. nemoralis è normalmente marrone o nero, mentre in C. hortensis è bianco. Negli otto esemplari londinesi il bordo è bianco.

Gli autori precisano che la storia di questi reperti non è del tutto certa: potrebbero essere stati aggiunti alla collezione in seguito o spostati nel corso del tempo. Per questo vengono definiti “probabili” sintipi, non esemplari sicuramente utilizzati da Linneo. Altri gusci raffigurati nelle opere citate da Linneo sembrano invece appartenere davvero a C. nemoralis, ma non sono più stati ritrovati nelle collezioni dove avrebbero potuto essere conservati e vengono considerati perduti.

Il problema è che, in assenza di un olotipo, cioè di un singolo esemplare indicato come riferimento ufficiale già al momento della descrizione della specie, uno dei sintipi può essere scelto successivamente come lectotipo, diventando così l’esemplare che fissa formalmente l’uso del nome. In questo caso, se fosse scelto uno degli esemplari londinesi attribuiti a C. hortensis, il nome nemoralis sarebbe stato formalmente fissato su un esemplare della specie sbagliata, con il rischio di creare confusione e di rendere necessario rivedere la nomenclatura consolidata delle due specie. Per evitarlo, gli autori hanno cercato di rintracciare un esemplare della serie originale che potesse essere identificato senza ambiguità.

La soluzione era a Pisa

Il candidato migliore si trovava nelle collezioni zoologiche del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Il guscio, catalogato come MSNUP 2376, appartiene alla storica collezione del medico e naturalista pisano Niccolò Gualtieri. Gualtieri lo aveva raffigurato nel 1742, sedici anni prima della decima edizione del Systema Naturae in cui Linneo descrisse Helix nemoralis.

E proprio quella figura di Gualtieri fu citata da Linneo nella descrizione originale della specie. Il collegamento è rafforzato da un particolare: sul guscio Gualtieri aveva scritto “1 P”, che rimanda alla tavola 1, figura P della sua opera. Con l’esemplare è inoltre conservata una vecchia etichetta che fa riferimento alla stessa illustrazione.

Il guscio ha perso quasi completamente il colore nel corso dei secoli, ma conserva caratteristiche che permettono di identificarlo come Cepaea nemoralis nel senso moderno, tra cui il bordo scuro dell’apertura. Gli autori lo hanno quindi designato come lectotipo*. Da questo momento, quindi, il nome Helix nemoralis Linnaeus, 1758, oggi utilizzato per Cepaea nemoralis, è formalmente ancorato al reperto conservato a Pisa.

Il risultato mostra bene perché le collezioni dei musei di storia naturale continuano a essere strumenti di ricerca. In questo caso, un guscio illustrato nel Settecento e conservato fino a oggi permette di garantire continuità a un nome usato nella genetica, nell’ecologia e negli studi evoluzionistici di una delle chiocciole più studiate al mondo.

*inizialmente gli autori non avevano registrato MSNUP 2376 in ZooBank, il registro ufficiale della Commissione internazionale per la nomenclatura zoologica (ICZN). Per le attuali regole della commissione, il lectotipo non sarebbe stato valido, ma gli autori hanno rimediato una settimana dopo la pubblicazione originale pubblicando un “erratum” che riportava la registrazione a ZooBank.

Riferimenti

Marijn T. Roosen, Antonio Callea, Menno Schilthuizen. Protecting the names of Cepaea nemoralis (Linnaeus, 1758) and some other well-known helicoids. Deinsea, 24, 70–79, 2026. https://doi.org/10.5281/zenodo.21000244

Roosen, M.T., Callea, A., Schilthuizen, M., 2026. Erratum to: “Protecting the names of Cepaea nemoralis (Linnaeus, 1758) and some other well-known helicoids”. Deinsea 24: 81. https://doi.org/10.5281/zenodo.21908468.

Jonathan Silvertown et al. Citizen Science Reveals Unexpected Continental-Scale Evolutionary Change in a Model Organism. PLOS ONE, 6(4): e18927, 2011. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0018927

In apertura: polimorfismo di Cepaea nemoralis, foto di Angus Davison / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0