L’intelligenza delle prede: la forza evolutiva della vulnerabilità

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Come si sopravvive in un mondo che sembra premiare la forza e il dominio? Valter Tucci parte dalle relazioni tra predatori e prede per mostrare che la vulnerabilità non coincide necessariamente con la debolezza e può dare origine a forme diverse di intelligenza e di adattamento

Titolo: L’intelligenza delle prede. I poteri dei vulnerabili cambieranno il mondo

Autore Valter Tucci

Editore Bompiani

Anno 2026

Pagine 288

ISBN 9788830154940

Ecosistema terrestre ed ecosistemi locali. Dalle prime forme di vita al futuro prossimo o remoto. Come si sopravvive in un mondo che premia (anche) la forza, la velocità, l’aggressività, la capacità di imporsi? Forse non basta essere buoni, comportarsi bene, acquisire competenze, avere “ragione”. Forse bisogna imparare la logica (bio-logica) della preda. La predazione in biologia è l’interazione in cui un organismo ne uccide e consuma un altro per ottenere energia e si elimina uno dei due termini della relazione. I predatori non sono infallibili, dipendono da condizioni favorevoli e hanno bisogno di stabilità e di leggibilità; la loro efficacia cresce quando il contesto resta sufficientemente prevedibile. Le prede, al contrario, vivono esposte e non possono permettersi l’illusione del controllo; spesso sviluppano perciò strategie più distribuite, più flessibili e anticipatrici, più sensibili alla variazione, che puntano alla continuità e non alla dominazione. E quando in un sistema la logica predatoria si spinge troppo in là, finisce per consumare le condizioni stesse che rendono possibile quel sistema; un predatore che consuma troppo il proprio habitat riduce il proprio futuro; vale in ecologia, in economia, in politica, nella tecnologia. Non si tratta di morale o di diritti: la logica della preda consiste nel costruire forme di sopravvivenza compatibili con l’instabilità e forme di forza compatibili con i limiti del sistema; piccoli cambiamenti e comportamenti adattivi possono incrinare la regolarità apparente delle catene predatore-preda, binarie o gerarchiche.

Ciò che appare vulnerabile non è necessariamente debole; ciò che appare forte non è necessariamente stabile. La preda non è il contrario del predatore, piuttosto esprime altre forme di intelligenza e di abilità, meno appariscenti e più adatte alla durata. Non ragioniamo “evolutivamente” sugli sconfitti, piuttosto sugli esposti potenzialmente vulnerabili (da cui il titolo).

Valter Tucci (Castrovillari, Cosenza, 1976), laureato in psicologia a Padova, si è specializzato in medicina e neurobiologia negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Dal 2008 dirige il Laboratorio di Genetica ed epigenetica del comportamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Il filo conduttore dell’ultimo, interessante e originale volume sulle dinamiche non lineari della predazione è la biologia evoluzionistica, pur se nei due preliminari capitoli della prima parte (“Il mito del predatore”) l’autore affronta i miti e le metafore connesse a quanto abbiamo introiettato sull’individuo, sui gruppi, sulle specie che predano, in base alla quantità di vita che riescono davvero a intercettare e non alla quantità totale di vita presente nel sistema. Capita spesso che alla parola “predazione” accostiamo fenomeni diversi, ogni squilibrio e ogni asimmetria. La predazione biologica riguarda l’energia e il consumo diretto del corpo di un altro: è irreversibile e unidirezionale, diversa da quella strutturale o simbolica. Non tutto, quindi, è predazione o competizione o cooperazione: la sopravvivenza non comincia nel momento dello scontro o dell’incontro, ma molto prima: nei modi in cui un organismo, o un sistema, impara a leggere il rischio prima che diventi irreversibile. Tutti gli otto capitoli della seconda parte (“Dove inizia la sopravvivenza”) sono dedicati proprio alla capacità (soprattutto delle tendenziali prede) di riconoscere abbastanza presto che il pericolo sta cambiando forma e che va anticipato, rilevando segnali e tracce chimiche, costruendo una mappa del rischio nel proprio o in altri habitat ed ecosistemi, lavorando su limiti ed equilibri, nelle difese pagando qualche prezzo e “negoziando” qualche compromesso (rispetto sia alle strategie che alle tattiche), diversificandosi e talora operando in comunità. Ma cosa accade quando anche il collettivo non è più sufficiente? I cinque capitoli della terza parte (“Oltre la predazione: alla ricerca di un nuovo paradigma”) affrontano i collassi delle logiche (“bio-logiche”) e dei sistemi, concentrandosi sul mondo umano.

“Noi condividiamo con gli altri animali una base biologica, una storia evolutiva, una vulnerabilità corporea e alcune dinamiche profonde di interazione con l’ambiente, ma introduciamo anche una discontinuità radicale: istituzioni, memoria storica, linguaggio simbolico, tecnologia, immaginazione morale e politica”.

Ottimo e chiaro testo scientifico, frasi secche e varia punteggiatura scarsa. Molti esempi riferiti al mondo soprattutto animale. Pochissime note (definitorie) e bibliografia solo dei saggi specialistici.