Una voce profonda ci fa immaginare una persona imponente, mentre una voce acuta richiama qualcuno di corporatura più minuta. Questa associazione tra altezza del suono e dimensioni dell’emittente potrebbe non essere esclusiva dell’uomo: secondo una nuova ricerca condotta dall’Università di Torino insieme all’Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e a Zoomarine e pubblicata su Annals of the New York Academy of Sciences, anche i pinguini africani (Spheniscus demersus) sembrano condividere questo tipo di corrispondenza.
Pinguini e cubi sonori: un esperimento per testare l’associazione tra suono e dimensione
In natura, l’attenzione a tutto ciò che circonda gli animali è fondamentale per la loro sopravvivenza. Le informazioni provenienti dall’ambiente raggiungono gli individui attraverso molteplici canali sensoriali simultaneamente e la capacità di integrarle è essenziale per orientare i comportamenti più adatti alle esigenze del singolo e della specie. Nonostante le crescenti prove che i pinguini africani si affidino a parametri acustici per dedurre informazioni su chi emette segnali, non è ancora chiaro se l’altezza del suono influenzi sistematicamente l’associazione visiva alle diverse dimensioni. Per verificarlo, i ricercatori hanno sottoposto una colonia di 21 pinguini africani a un esperimento con stimoli audiovisivi controllati, articolato in due fasi: esposizione e test. Nella fase di esposizione, durata 30 giorni non consecutivi, agli animali sono stati presentati cubi di cartone di diverse dimensioni contenenti un altoparlante. Ogni cubo veniva associato a un suono con una determinata frequenza: frequenze più basse ai cubi più grandi e frequenze più alte a quelli più piccoli. Sono quindi passati alla fase successiva i 19 pinguini che avevano mostrato attenzione agli stimoli. Nella fase di test, gli individui selezionati sono stati posti di fronte a due nuovi cubi: anche in questo uno grande e uno piccolo, ma di dimensioni diverse dai primi due. Hanno poi riprodotto toni gravi o acuti, a frequenze diverse rispetto alla fase di esposizione, da un altoparlante nascosto. I ricercatori hanno registrato per un minuto il comportamento degli animali, valutando quale cubo scegliessero e la direzione del loro sguardo.
La corrispondenza tra frequenza e dimensione emerge con coerenza nei pinguini africani
I risultati mostrano una tendenza netta: nell’80% delle prove i pinguini hanno scelto l’oggetto coerente con l’associazione attesa, dirigendosi verso il cubo grande dopo aver ascoltato un suono grave e verso il cubo piccolo dopo un suono acuto. La stessa preferenza è emersa anche osservando la direzione dello sguardo degli animali.
“Questo lavoro mostra che i pinguini africani non si limitano a reagire a uno stimolo acustico o visivo isolato, ma sono in grado di integrare informazioni provenienti da sensi diversi” afferma la ricercatrice Francesca D’Orazio.
Per Luigi Baciadonna “il risultato è particolarmente interessante perché mostra che i pinguini africani non rispondono soltanto a caratteristiche fisiche isolate degli stimoli, ma sembrano cogliere una relazione astratta tra due dimensioni diverse dell’esperienza: il suono e la dimensione. Questo apre nuove prospettive sullo studio delle capacità cognitive e percettive degli uccelli”.
Sebbene l’esperimento sia stato condotto con oggetti e non con altri pinguini, i ricercatori ritengono che la capacità di integrare informazioni visive e acustiche osservata nello studio possa essere alla base di comportamenti che in natura risultano utili per riconoscere i propri simili all’interno delle affollate colonie. Si tratta di un’ipotesi coerente con i risultati ottenuti, che apre nuove prospettive sul modo in cui questi animali elaborano le informazioni provenienti dall’ambiente. Le implicazioni della ricerca, inoltre, non rispondono soltanto a una curiosità scientifica, ma riguardano anche il benessere animale.
“Comprendere come i pinguini percepiscono gli stimoli presenti nell’ambiente in cui vivono è fondamentale per diversi aspetti”, aggiunge Cristina Pilenga, curatrice di Zoomarine. “Queste conoscenze possono aiutarci a proporre stimoli sempre nuovi in base alle loro caratteristiche, approfondendo al tempo stesso la conoscenza della specie e il nostro impegno nella sua tutela.”
Riferimenti:
Francesca Terranova, Francesca D’Orazio, Cristina Pilenga, Luigi Baciadonna, David Reby, Livio Favaro, “Sound Guides Object Size Choices in African Penguins Through Pitch–Size Association”, proceedings by Annals of the New York Academy of Sciences
Immagine: African penguin (Spheniscus demersus)“, by flowcomm, via Flickr CC BY 2.0, Attribution 2.0 Generic

Sono laureata in Scienze biologiche presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Ho iniziato raccontando la natura ai ragazzi in un parco vicino casa e ho frequentato il Master Fauna e HD, per specializzarmi nella comunicazione ambientale.