L’evoluzione sulla barriera corallina

Gli ecosistemi delle barriere coralline coprono circa l’1% della superficie degli oceani eppure accolgono più del 50% delle specie strettamente acquatiche conosciute. Per un biologo evoluzionista esse rappresentano dunque un piccolo paradiso sommerso.Lo studio pubblicato su Evolution riguarda la filogenesi e macroevoluzione di un gruppo di pesci, i tetraodontiformi, che comprende i pesci palla, i pesci balestra e gli enormi

Gli ecosistemi delle barriere coralline coprono circa l’1% della superficie degli oceani eppure accolgono più del 50% delle specie strettamente acquatiche conosciute. Per un biologo evoluzionista esse rappresentano dunque un piccolo paradiso sommerso.

Lo studio pubblicato su Evolution riguarda la filogenesi e macroevoluzione di un gruppo di pesci, i tetraodontiformi, che comprende i pesci palla, i pesci balestra e gli enormi pesci luna.
Questo gruppo di animali possiede uno dei record fossili più studiati fra i pesci teleostei, e molti dei reperti riguardanti questo gruppo provengono da uno dei siti fossiliferi più importanti d’Italia: Monte Bolca, praticamente una laguna pietrificata
Grazie a questa grande conoscenza del gruppo è stato possibile effettuare le analisi di orologio molecolare basate su un numero molto elevato di calibrazioni fossili, ben 11. Solitamente gli studi che utilizzano l’orologio molecolare si basano solo su pochi fossili e spesso solo uno.

I risultati della ricerca indicano che l’origine dei gruppi principali di pesci tetraodontiformi coincide con periodi di grandi transizioni geologiche ed ecologiche (come l’estinzione KT al termine del Mesozoico, o il passaggio dal un clima globale molto caldo dell’Eocene ad uno molto piu’ freddo nell’Oligocene).

L’origine delle barriere coralline a partire dalla fine dell’Oligocene (25 milioni di anni fa) ha inoltre permesso ai gruppi di tetraodontiformi che vivono in ambienti costieri tropicali di avere dei tassi di cladogenesi molto superiori rispetto alle linee filogenetiche che invece occupano altri tipi di ecosistemi marini (come quelli pelagici o di acque profonde).

Francesco Santini, ricercatore all’università di Toronto, membro della SIBE, società italiana biologia evoluzionistica, ci racconta che “anche se è noto da molto tempo che i gruppi di organismi marini che vivono in associazione con le barriere coralline sono molto più ricchi di specie dei gruppi che occupano altri ecosistemi, questo e’ il primo studio che dimostra in maniera conclusiva come la diversificazione della fauna associata con le barriere corallina e’ dovuta all’associazione ecologica con queste”.

Nella foto Creative Commons License, un pesce balestra dalla coda rossa (Melichthys vidua)

Chiara Ceci

Michael E. Alfaro, Francesco Santini, Chad D. Brock. DO REEFS DRIVE DIVERSIFICATION IN MARINE TELEOSTS? EVIDENCE FROM THE PUFFERFISH AND THEIR ALLIES (ORDER TETRAODONTIFORMES). Evolution (OnlineEarly Articles). doi:10.1111/j.1558-5646.2007.00182.x