Specie invasive e competizione

Gli ecosistemi naturali sono spesso turbati dalla presenza umana che ne condiziona le dinamiche, interferendo in vari modi tra cui l’estinzione locale di alcune specie native e l’introduzione, involontaria e no, di altre alloctone, che talvolta possono risultare invasive. Numerosi sono gli esempi di specie esotiche che proliferano, condizionando pesantemente le comunità biotiche; basti pensare ad alcuni casi eclatanti nel

Gli ecosistemi naturali sono spesso turbati dalla presenza umana che ne condiziona le dinamiche, interferendo in vari modi tra cui l’estinzione locale di alcune specie native e l’introduzione, involontaria e no, di altre alloctone, che talvolta possono risultare invasive. Numerosi sono gli esempi di specie esotiche che proliferano, condizionando pesantemente le comunità biotiche; basti pensare ad alcuni casi eclatanti nel nostro paese, come la nutria (Myocastor coypus), il gambero della Luoisiana (Procambarus clarkii) o il siluro (Silurus glanis), che hanno quasi del tutto soppiantato alcune specie endemiche italiane.

A volte, però, grazie a mirati programmi di recupero della fauna originaria, accade che le specie alloctone possano essere messe in difficoltà, semplicemente come risultato della competizione per le risorse. A questo proposito, giunge una notizia, pubblicata sulla rivista Ecology, che riguarda il popolamento di carnivori dell’Inghilterra meridionale. In particolare, lo studio fa riferimento alla vicenda del visone americano (Neovison vison), un piccolo mustelide acquatico di origine neoboreale che si è stabilito in alcune regioni d’Europa. In molti casi, questa specie ha colonizzato gli habitat che sono stati a poco a poco abbandonati da altri due carnivori della stessa famiglia, la lontra (Lutra lutra) e la puzzola europea (Mustela putorius). Negli ultimi anni, tuttavia, il trend si è invertito e le specie originarie stanno lentamente tornando a ripopolare i propri ambienti naturali, con conseguenze significative sulle popolazioni di visone.

Sebbene non si assista ad un declino del numero di questi animali esotici, un recente studio pubblicato sulla rivista Ecology sottolinea alcuni importanti cambiamenti comportamentali messi in atto dai visoni, in modo tale da limitare la competizione con le specie originarie. In questo modo, ad esempio, in presenza della lontra, il visone consuma un numero inferiore di prede acquatiche, in prevalenza pesci, e trae il suo nutrimento principalmente da altre fonti. Inoltre, durante gli anni ’90, in assenza di competitori diretti (quando lontre e puzzole erano pressocchè scomparse), questa specie aveva abitudini notturne, a differenza di quanto è accaduto negli ultimi anni.

Nonostante la presenza e la competizione con le altre specie, il visone si dimostra una specie generalista, in grado di modificare le proprie abitudini e i propri comportamenti, sfruttando al meglio le risorse a disposizione e sembra difficile, sostengono i ricercatori, che la reintroduzione delle specie autoctone possa compromettere la sua sopravvivenza e ristabilire una condizione simile a quella originaria. Tuttavia, emergono due dati interessanti: innnanzitutto, nonostante la presenza di questo vorace predatore, le specie autoctone non sembrano ora in difficoltà, sottolineando che la reintroduzione, i certi contesti, è possibile. In secondo luogo, sebbene la taglia media dei visoni si sia mantenuta costante, il peso corporeo medio si è ridotto significativamente, ad indicare un possibile deterioramento delle condizioni fisiche generali di questa specie, che, nel caso più ottimistico, potrebbe portare ad un declino competitore-dipendente a lungo termine.

Andrea Romano


Riferimenti:
Lauren A. Harrington, Andrew L. Harrington, Nobuyuki Yamaguchi, Michael D. Thom, Pablo Ferreras, Thomas R. Windham, David W. Macdonald (2009). The impact of native competitors on an alien invasive: temporal niche shifts to avoid interspecific aggression. Ecology: Vol. 90, No. 5, pp. 1207-1216.