Velociraptor in miniatura

Nell’immaginario comune, l’idea classica del dinosauro predatore è una sola: bipede, dotato di denti aguzzi e coda lunga, ma soprattutto di una grande mole corporea. La natura, però, con le sue innumerevoli e a volte inimmaginabili forme viventi, ci ha spesso abituato a stupirci. Ecco che, ad esempio, sono venuti alla luce i resti di quello che per il momento

Nell’immaginario comune, l’idea classica del dinosauro predatore è una sola: bipede, dotato di denti aguzzi e coda lunga, ma soprattutto di una grande mole corporea. La natura, però, con le sue innumerevoli e a volte inimmaginabili forme viventi, ci ha spesso abituato a stupirci. Ecco che, ad esempio, sono venuti alla luce i resti di quello che per il momento può essere considerato il dinosauro carnivoro più piccolo del mondo.

Chiamata Hesperonychus elizabethae (genere e specie nuovi), questa specie appartiene alla famiglia dei dromeosauridi (Dromaeosauridae), quella del famoso Velociraptor. Con un altezza che non superva i 50 cm e un peso massimo stimato di circa 2 kg, H. elizabethae può essere considerata, come scrivono gli scopritori in un articolo sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, una versione in miniatura proprio di questo suo parente ben conosciuto. Anche il nuovo piccolo predatore, dalla corporatura snella, aveva infatti un’andatura bipede e presentava artigli affilati come rasoi, tra cui ne spiccava uno di forma falciforme posizionato sul secondo dito.

Data la piccola taglia, è probabile che si nutrisse di prede di limitate dimensioni, quali invertebrati, ma anche piccoli anfibi e mammiferi, che cacciava nelle zone paludose e nelle foreste nordamericane intorno a 75 milioni di anni fa. E’ inoltre possibile che si cibasse di cuccioli appena nati di altre specie di dinosauri o delle loro uova.

Nel momento del ritrovamento, datato 1982, si pensò che i resti appartenessero ad un individuo giovane di una specie conosciuta, ma un’analisi più approfondita ha messo in evidenza che l’esemplare presentava le ossa del bacino fuse insieme, ad indicare che aveva raggiunto la massima crescita possibile e che dunque si trattava di un individuo adulto.

Questa scoperta contribuisce ad una migliore ricostruzione delle reti trofiche e delle comunità biotiche delle forste nordamericane della fine del Cretaceo. I piccoli dinosauri predatori erano quasi completamente assenti dai resti fossili del periodo, fatto che sembrava alquanto strano se si considera la situazione attuale, in cui i piccoli carnivori (meno di 10 kg) superano di gran lunga per numerosità quelli di taglia maggiore. Dato il grande numero di ossa fossili isolate che potrebbero appartenere a questa specie o ad altri dromeosauridi, si ritiene che i dinosauri predatori di piccole dimensioni fossero molto comuni in questo tipo di ambiente e costituissero una componente significativa della comunità di carnivori del tardo Cretaceo.

Andrea Romano


Riferimenti:
Nicholas R. Longrich and Philip J. Currie. A microraptorine (Dinosauria-Dromaeosauridae) from the Late Cretaceous of North America. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2009; DOI: 10.1073/pnas.0811664106