Estetica della contingenza. Come si è evoluto il senso del bello?

L’estetica evoluzionistica è una disciplina giovane, che ha tuttavia già
prodotto una mole significativa di contributi. Se una
parte rilevante dei lavori presentati negli anni passati ha fatto
proprio il punto di vista della psicologia evoluzionistica, finendo per
descrivere la capacità estetica umana nei termini di un (improbabile)
modulo o quasi-modulo plasmato dalla selezione naturale per incrementare
la fitness di Homo sapiens,
oggi si tenta di percorrere vie alternative a questo approccio, che
siano più attente agli sviluppi contemporanei della teoria
dell’evoluzione.

Una delle tesi centrali avanzate da Charles Darwin in The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex (1871) è il riconoscimento negli animali di un sense of beauty, un “senso della bellezza”, la cui origine è ricondotta dal naturalista inglese alle dinamiche della selezione sessuale, cioè alle strategie di corteggiamento messe in atto prevalentemente da individui maschi per la conquista delle femmine, durante la stagione degli amori. Nel “gusto quasi umano” della femmina del fagiano argo, sapiente giudice delle bellezze dei suoi potenziali partner maschili, e nelle costruzioni eleganti prodotte dall’uccello giardiniere per incantare la sua futura compagna Darwin suggerisce – pur implicitamente – che si debbano cogliere gli antecedenti evolutivi del senso estetico umano.

Muovendo da queste indicazioni darwiniane, il cui ruolo “fondativo” è incontestabile per qualsiasi ricerca che voglia mettere a tema la genesi evolutiva dell’estetico, il saggio Estetica della contingenza. Exattamenti e pennacchi tra filosofia e biologia propone di guardare alla questione dell’origine dell’attitudine estetica umana attraverso un filtro particolare: quello delle riflessioni di Stephen Jay Gould sul ruolo della “contingenza” nell’evoluzione, specificamente nell’evoluzione delle capacità complesse di Homo sapiens.

La domanda di apertura del saggio mutua chiaramente i termini del discorso gouldiano in Wonderful Life (1989): se riportassimo indietro il film dell’evoluzione, cancellando tutto quel che è successo sino a oggi e facendo ripartire il nastro grosso modo da due milioni di anni fa, nelle fasi iniziali del Pleistocene e all’alba del genere Homo sulla Terra, Homo sapiens tornerebbe a evolvere l’attitudine estetica? Che ruolo ha avuto il fattore contingenza nello sviluppo della nostra capacità di giudicare del bello e del brutto, capacità che, come illustrato da Darwin, non è un unicum umano bensì un comportamento che condividiamo, almeno nei suoi tratti essenziali, con molti altri animali?

L’Estetica, intesa come quella disciplina filosofica che ha avuto il suo battesimo ufficiale alla metà del Settecento, riconosce alla contingenza un ruolo essenziale nella descrizione dell’esercizio della capacità estetica: quando sperimentiamo la bellezza di qualcosa, scrive Kant (1790), questo accadimento si verifica come “una felice contingenza”, un evento che non avremmo potuto preventivare e che col suo verificarsi ci sorprende e ci dà piacere. Si potrebbe, allora, pensare che l’attitudine estetica umana sia contingente tanto quanto al suo esercizio quanto in relazione alla sua genesi evolutiva. Seguendo questa ipotesi, il saggio precisa il riferimento alle riflessioni gouldiane sulla contingenza nei termini di un tentativo di verifica dell’applicabilità del pool di ipotesi exattative messo a punto dal paleontologo americano (exaptation e spandrel) per rendere ragione dell’evoluzione dell’attitudine estetica umana a partire dal senso estetico animale.

L’estetica evoluzionistica è una disciplina giovane, che ha tuttavia già prodotto una mole significativa di contributi (Bartalesi 2012). Se una parte rilevante dei lavori presentati negli anni passati ha fatto proprio il punto di vista della psicologia evoluzionistica, finendo per descrivere la capacità estetica umana nei termini di un (improbabile) modulo o quasi-modulo plasmato dalla selezione naturale per incrementare la fitness di Homo sapiens, oggi si tenta di percorrere vie alternative a questo approccio, che siano più attente agli sviluppi contemporanei della teoria dell’evoluzione (Tedesco 2010). La strada da percorrere è ancora lunga, ma promette risultati interessanti.

Mariagrazia Portera


Bibliografia
  • Portera M., Estetica della contingenza. Exattamenti e pennacchi tra filosofia e biologia, in Premio Nuova Estetica, a cura di Luigi Russo, Palermo, Aesthetica Preprint. Supplementa 2013, pp. 91-112. Il volume che contiene l’articolo è liberamente scaricabile nella sezione “testi” del sito web della Società Italiana d’Estetica.
  • Darwin C., The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex (1871), trad. it. L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, Roma, Newton 2010.
  • Gould S. J., Wonderful Life. The Burgess Shale and the Nature of History (1989), trad. it. La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia, Milano, Feltrinelli 2008.
  • Bartalesi L., Estetica evoluzionistica. Darwin e l’origine del senso estetico, Roma, Carocci 2012. Tedesco S., Morfologia estetica, Palermo, Aesthetica Preprint 2010.