La mano di Lucy

La mano dell’Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene la nota Lucy, avrebbe presentato caratteristiche sia del gorilla, sia dell’uomo moderno

La mano dell’Australopithecus afarensis, la specie a cui appartiene la nota Lucy, avrebbe presentato caratteristiche sia del gorilla, sia dell’uomo moderno. Questo è il risultato di una ricerca pubblicata su American Journal of Physical Anthropology che si è posta di esaminare i resti fossili della mano appartenenti al ritrovamento A.L. 333 (Hadar, Etiopia, 1990-2007). 
Lo studio ha prima fornito la ricostruzione il più possibile plausibile dell’anatomia ossea della mano a partire dai reperti raccolti, di per sé incompleti o insufficienti. Conseguentemente, la conclusione della ricerca è relativa a una ipotesi pur sempre probabilistica ma affidabile. I risultati indicano che le proporzioni della mano di A. afarensis sarebbero differenti da quelle di scimpanzé (immagine) ed oranghi (immagine), ma si ricondurrebbero nella parte superiore a quelle dei gorilla (mano del gorilla) mentre nella parte inferiore a quelle umane. Infatti, rispetto allo scimpanzé e all’orango le dita si presentano più corte, come nel gorilla. Il pollice invece risulta in proporzione più lungo rispetto a tutti i primati citati, ricordando quello umano. Per quanto riguarda il metacarpo, le sue proporzioni presentano invece caratteristiche intermedie tra quelle umane e quelle del gorilla, formando un palmo più largo e più basso rispetto a quello di scimpanzé e orango. 
A livello funzionale questi risultati suggeriscono che nonostante la struttura anatomica complessiva avrebbe permesso una miglior precisione nella presa rispetto a scimpanzé ed oranghi, non sarebbe stata comunque sufficiente per consentire ad A. afarensis un’attività manifatturiera litica come nei suoi successori.
Ernesto Pozzoni
Crediti immagine: Cicero Moraes, da Wikimedia Commons