Come i bonobo usano le espressioni facciali per creare legami durante il sesso
Una ricerca rivela come la sincronizzazione delle espressioni facciali giochi un ruolo chiave nella regolazione dell’eccitazione e nelle relazioni sociali dei bonobo
Nei bonobo il comportamento sessuale svolge funzioni sociali oltre che riproduttive. La mimica facciale riveste un ruolo prioritario e sembra rappresentare un meccanismo selezionato dall’evoluzione. La risposta automatica e mimetica all’espressione facciale del partner, durante l’attività sessuale, non solo prolunga la durata dell’interazione, ma aumenta anche l’intensità dello sfregamento dei genitali. Al termine dell’espressione condivisa, termina anche la spinta sessuale. La mimica facciale e la risposta sincronizzata corrispondono dunque a un picco di intensità e di connessione intima. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Unità di Etologia del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behaviour. La professoressa Elisabetta Palagi, che coordinato lo studio assieme alla dottoranda e collaboratrice Martina Francesconi, spiega:
«La nostra ipotesi è che questa sincronizzazione facciale possa coincidere con il massimo dell’eccitazione. Per la prima volta si mette in relazione l’eccitazione con la mimica. È come se ci fosse uno scambio, una vera e propria sincronizzazione».
«Nei contatti sessuali il linguaggio non verbale sembra essere molto importante – prosegue Palagi – in molti casi più del linguaggio articolato. Le espressioni facciali sono più automatiche, più spontanee. È stato interessante studiare il bonobo perché rappresenta un’ottima specie modello: pratica la sessualità in ogni momento dell’anno, indipendentemente dalla riproduzione, ed è filogeneticamente vicino all’uomo. A differenza dello scimpanzé, utilizza posizioni sessuali che permettono il contatto visivo diretto tra i partner».
Misurare il piacere
Se da un lato, nell’essere umano, indagare il piacere durante l’atto sessuale è complesso (se non impossibile) dall’altro anche nei bonobo — nostri stretti parenti — presenta notevoli difficoltà. Oltre al problema di stabilire il rapporto causa-effetto, ovvero se lo scambio di espressioni facciali provochi l’aumento della stimolazione o se sia la stimolazione a generare le espressioni, esistono difficoltà metodologiche legate alla scelta dei parametri comportamentali. Nonostante ciò, spiega la professoressa Palagi:
«Non abbiamo modo di misurare direttamente il piacere negli animali, ma abbiamo scelto di utilizzare una variabile che misura l’arousal, cioè l’eccitazione. Avevo già dimostrato che la presenza della tipica espressione facciale, simile a un sorriso tirato, aumenta la durata della sessione. Il contatto sessuale aumentava nel tempo se c’era una risposta mimica a specchio. La domanda era: esiste una risposta a specchio perché gli animali intensificano la stimolazione, oppure la risposta a specchio serve a sintonizzarsi, a mettersi d’accordo e quindi ad aumentare la velocità della stimolazione sessuale?»
Per comprendere il meccanismo, il gruppo di ricerca ha ristretto l’analisi a brevissime finestre temporali, osservando i momenti immediatamente precedenti, concomitanti e successivi all’espressione facciale condivisa, e confrontandoli con sessioni in cui l’espressione era assente o presente solo in uno dei due individui.
«L’obiettivo era capire cosa accadesse subito dopo, nel momento in cui il contatto facciale si interrompeva. Abbiamo suddiviso i contatti sessuali in tre gruppi: nel primo nessuno dei due partner mostrava espressioni facciali; nel secondo solo uno dei due; nel terzo entrambi. Abbiamo quindi misurato non la durata della sessione, ma il ritmo, ovvero la velocità degli strofinamenti, che rappresenta un indicatore dell’eccitazione. Ogni sessione è stata suddivisa in tre fasi: prima, durante e dopo. Nei casi in cui non erano presenti espressioni facciali, il ritmo restava molto lento. Quando l’espressione era presente in uno solo dei partner, il ritmo aumentava leggermente, ma senza differenze significative. Quando invece l’espressione era condivisa, si osservava un brusco calo del ritmo subito dopo l’evento mimico, come se si spegnesse un interruttore».
In un’ulteriore analisi, la finestra temporale è stata ristretta a un secondo prima e un secondo dopo l’evento. Anche in questo caso è emerso un rallentamento netto e immediato della stimolazione subito dopo la mimica. È come se l’interruzione del contatto facciale determinasse istantaneamente la fine del picco di eccitazione.
Per la prima volta è stato dunque dimostrato che la condivisione delle espressioni facciali — il condividere lo stesso linguaggio non verbale — corrisponde a un momento culminante del contatto sessuale e che l’evoluzione potrebbe aver favorito questo meccanismo. Sebbene sia difficile stabilire un legame diretto con l’orgasmo, i ricercatori ritengono che tali scambi siano modulati dalle espressioni facciali e dalla loro risonanza reciproca. Si tratta di una base solida per lo studio delle radici evolutive del linguaggio non verbale nella sessualità umana.
Lo specchio nell’evoluzione
Rispecchiarsi nell’altro, riconoscersi attraverso l’imitazione del linguaggio corporeo, favorisce una sintonia che nei gruppi sociali risulta estremamente vantaggiosa. Applicato alla sessualità, questo meccanismo produce benefici diretti in termini di riproduzione, difesa della prole e cura parentale. Come spiega la dott.ssa Palagi nel caso specifico dei bonobo:
«Il sesso nei bonobo va oltre la funzione riproduttiva. È un collante sociale, al punto che si crea una confusione di paternità: un maschio non è in grado di riconoscere il proprio figlio. Questo riduce il rischio di infanticidio, molto più alto negli scimpanzé. In questi ultimi, infatti, la sessualità è coercitiva: il maschio isola la femmina nei periodi di massima fertilità, diventando consapevole della propria paternità. Nei bonobo accade il contrario. Non esiste coercizione sessuale. Le femmine, pur non essendo imparentate, formano alleanze e possono diventare aggressive nei confronti dei maschi insistenti. Queste alleanze conferiscono loro una posizione dominante all’interno del gruppo. I maschi, invece, pur essendo imparentati, non formano coalizioni stabili perché, a differenza delle femmine che migrano garantendo il flusso genetico, restano nel gruppo natale».
In una specie in cui l’interazione sessuale assume un valore che va ben oltre la riproduzione, e si inserisce in un sistema basato su alleanze e tolleranza, utilizzare il comportamento sessuale per creare legami e ampliare le reti sociali rappresenta un enorme vantaggio evolutivo. I meccanismi che migliorano la performance relazionale tendono quindi a essere selezionati, poiché favoriscono la stabilità dei gruppi. Se la funzione è creare legami sociali, chi riesce meglio in questo compito ottiene maggiori benefici in termini di integrazione e successo riproduttivo.
Queste osservazioni suggeriscono che anche nell’essere umano il comportamento sessuale, quando accompagnato da un linguaggio emotivo condiviso e da una profonda sintonia, possa assumere un ruolo centrale nella costruzione delle relazioni e nella coesione sociale.
Riferimenti:
“SEX in Bonobos: The Intensity of Sexual Stimulation Sharply Drops after Facial Mimicry.” Evolution and Human Behavior, vol. 47, no. 1, doi:10.1016/j.evolhumbehav.2025.106786. Accessed 2 Jan. 2026.
Foto in apertura: di Rob Bixby, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Biologo molecolare, ha svolto attività di ricerca per un breve periodo pubblicando su importanti riviste di settore. Attirato dalla comunicazione ha lavorato per aziende farmaceutiche e infine ha trovato la sua consona espressione nell’insegnamento e nella divulgazione scientifica. Per certificare le competenze di divulgazione ho svolto un corso con Feltrinelli con docenti S.I.S.S.A. Scrive di scienza in diversi ambiti.


