Preferenze condivise: il sorprendente allineamento tra orecchio umano e richiami di corteggiamento degli animali

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Perché certi suoni ci piacciono più di altri? E le nostre preferenze sono simili a quelle degli animali? Un team internazionale guidato dallo Smithsonian Tropical Research Institute (STRI) ha cercato di rispondere a queste domande attraverso un esperimento sonoro, i cui risultati sono stati pubblicati su Science.

Mammiferi, rettili, uccelli e insetti hanno evoluto un’ampia varietà di strategie comunicative basate su suoni, colori, odori e movimenti. In molte specie, per esempio, l’attrazione del partner avviene tramite canti o vocalizzazioni e la “bellezza” del richiamo può determinare il successo della conquista. Alla base di queste preferenze si trova la teoria della “segnalazione onesta”, secondo cui la scelta di un certo suono rifletterebbe la qualità del partner, portando così un beneficio sia all’ascoltatore sia alla specie.

Tuttavia, questa teoria non sempre trova conferme. Studi dettagliati spesso non riescono a individuare prove che dimostrino una relazione diretta tra determinate caratteristiche sonore ed effettivi tratti che possano costituire un vantaggio, suggerendo come le predilezioni possano avere altre funzioni o persino emergere in modo incidentale.

Anche gli esseri umani appartengono al regno animale, ma come percepiscono i suoni prodotti dalle altre specie? Per rispondere a questa domanda, gli scienziati dello Smithsonian Tropical Research Institute (STRI), insieme a ricercatori di Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda, hanno organizzato un esperimento di citizen science che permettesse di capire se anche gli esseri umani mostrano predilezioni simili a quelle degli animali verso determinati richiami di accoppiamento. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Science.

Un gioco come strumento per la ricerca

Nel dettaglio, il team ha testato le preferenze umane per diversi versi animali – alcune specie di rane, topi, uccelli e, per i mammiferi, vocalizzazioni di gelada – attraverso un gioco online che proponeva 16 coppie di suoni. Per ogni coppia, i partecipanti dovevano scegliere il verso preferito, mentre la piattaforma registrava la scelta e il tempo di risposta. Per verificare che le decisioni non fossero casuali, alcune coppie venivano riproposte più volte. Prima di iniziare, ai partecipanti veniva chiesto se suonassero uno strumento, il loro rapporto con la musica, la capacità di ascolto e l’eventuale esperienza professionale con animali, per valutare se questi fattori potessero influenzare i risultati.

Persone e animali prediligono gli stessi suoni

L’analisi dei dati ha mostrato un’ampia sovrapposizione tra le preferenze umane e quelle animali. Più forte era la predilezione di un animale per un determinato suono, più era probabile che un essere umano lo scegliesse come preferito – e lo facesse più rapidamente. La concordanza era particolarmente evidente per i suoni a bassa frequenza (toni più bassi) e per quelli arricchiti da abbellimenti acustici come trilli, clic e schiocchi. Inoltre, non è emersa alcuna influenza significativa della competenza musicale o dell’esperienza con suoni animali sull’allineamento con le preferenze.

Interessante invece come le persone che hanno dichiarato di ascoltare molta musica e di avere buone capacità di ascolto – come riconoscere melodie, note stonate o motivi fuori tempo – hanno mostrato una maggiore affinità con le preferenze delle altre specie. Questo risultato può essere derivato dal fatto che tali partecipanti abbiano una maggiore attenzione o siano più capaci di discriminare tra i suoni in una coppia.

La strada per svelare i segreti delle preferenze è ancora aperta

Ma quali sono le caratteristiche rendono un suono più preferibile di un altro? Al momento è difficile dirlo: nessuna singola proprietà acustica è risultata sufficiente a predire la concordanza tra esseri umani e altri animali. Tuttavia, i risultati indicano che potrebbero esistere relazioni forma-funzione nei segnali acustici legati all’attrazione, e che gli esseri umani siano sensibili a queste relazioni anche in specie molto distanti dalla propria. Nel complesso, lo studio conferma l’idea che una singola specie possa mostrare preferenze simili a quelle di un’ampia gamma di taxa nei confronti di diversi stimoli acustici.

Darwin notò che gli animali sembrano avere un ‘gusto per il bello’ che a volte rispecchia le nostre preferenze”, ha dichiarato il biologo Michael J. Ryan, tra gli autori dello studio.

Noi dimostriamo che l’osservazione di Darwin sembra essere vera in senso generale, probabilmente a causa delle numerose caratteristiche del sistema sensoriale che condividiamo con altri animali.” 

Riferimenti

James, Logan S., Sarah C. Woolley, Jon T. Sakata, Courtney B. Hilton, Michael J. Ryan, and Samuel A. Mehr. “Humans Share Acoustic Preferences with Other Animals.” Science, March 19, 2026. https://www.science.org/doi/10.1126/science.aea1202

Immagine: generata con intelligenza artificiale