Delitti irrisolti

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A monte! Tutto da rifare. Di che stiamo parlando? Delitti, signori miei…Un caso che sembrava ormai archiviato per la NASA, è stato infatti inaspettatamente riaperto. Un efferato omicidio plurimo di proporzioni notevoli, pare. Le vittime: i dinosauri. Il luogo: il Golfo del Messico. Ora del delitto: l’ora precisa non si sa, ma all’incirca 65 milioni di anni fa. Arma del […]

A monte! Tutto da rifare. Di che stiamo parlando? Delitti, signori miei…Un caso che sembrava ormai archiviato per la NASA, è stato infatti inaspettatamente riaperto. Un efferato omicidio plurimo di proporzioni notevoli, pare. Le vittime: i dinosauri. Il luogo: il Golfo del Messico. Ora del delitto: l’ora precisa non si sa, ma all’incirca 65 milioni di anni fa. Arma del delitto: un sasso. Beh, un grosso sasso. Colpevole: or incomincian le dolenti note. Ma andiamo con ordine. 

Le prime ricostruzioni ci portano al 2007. I dati in luce visibile raccolti da telescopi di terra indicano che, 160 milioni di anni fa, l’enorme asteroide Baptistina si scontrò con un suo simile nella fascia principale tra Marte e Giove. Il tamponamento provocò una pioggia di frammenti, la cosiddetta famiglia Baptistina; una famiglia ben piazzata, possiamo dire: avete presente le montagne? Ora fatele volare. Una di queste, una pietruzza da 10 km di diametro, finì verso la Terra dopo un viaggio di poco meno di 100 milioni di anni. Ciao ciao T. rex. L’arringa è elegante, la condanna appare ormai scontata e tutto torna. No? No. Qualcuno nel distretto di Washington non è convinto. Che fare? 

Un saggio doveva dirimere la questione. Si rese necessario mandare in orbita un satellite. Per la raccolta dati niente più luce visibile, bensì infrarossa. Il telescopio, chiamato per l’appunto WISE (che significa saggio, ma è anche acronimo di Wide-field Infrared Survey Explorer), ha sondato l’intero campo celeste dal gennaio 2010 a febbraio 2011. Già che c’erano, gli studiosi hanno assegnato una parte della campagna all’asteroid-hunting (caccia agli asteroidi). Tale parte del progetto, sviluppata all’interno del programma osservativo NEO (Near Earth Object), è stata chiamata NEOWISE (al bando le inutili fantasie). Nuovosaggio ha catalogato più di 157000 asteroidi della fascia principale, scoperto più di 33000 nuovi oggetti e ridimensionato le probabilità che un asteroide ci faccia raggiungere il T. rex. Tutto molto interessante, ma non per noi: che ci ha detto il saggio di Baptistina? 

Baptistina ha un alibi. Quali elementi lo provano? Cosa ha misurato esattamente WISE? Dimensioni dei corpi e loro riflessività, ovvero il rapporto tra flusso riflesso e flusso incidente valutato alle varie lunghezze d’onda. Sì, è un nome leggermente cacofonico e bruttino. Potremmo utilizzare anche il nome “riflettanza”, ma non credo che la cosa migliorerebbe. In astronomia solitamente si preferisce il termine “albedo”. Molto poetici, noi astrofisici. Ma come può l’albedo scagionare Baptistina? Uno dei modi in cui è possibile rilevare un asteroide è osservare la luce visibile da esso riflessa. Ma, se non si sa quanto sia riflettente la sua superficie, è difficile stabilirne accuratamente le dimensioni. Le osservazioni in infrarosso permettono invece una stima più accurata, in quanto rilevano anche la luce proveniente dall’asteroide stesso, che è peraltro in relazione alla temperatura del corpo. Una volta nota la dimensione, la riflettività dell’oggetto può essere ricalcolata combinando i dati infrarossi e quelli in ottico (raccolti, cioè, in luce visibile). Tra i circa 120000 asteroidi della fascia principale di cui il team di NEOWISE ha misurato le dimensioni e la riflettanza, 1056 sono membri della numerosa famiglia Baptistina. Una volta stimata anche la loro composizione (grazie all’albedo), è possibile calcolare quanto tempo è servito ai frammenti, dopo lo scontro, per raggiungere le loro posizioni attuali. Asteroidi più grandi non si disperdono infatti nelle loro orbite tanto velocemente quanto i più piccoli. A parità di forza impressa all’atto del lancio, un boccino viaggia molto più velocemente di una boccia. Ebbene, gli scienziati stimano che la frammentazione di Baptistina avvenne 80 milioni di anni fa, e non 160: la scheggia assassina avrebbe quindi dovuto colpire la Terra in soli 15 milioni di anni, e non 95! 

Che la pietruzza avesse urgenza di ammazzare i lucertoloni? Dovete sapere che gli asteroidi, nella fascia principale, sono molto disciplinati: ogni tanto si tamponano o superano i limiti di velocità, ma seguono più o meno tutti il Codice della Risonanza Secolare. Senza entrare nelle finezze del legiferatore, vi basti sapere che gli ausiliari del traffico Giove e Saturno creano, grazie alla loro gravità, dei punti detti “di risonanza”: qui gli asteroidi vengono trattati come palline di un flipper, il cui destino è essere espulsi dalla cintura e magari finire verso la Terra. Il processo, però, necessita normalmente di diverse decine di milioni di anni, e non abbiamo prove che il nostro omicida avesse particolare fretta. No, niente da fare: Baptistina non avrebbe avuto il tempo necessario a eludere la sorveglianza di Giove e Saturno ed agire indisturbata. 

Abbiamo quindi una scena del crimine, un’arma e un’ora del delitto, ma nessun colpevole. Uno dei più grandi misteri rimane quindi un cold case. L’indagine è ancora aperta! 

Luca Perri 

Riferimenti: 
http://www.nasa.gov/mission_pages/WISE/main/index.html 
http://wise.ssl.berkeley.edu/ 
http://www.jpl.nasa.gov/wise/