In ricordo di Giorgio Panini

Nei giorni scorsi è mancato Giorgio P. Panini, uno dei più grandi traduttori italiani di testi scientifici: un ricordo di Telmo Pievani


Aveva occhi che saettavano, ironici e dolci. Nascosta dietro la timidezza, la lingua era pungente, implacabile contro cialtroni e incompetenti, dotata di quel rigore intransigente che ormai è andato per lo più perduto e che invece dovremmo recuperare. Nei giorni scorsi è mancato Giorgio P. Panini, un amico di Pikaia, un uomo coltissimo di scienza e sopraffino traduttore di testi scientifici. Fu un antesignano della lotta alla fake news e alle sciocchezze importate dall’estero, che fossero sulla cosmologia o sull’evoluzione. Diceva che la buona divulgazione, decentemente tradotta, doveva innanzitutto fare piazza pulita degli errori che normalmente sono introdotti quando una teoria scientifica viene comunicata al pubblico generale. In effetti, se leggiamo le sue rese italiane di famosi saggi scientifici, vi troviamo tutta la sua pulizia di fraseggio, l’eleganza unita alla ricchezza lessicale.

Giorgio è stato un maestro per una generazione di giovani traduttrici e traduttori che oggi si fanno valere. Nel 2002 e 2003 partecipò all’impresa titanica di tradurre il tomo di 1700 e più pagine di Stephen J. Gould, “La struttura della teoria dell’evoluzione” (Codice Edizioni; Giorgio tradusse il primo, stupendo capitolo), occupandosi di addomesticare sapientemente la prosa lussureggiante e talora straripante del paleontologo newyorkese. Nel 2011 aveva vinto il Premio Monselice per la traduzione (così come due anni prima), regalando alla platea una breve ma densissima lezione sul suo modo di intendere la divulgazione e la traduzione scientifica (la si può rivedere qui). Parlando di Big Bang e citando uno dei suoi fisici preferiti, Frank Close, in quel discorso definiva noi umani come “piccoli insiemi di atomi che sono capaci di pensare anche a come è cominciato tutto”.

Ciao Giorgio, e grazie. Che i tuoi atomi tornino a fecondare l’universo.