Incisioni su gusci d’uova di struzzo di 60.000 anni fa: la prima rappresentazione grafica “complessa”?

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Dalla cultura materiale africana denominata Howiesons Poort sono giunte fino a noi le prime rappresentazioni geometriche realizzate sui gusci d’uovo di struzzo: potrebbero aprire nuovi scenari verso un’analisi cognitiva e comportamentale di Homo sapiens nella fase finale dell’Età della Pietra Media Africana

Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Plos One, diretto da un gruppo di ricerca tutto italiano dell’Università di Bologna e La Sapienza di Roma, presenta la prima analisi geometrica e spaziale quantitativa dei frammenti di gusci d’uovo di struzzo incisi recuperati da alcuni siti archeologici riferibili alla cultura materiale Howiesons Poort e datati alla fase finale dell’Età della Pietra Media Africana. Le incisioni geometriche presenterebbero caratteristiche non casuali, un’elevata regolarità formale e un’organizzazione minuziosa dello spazio. Questi risultati, se convalidati da ulteriori indagini dirette sul materiale archeologico supportate da lavori sperimentali, potrebbero confermare la prima espressione materiale di una rappresentazione grafica “complessa” in senso geometrico-spaziale.

La cultura di Howiesons Poort

In Europa e in Africa si utilizzano terminologie differenti per indicare le fasi più antiche della Preistoria. Mentre nel continente europeo si fa riferimento al Paleolitico inferiore, al Paleolitico medio e al Paleolitico superiore, nel continente africano si parla di Età della Pietra che viene distinta in Prima Età della Pietra, Età della Pietra Media ed Età della Pietra Recente. La cultura materiale, o tecno-complesso, di Howiesons Poort si colloca all’interno dell’Età della Pietra Media Africana e annovera alcune tra le più importanti innovazioni tecnologiche del periodo. Nell’Africa meridionale le indagini riguardanti la cultura materiale di Howiesons Poort condussero a importanti scoperte archeologiche e comportamentali, tra cui le più antiche evidenze di incisioni geometriche su frammenti di gusci d’uovo di struzzo.

L’utilizzo delle uova di struzzo come contenitori, a volte decorati esternamente, è una pratica ancor’oggi molto comune nell’Africa meridionale. Secondo gli autori, i frammenti qui analizzati, che sono anche i più antichi, potrebbero risalire tra 65.000 e 60.000 anni fa dal presente. Nonostante provengono da tre differenti siti archeologici essi presentano delle caratteristiche in comune tali da aver condotto il gruppo di ricerca ad analizzarli in maniera congiunta.

I tre siti di riferimento sono: Klipdrift Shelter, Diepkloof Rock Shelters e Apollo 11 Cave. Il Klipdrift Shelter è un sito archeologico dell’Età della Pietra Media associato alla cultura Howiesons Poort e situato all’interno della riserva naturale De Hoop Nature, in Sudafrica. Il Diepkloof Rock Shelter, localizzato anch’esso in Sudafrica, è uno dei siti più importanti per queste cronologie e, nonostante sia caratterizzato da occupazioni umane ripetute e prolungate nel tempo, le fasi più importanti appartengono senza dubbio alla cultura di Howiesons Poort. Infine, Apollo 11 Cave si trova nelle Huns Mountains nel sud della Namibia.

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Localizzazione dei tre siti archeologici. Fonte: Decembrini, V., Ottaviano, L., Cartolano, M., Spinapolice, E. E. & Ferrara, S. (2026). Earliest geometries: A cognitive investigation of Howiesons Poort engraved ostrich eggshells. PLOS One. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0338509, p. 3.

Le decorazioni incise: tra ricorrenze e regolarità misurabili

I frammenti dei gusci d’uovo di struzzo sono caratterizzati da motivi decorativi composti da linee incise organizzate tra loro in precise configurazioni ricorrenti. Questa ricorrenza ha permesso di riconoscere e classificare i reperti in base a gruppi di motivi incisi, distinti in base alle loro caratteristiche geometriche.

Dopo aver ricalcato le incisioni di 112 frammenti, il gruppo di ricerca ha scomposto le incisioni in segmenti di base e ne ha analizzato le geometrie per tentare di comprendere se queste fossero frutto di “eventi casuali” oppure il risultato di meccanismi cognitivi iterativi accompagnati da una pianificazione visuo-spaziale. Per meccanismo o processo cognitivo iterativo s’intende un processo mentale dove il cervello ripete in maniera ciclica una serie di operazioni al fine di migliorare progressivamente l’apprendimento e – attraverso la generazione di più idee che vengono sottoposte ad una valutazione e riflessione – a prendere decisioni o a giungere alla soluzione di un problema. Invece, quando si parla di pianificazione visuo-spaziale si fa riferimento alla capacità di organizzare mentalmente le azioni attraverso le informazioni visive che si posseggono, incluse le relazioni spaziali tra gli oggetti e/o tra l’oggetto e l’ambiente. Nella vita di tutti i giorni è possibile fare esperienza di questi processi all’apparenza inconsci: una diciottenne alle prime guide che si approccia al parcheggio in luoghi stretti e scomodi oppure studentesse alle prese con il disegno geometrico. Solo con la ripetizione, e quindi molta pratica, e una chiara organizzazione mentale dello spazio sarà possibile con il tempo conseguire dimestichezza e portare a termine queste operazioni in maniera sempre più fluida e precisa.

Tra le caratteristiche geometriche esaminate vi sono le tipologie di linee, la presenza o meno di parallelismo, il grado e il numero di intersezioni tra due linee e le regolarità spaziali all’interno dei singoli frammenti. Le geometrie rappresentate sono le linee rette e curve, i segmenti paralleli e secanti e gli angoli retti e non retti. La variabile più comune e ricorrente riguarda la creazione di linee rette, di segmenti paralleli e la formazione di angoli retti. Sono altresì presenti alcuni segni che si discostano dalle caratteristiche di base e potrebbero essere legati a gesti sovrapposti o a errori causati dalle irregolarità della materia prima.

L’elevato grado di ripetizione degli stessi elementi geometrici con precise caratteristiche e la relativa regolarità strutturale suggerisce, secondo gli autori, una significativa pianificazione visiva e intenzionalità compositiva. I motivi decorativi sono ottenuti attraverso la ripetizione di determinate operazioni, come la rotazione, la traslazione, l’iterazione e l’incorporazione. La logica geometrica interna che guida la rappresentazione grafica appare più chiara nei casi in cui vengono realizzati motivi a banda tratteggiata e a griglia, dove il grado di organizzazione spaziale richiesto è maggiore. La regolarità delle strutture geometriche emerge non solo dal parallelismo e dal grado di intersezione, ma anche dalla regolarità delle distanze che domina la distribuzione spaziale nei singoli frammenti.

Una grammatica geometrica complessa? Sì, ma c’è bisogno di ulteriori dati

Ci troviamo di fronte ad una prima, iniziale, analisi quantitativa delle configurazioni geometriche emerse nei contesti archeologici di Howieson Poort. I risultati ottenuti mostrano come Homo sapiens durante la tarda Età della Pietra Media Africana fosse in grado di padroneggiare le raffigurazioni geometriche anche attraverso un’accurata pianificazione prima dell’esecuzione.

Le operazioni eseguite – seppur semplici, ma ricorrenti – sono organizzate a livello spaziale per formare motivi geometrici strutturati e regolari. Un tale elevato grado di regolarità formale e spaziale restituisce l’immagine di una “grammatica geometrica”, ovvero un sistema coerente caratterizzato da precise procedure operative che conducono alla realizzazione di motivi decorativi attraverso una logica interna stabile e ricorrente. Per semplificare e chiarire quest’ultimo concetto, si potrebbe pensare ai processi di standardizzazione delle decorazioni geometriche dei vasi o delle attuali piastrelle da cucina, dove vengono riprodotti sempre gli stessi motivi decorativi, come triangoli, spirali, linee ondulate o rette. Ciò vuol dire che queste popolazioni di Homo sapiens fossero in grado di ripetere gesti (in questo caso, segni geometrici incisi) incorporandoli in strutture gerarchiche e mantenendo una coerenza visiva in tutto il palinsesto.

Queste incisioni, dunque, potrebbero testimoniare la genesi della rappresentazione grafica “complessa” e ricorrente in senso geometrico-spaziale e potrebbero attestare la capacità di Homo sapiens di organizzare il pensiero geometrico.

Nonostante il tema sia molto interessante, è necessario sottolineare alcune criticità. I frammenti analizzati sono numericamente scarsi e sono stati analizzati solo indirettamente. Pertanto, per poter giungere a conclusioni più solide saranno necessari database costituiti da un maggior numero di reperti, preferibilmente da analizzare direttamente, e supportati da solidi lavori sperimentali.

Riferimenti

Decembrini, V., Ottaviano, L., Cartolano, M., Spinapolice, E. E. & Ferrara, S. (2026). Earliest geometries: A cognitive investigation of Howiesons Poort engraved ostrich eggshells. PLOS One. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0338509

In apertura: alcuni dei frammenti di uova di struzzo incise oggetto dello studio (Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0)