Le sfumature del sacro per proteggere l’aye-aye.
Comprendere il caleidoscopio di leggende, credenze e pratiche delle comunità rurali del Madagascar può suggerire piani di conservazione mirati ed efficaci per l’aye-aye
Nero, solitario, schivo. Occhi spalancati, sguardo vigile, un dito molto più lungo delle altre dita, orecchie enormi e sproporzionate, denti a crescita continua da roditore. È attivo di notte, si muove su territori vastissimi ed è molto difficile incrociarne lo sguardo. Può sembrare un demone, ma è l’innocuo e minacciato lemure aye-aye del Madagascar (Daubentonia madagascariensis ), classificato nella Red List della IUCN “Endangered”, a rischio estinzione. A minacciarne l’estinzione, l’essere umano. Non solo a causa della deforestazione, non solo per profitto, ma anche a causa di credenze, leggende, forme spirituali delle popolazioni locali. Un caleidoscopio di narrazioni sacre che diventano tabù tramandati oralmente. In lingua malgascia si chiamano fady, norme di comportamento sociale diverse per ciascuna comunità che rendono complesso un intervento di conservazione a causa della loro strabiliante eterogeneità di espressione. Questo il tema di un recente lavoro pubblicato su International Journal of Primatology.
L’aye-aye nelle tradizioni locali
Per sviluppare nuove strategie di conservazione dello aye-aye nelle diverse regioni e nelle diverse comunità del Madagascar è indispensabile considerare anche queste tradizioni. Come sottolinea il dott. Alessio Anania, Visiting Research Fellow alla Oxford Brookes University e primo autore dello studio:
“Occorre cogliere la complessità del sistema spirituale all’interno del quale molte specie iconiche, carismatiche, hanno un posto e un ruolo reificato in pratiche di comunità, altrimenti i programmi di conservazione possono rivelarsi inefficaci.”
“Il punto non è se l’aye-aye provochi disgrazie o porti fortuna – prosegue Anania. Quello che importa è che si crede sia abitato da uno spirito ancestrale o da uno maligno. Non si tratta di una superstizione, ma di una credenza religiosa, perché l’associazione tra l’incontro con l’animale e un evento successivo viene spiegata dalla presenza di uno spirito. Ed esiste una grande variabilità di credenze e pratiche tra regioni, tra comunità e persino tra famiglie dello stesso villaggio.”
Da Nord a Sud, da Est a Ovest, le narrazioni sull’aye-aye cambiano, formando un quadro di racconti e norme sociali ricco di sfumature. Se nel Nord viene ucciso a vista perché considerato portatore di sventura a causa di uno spirito vendicativo, nell’Est e nel Sud-Est viene trattato come una persona o addirittura un re se trovato morto, e celebrato con riti funebri degni di un essere umano. Presso una comunità del Nord-Est, i guaritori tradizionali ne utilizzano le zampe convinti che possano curare il cancro o il pelo del muso come talismano per ingannare, convincere, sedurre. Alcune comunità dell’Est e Sud-est credono che il suo nido possa portare fortuna.
“È dalla fine dell’Ottocento – racconta Anania – che negli scritti di naturalisti, etnografi, missionari, viene menzionato l’aye-aye come animale particolare nella cultura locale. Ma poi è prevalsa una narrazione “pop”: se guardiamo siti e pubblicazioni divulgative, sembra che l’aye-aye venga sempre percepito come demoniaco, secondo il costume prevalente delle zone a Nord, e quindi vittima di persecuzione. Il nostro obiettivo è quello di superare questa semplicistica visione e la domanda dicotomica: Sacro o demoniaco?“
“Il nostro è il primo studio che cerca di cogliere la grande diversità e complessità di tradizioni associate all’ aye-aye nel Madagascar orientale con un approccio sistematico – continua il ricercatore. Abbiamo cercato di indagare molti aspetti che si compenetrano. Quando parlo di narrazioni, parlo di leggende e testimonianze oculari che tracciano l’origine di credenze e tabù e che permettono a queste di fissarsi nell’immaginario collettivo delle comunità locali. Siamo di fronte a un’infinità di credenze, ma anche di svariate pratiche. Non solamente di pratiche funerarie ma anche magico-terapeutiche come creazione di manufatti magici utilizzati come strumenti di persuasione o di guarigione. Tutte queste informazioni, oltre a renderci maggiormente consapevoli riguardo al ruolo che questo animale ricopre nella cultura locale, forniranno alle istituzioni di conservazione un quadro più preciso.“

Oltre la narrazione semplicistica: la complessità delle credenze sull’aye-aye in Madagascar
Una visione semplicistica risulta infatti insufficiente nel progettare pratiche di conservazione efficaci. Si è resa quindi necessaria una mappatura dell’immaginario spirituale. Lo studio ha indagato le aree del Nord-Est, Centro-Est, e Sud-Est del Madagascar per caratterizzare in maniera dettagliata le diverse percezioni dell’animale da parte delle comunità locali. Come descrive il dott. Anania:
“Negli ultimi 25 anni, nei report di biologi e conservazionisti, sono stati riportati vari casi di uccisione di aye-aye legati alle credenze locali, e sono osservazioni di grande interesse conservazionistico, ma confermano una narrazione semplicistica, ovvero che in Madagascar l’aye-aye sia considerato un animale demoniaco e venga ucciso a vista. La nostra proposta è quella di comprendere la complessità delle credenze e delle pratiche riferite all’aye-aye nelle diverse regioni del Madagascar, non sempre associate a percezioni negative”.
“Nel 2018 stavo conducendo interviste nei villaggi attorno alla foresta di Vohimana nell’est del Madagascar, – racconta Anania – e mi capitò di incorrere nella descrizione di pratiche funerarie dedicate all’aye-aye. Casualmente parlandone con il prof. Giuseppe Donati, dell’Università Oxford Brookes e senior author dell’articolo, durante il workshop della IUCN Red List dedicato ai lemuri, ci siamo scambiati evidenze di queste pratiche funerarie. Mentre personalmente le avevo registrate nell’ Est, il prof. riportò casi registrati nell’estremo Sud-Est, da Fiona Besnard, co-autrice dell’articolo. Abbiamo condotto interviste semistrutturate: Fiona Besnard nell’estremo Sud-Est e io nell’ Est e a questo si è aggiunto anche un ricercatore malgascio, Delaid Rasamisoa, che invece le ha condotte Nord-est.”
Mappare pratiche culturali per progettare pratiche di conservazione
Lo studio è solo un primo passo di un percorso che ha come obiettivo la mappatura della complessità delle percezioni e delle tradizioni delle popolazioni locali. In futuro, questi dati possono aprire nuove prospettive strategiche di conservazione, agendo in maniera particolare, precisa, localizzata, rimodulando la percezione dell’aye-aye senza interferire con le culture locali, evitando errori già commessi. Spiega il dott. Anania:
“Noi autori invitiamo alla cautela mettendo in guardia su pratiche che potrebbero mettere a rischio i piani di protezione, come l’introduzione di nuovi tabù presso alcune comunità locali, presentandoli come fady. Cosi come rinforzare la paura, diffusa in altre zone, che uccidere l’animale porti disgrazie. Non solo non è etico, ma nemmeno efficace. Presso alcune comunità, per esempio, si credeva che ci fossero persone in possesso di un talismano in grado di neutralizzare il potere nefasto dell’animale. La nostra proposta è di studiare in profondità quale sia il posto occupato dall’ animale nel sistema spirituale locale.“
“Crediamo che possa essere una buona pratica lavorare con le nuove generazioni attraverso programmi di educazione – prosegue il ricercatore. Questi possono tenere in considerazione le tradizioni e allo stesso tempo cercare di trasmettere conoscenze ecologiche, come ad esempio gli effetti positivi che la presenza dell’animale in loco può portare alle persone tramite il mantenimento di rete ecologiche. Un classico esempio è quello di presentare i lemuri come agenti di dispersione dei semi che facilitano la rigenerazione della foresta. È utile anche concentrare l’attenzione su quei comportamenti sociali simili agli esseri umani che generano empatia come le cure parentali.“
Conclude il dott. Anania:
“Una conservazione efficace dovrebbe evitare semplificazioni e generalizzazioni. Occorre capire e rispettare il sistema spirituale locale in cui animali come serpenti, camaleonti e l’aye-aye occupano un posto particolare. E possono ispirare paura. Lavorare all’interno della cosmologia malgascia, e non contro di essa, con uno sguardo alle specificità locali, è la chiave per proteggere l’aye-aye e altre specie minacciate.“
Riferimenti:
Anania, Alessio, et al. “Unshrouding Narratives, Beliefs, and Practices Related to the Aye-Aye (Daubentonia Madagascariensis) in Eastern Madagascar.” International Journal of Primatology, Oct. 2025, pp. 1–39, doi:10.1007/s10764-025-00515-0.
Foto in apertura: di nomis-simon, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Biologo molecolare, ha svolto attività di ricerca per un breve periodo pubblicando su importanti riviste di settore. Attirato dalla comunicazione ha lavorato per aziende farmaceutiche e infine ha trovato la sua consona espressione nell’insegnamento e nella divulgazione scientifica. Per certificare le competenze di divulgazione ho svolto un corso con Feltrinelli con docenti S.I.S.S.A. Scrive di scienza in diversi ambiti.

