L’evoluzione della tolleranza al latte tra gli africani

  La tolleranza al latte degli adulti e’ dovuta ad una particolare mutazione, intervenuta tra le popolazioni che  allevano da lungo tempo bovini da latte, che permette all’enzima Lattasi (LCT) di continuare ad essere prodotto anche dopo l’infanzia, periodo in cui i cuccioli d’uomo (fino ai quattro anni) si cibano in genere di latte. Normalmente questo enzima cessa di essere

 

La tolleranza al latte degli adulti e’ dovuta ad una particolare mutazione, intervenuta tra le popolazioni che  allevano da lungo tempo bovini da latte, che permette all’enzima Lattasi (LCT) di continuare ad essere prodotto anche dopo l’infanzia, periodo in cui i cuccioli d’uomo (fino ai quattro anni) si cibano in genere di latte. Normalmente questo enzima cessa di essere prodotto, ed e’ per questo che molti adulti umani risultano intolleranti al latte (o meglio al suo zucchero principale, il lattosio), in quanto incapaci di metabolizzarlo.

L’analisi genetica di particolari popolazioni dell’Africa orientale, condotta da un team internazionale guidato dalla biologa Sarah Tishkoff della University of Maryland, e pubblicata online in questi giorni su Nature Genetics, dimostra con straordinaria precisione che, a partire dal momento in cui un gruppo etnico ancestrale ha cominciato ad allevare bestiame e a cibarsi del latte, circa 7000 anni fa, si e’ evoluta in esso e nei suoi discendenti la capacita’ di tollerare il lattosio in eta’ adulta, e tutto cio’ indipendentemente dallo stesso adattamento intervenuto in noi europei: la particolare mutazione favorevole e’ passata a lungo inosservata, proprio perche’ si trova in una regione genica differente, sempre sul cromosoma 2,  da quella dove e’ intervenuta la mutazione tra i nord-europei.  La ricerca ha comportato il paziente campionamento e l’analisi di piu’ di 500 reperti di DNA delle attuali popolazioni maggiormente dedite alla pastorizia, provenienti da regioni quali Arusha e Dodoma in Tanzania, Rift Valley e Nyanza in Kenya, Khartoum e Kasala nel Sudan. Come gruppo di controllo si e’ utilizzato il DNA di alcune popolazioni ancora allo stato di cacciatori-raccoglitori. L’analisi di ben 123 differenze genetiche in una regione di oltre tre milioni di basi ha rivelato la presenza di tre mutazioni, emerse in momenti differenti nelle diverse regioni: la piu’ significativa e’ risultata G/C-14010, comune tra gli africani orientali, che si e’ rapidamente diffusa a partire da circa 7000 anni fa ed ha provocato un profondo “riassestamento” che coinvolge piu’ di due milioni di basi sul cromosoma 2, nell’intorno della mutazione stessa.

Questa ricerca costituisce un evidente esempio di co-evoluzione tra geni e cultura: la necessita’/vantaggio culturale di allevare bestiame e cibarsi del latte ha portato all’adattamento biologico che si conserva fino ad oggi ed e’ cosi’ chiaramente osservabile.

Paola Nardi