Medici per natura, animali che curano se stessi
Il biologo Jaap de Roode racconta aneddoti e studi sull’automedicazione animale, divertendoci e fornendoci nuovi punti di vista sul nostro rapporto con gli animali domestici e sul valore della biodiversità.
Titolo: Medici per natura. Come gli animali curano se stessi
Autore: Jaap de Roode
Traduzione: Andrea Asioli
Editore: Bollati Boringhieri
Anno: 2025
Pagine: 224
Isbn: 9788833945316
Chausiku ha un comportamento insolito. Questo è ciò che pensò il primatologo Michael Huffman nel 1987, osservando la scimpanzé durante una spedizione nel Parco nazionale dei Monti Mahale, in Tanzania. La giovane antropomorfa non prestava attenzione al suo cucciolo, cosa strana nella sua specie. Era stanca, inappetente e la sua urina era scura. A un certo punto, Huffman e Mohamedi Seifu Kalunde, un funzionario dei parchi nazionali della Tanzania, la videro mentre si cibava di rami di Vernonia amygdalina, succhiandoli e spuntandone gli elementi fibrosi. Era una pianta che non faceva parte dell’usuale dieta degli scimpanzé e, a distanza di alcune ore dall’assunzione, Chausiku si mostrò nuovamente scattante. Solo dopo anni di ricerche, i due studiosi potranno affermare che quello era stato il primo caso osservato di un animale non umano che curava se stesso attivamente. Il biologo Jaap de Roode ha approfondito numerosi altri esempi di medici animali — fornendoci nuove prospettive su questa capacità che, come altre, credevamo fosse esclusiva della nostra specie — nel suo primo libro, Medici per natura. Come gli animali curano se stessi (Bollati Boringhieri, 2025).
Tutto iniziò con un battito d’ali di farfalla
L’interesse dell’autore per l’automedicazione negli animali è nato dai suoi studi sull’interazione tra parassiti, farfalle monarca e il loro cibo d’elezione, le asclepiadi. Queste piante contengono delle sostanze velenose per gli erbivori e tollerate dalle monarca: nella fase di bruco le immagazzinano, divenendo così a loro volta velenose per i propri predatori. Ai tempi delle prime ricerche in questo ambito, de Roode intravide un ulteriore motivo che poteva portare le farfalle a consumare le asclepiadi: e se quelle sostanze, chiamate cardenolidi, fossero state tossiche anche per l’Ophrycystis elektroscirrha, un parassita unicellulare che minaccia questa specie? L’intuizione fu corretta: grazie a degli esperimenti ben congeniati, il biologo e il suo gruppo di ricerca descrissero il ruolo antiparassitario che asclepiadi particolarmente ricche di cardenolidi rivestivano per questi insetti.
I comportamenti di medicazione non coinvolgono solo primati e insetti e Jaap de Roode, in questa sua prima opera, presenta l’incredibile ventaglio di soluzioni che animali di tante altre specie adottano per tenere lontane le malattie e di cui, talvolta, possiamo beneficiare anche noi umani.
Una conoscenza animale che ci ispira da tempi lontani
Gli esseri umani hanno preso ispirazione dai rimedi medicinali di altri animali molto prima del XX secolo, quando Michael Huffman fu incuriosito dai comportamenti di Chausiku. Basti pensare che il rimedio da lei adoperato era già conosciuto dalla popolazione indigena dei Watonge.
È da tempi lontani che cerchiamo di impossessarci di conoscenze animali che possano tornarci utili. Un esempio è quello delle culture nativo-americane che videro negli orsi ammirabili custodi di saperi farmacologici. Sembrerebbe che una delle loro “medicine” sia giunta sino a noi, come racconta de Roode, e che sia legata all’abbandono del loro rifugio dopo mesi di letargo, in primavera:
«Lasciano la loro tana, iniziano a mangiare germogli di olmaria e gemme e corteccia di salice, che contengono acido salicilico: lo stesso acido modificato dai chimici per produrre l’aspirina. Gli orsi usano questa aspirina naturale per eliminare l’acido urico in eccesso presente nel sangue e nei tessuti e per ridurre il mal di schiena causato dalla prolungata immobilità».
Tra le pagine del libro, lettrici e lettori scopriranno che il fumo nuoce gravemente alla salute, ma che i mozziconi di sigaretta aiutano ciuffolotti messicani e passeri domestici a tenere lontani dai nidi gli acari, e che anche gli animali domestici hanno conservato la capacità di curarsi, con pecore che scelgono cosa mangiare quando soffrono di acidosi e gatti che se la spassano rotolandosi sull’erba gatta, un ottimo repellente contro le zanzare.
Nuove prospettive sui medici animali
Gli esempi citati sono molteplici, raccontati dalle voci di ricercatrici e ricercatori che li hanno esaminati, e resi particolarmente piacevoli dallo humor dell’autore e da qualche citazione pop. La leggerezza è accompagnata da una trattazione scientifica che si sofferma anche su aspetti complessi, come la difficoltà di dimostrare la presenza di automedicazione e medicazione nel mondo animale, la comprensione dell’origine di questi comportamenti, il diffuso scetticismo verso le sostanze d’origine vegetale dovuto al loro frequente e spesso scorretto utilizzo in ambienti pseudo e antiscientifici.
Medici per natura ci ricorda che molti degli attuali farmaci derivano da sostanze presenti nelle piante e che alcune di queste erano già adoperate dai guaritori tradizionali, attenti osservatori del regno animale. Il progresso ci permette di dimostrarne le proprietà e di migliorarne efficacia e sicurezza, ma se non ci preoccuperemo di lasciare maggiore libertà di scelta agli animali domestici, quelli sotto il nostro stretto controllo, e di proteggere la biodiversità, il rischio sarà di fiaccare la farmacologia del futuro. Jaap de Roode scrive:
«La cruda realtà è questa: non stiamo perdendo solo i farmaci, stiamo perdendo anche i medici. Con ogni animale che perdiamo, perdiamo un medico nonché l’occasione di scoprire nuovi farmaci e nuovi principi attivi che potremmo voler usare noi stessi. In breve: meno animali significa meno medici da cui possiamo imparare».
Come emerge dalle ultime righe del libro, riconoscerci come parte di una grande famiglia animale, che condivide conoscenze e apprendimenti reciproci, potrebbe generare benefici medici reali per tutti, animali umani e non umani.

Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottoressa di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, racconta storie di animali umani e non umani e dell’ambiente in cui vivono. Potete ascoltare i suoi consigli di lettura sul canale Telegram Il Trilobite legge o iscrivervi alla sua newsletter Foglie sparse, in cui troverete riflessioni su natura, animali, scienza e comunicazione.

