Autrice: Stefania Divertito
Titolo: Uccidere la Natura. Come l’umanità distrugge e salva l’ambiente
Editore: Il Saggiatore
Anno: 2025
Pagine: 224
ISBN: 9788842835479
Da ormai vari secoli, la nostra specie sta progressivamente trasformando il pianeta in un ambiente sempre più ostile alla vita. Basta aprire una delle tante riviste online per vedere, ogni giorno, come distruggiamo gli ecosistemi, impoveriamo la biodiversità, consumiamo e cementifichiamo il suolo, inquinando al contempo l’atmosfera attraverso le emissioni di gas serra e di sostanze chimiche potenzialmente pericolose. Studiando attentamente questi fenomeni, il quadro che emerge è uno scenario desolante, ormai difficile da ignorare, in cui le cattive notizie superano di gran lunga le buone, sebbene anche queste continuino a esistere e meritino un approfondimento costante.
È anche per avere la massima consapevolezza dei fenomeni che affliggono gli ecosistemi che Stefania Divertito, nota giornalista ambientale di origine campana, ha scritto il saggio Uccidere la Natura. Come l’umanità distrugge e salva l’ambiente, edito da Il Saggiatore. Il libro affronta con lucidità e rigore le cause profonde della crisi ecologica che imperversa non solo in Italia, ma in tutto il pianeta.
Tra i meriti più grandi di Divertito nella stesura di questo libro c’è soprattutto la volontà di non limitarsi a descrivere gli effetti superficiali del degrado ambientale — come spesso avviene nei saggi dedicati alla distruzione della natura — ma di interrogarsi, capitolo dopo capitolo, sulle radici culturali e politiche delle diverse crisi.
Divertito mostra, in particolare, come il rapporto tra esseri umani e natura sia stato storicamente costruito su una logica di dominio, in cui gli ecosistemi vengono ridotti a risorse da sfruttare. Questo paradigma ha sostenuto lo sviluppo economico degli ultimi secoli, ma oggi si sta rivelando insostenibile alla luce delle conoscenze scientifiche moderne, soprattutto quando si parla dell’interdipendenza tra le specie, della fragilità degli ecosistemi antropici e della complessità degli equilibri ecologici.
Uno dei punti di forza del saggio è la capacità di collegare fenomeni apparentemente distinti — dalla deforestazione all’inquinamento industriale, dalla perdita di habitat al cambiamento climatico — in un’unica trama coerente. La distruzione delle foreste, ad esempio, non è solo una questione di perdita di alberi, ma comporta l’alterazione dei cicli biogeochimici, la riduzione della capacità di assorbire anidride carbonica e la scomparsa di innumerevoli specie. Allo stesso modo, il consumo di suolo e l’espansione urbana che osserviamo anche nel territorio italiano sono esempi efficaci per spiegare come, frammentando gli habitat, stiamo rendendo più difficile la sopravvivenza delle popolazioni animali e vegetali, oltre che dell’essere umano.
Divertito insiste anche sul ruolo delle responsabilità umane in diversi disastri ambientali, talvolta dimenticati dall’opinione pubblica, come il caso dell’esplosione del deposito Agip di Napoli del 1985, che ha provocato danni alla cittadinanza e continua a rappresentare una vera e propria spada di Damocle per gli abitanti del capoluogo campano.
Forse, però, il merito più grande di Divertito in questo saggio è quello di descrivere vari esempi di ecocidio — termine tecnico con cui i giuristi intendono la distruzione o il danneggiamento grave, diffuso e duraturo di un ecosistema naturale, anche lontano dalle guerre — evitando qualsiasi forma di determinismo.
Secondo Divertito e molti altri ambientalisti, la crisi ambientale in corso non è infatti un destino inevitabile o il costo obbligato dello sviluppo, ma il risultato di scelte politiche ed economiche precise, spesso guidate da interessi a breve termine e da una governance insufficiente. In questo contesto emerge con forza il tema dei crimini ambientali, che trasformano la distruzione della natura in un fenomeno non solo ecologico, ma anche sociale, con implicazioni dirette per la salute e la qualità della vita delle comunità umane.
Infine, non possiamo concludere questa breve recensione senza parlare dello stile adottato dall’autrice. La scrittura di Divertito è accessibile, ma mai superficiale, capace di rendere comprensibili temi complessi a un pubblico ampio, senza rinunciare alla precisione. Ne risulta un testo che non solo informa, ma invita a una riflessione più ampia sul nostro ruolo nel pianeta. In un momento storico in cui le evidenze scientifiche sono sempre più chiare, Uccidere la Natura rappresenta un contributo importante per sviluppare nella popolazione una maggiore consapevolezza e, soprattutto, per interrogarsi sulle possibili alternative.
Laureato in Scienze naturali e in Biodiversità e Biologia ambientale presso l’Università di Palermo, si iscrive al Master in Comunicazione scientifica dell’Università di Parma perché profondamente innamorato della divulgazione della scienza. Appassionato di natura, buone letture, film e videogiochi, desidera dirigere le sue passioni verso futuri e stimolanti progetti culturali.