Quello che i geni non dicono

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La genetica ha spiegato molte cose in biologia, ma la sua efficacia esplicativa è a volte sopravvalutata

Quello che i geni non dicono
di Michele Bellone
La mitologia greca ha popolato l’immaginario collettivo di figure vivide e affascinanti, spesso in conflitto fra di loro, agitate da tormenti umani anche quando si trattava delle più potenti divinità. In questo campionario di personaggi mitici spiccavano il distacco e l’imperturbabilità delle Moire, le tre figlie di Zeus, cui anche il padre degli dèi doveva obbedienza. Personificazioni di quella forza ineluttabile che garantisce l’ordine non alterabile dell’universo, le tre donne avevano il compito di tessere i fili del fato, dalla cui diversa lunghezza dipendeva la vita degli uomini. La convinzione nell’inevitabilità del fato è andata attenuandosi nel corso dei secoli, cedendo il passo a un destino dotato di un certo grado di modificabilità, aperto quindi alla libertà d’azione umana. Ciò nonostante, la metafora del filo del fato non ha perso la sua suggestiva efficacia. Colpisce soprattutto la sua analogia figurativa con quello che, nell’immaginario odierno, ne è diventato la rappresentazione biologica: il DNA.