Lo Spinosauro dalla cresta a scimitarra

S. mirabilis by Dani Navarro via eurekalert

Scoperta in Niger una nuova specie appartenente al genere Spinosaurus, Spinosaurus mirabilis, contemporanea del famoso Spinosaurus aegyptiacus e dotata di una sorprendente ed inedita cresta ossea. La scoperta è l’occasione per riaccendere la discussione (scientifica) sullo stile di caccia di queste incredibili creature

Chi, pensando allo Spinosaurus, non rivive il terzo capitolo della saga di Jurassic Park, quando improvvisamente non è più del T. rex che bisogna avere paura ma, piuttosto, di un predatore ancora più grande e dotato di una vela tanto iconica quanto grottesca?

Eppure da quello Spinosauro la ricerca scientifica si è allontanata molto nel tempo, scoprendo che lo spinosauro in questione, cioè lo Spinosaurus aegyptiacus, era un teropode (dinosauro carnivoro bipede) molto più particolare del previsto: non solo era dotato di una vela ossea sul dorso, ma anche di una particolarissima coda da “tritone”, chi lo sa, forse per spingersi nelle acque del delta fluviale nel quale pescava le sue prede.

Sì, perché una caratteristica che rende particolari gli spinosauri e, più in generale, l’intero gruppo degli spinosauridi, è la specializzazione nella pesca. Ce lo raccontano con estrema onestà i musi allungati e i denti conici, un classico che l’evoluzione ripete ostinatamente quando un predatore, terrestre e non, si specializza nella caccia agli scivolosi pesci.

Lo Spinosaurus mirabilis

Anche la nuova specie descritta di recente su Science, Spinosaurus mirabilis, non fa eccezione. I suoi fossili ritrovati in Niger ci mostrano un muso allungato e denti conici, una probabile vela sulla schiena come il contemporaneo S. aegyptiacus, che viveva più a nord nell’attuale Marocco, ma anche una caratteristica molto particolare: una cresta ossea che si protende verso l’alto curvando, a forma di scimitarra.

Ora, è sempre difficile in paleontologia essere sicuri di trovarsi di fronte a fossili di una nuova specie e non appartenenti a specie già note. La paleontologia, come scienza, si porta dietro ed accetta fisiologicamente l’incertezza dovuta alla semplice realtà dei fatti: non potrà mai avere la prova del nove di vedere in vita gli esseri viventi che studia. Quindi S. mirabilis era forse un S. aegyptiacus di cui finalmente abbiamo avuto la fortuna di ritrovare la cresta ossea intatta? Era una variante regionale? Una sottospecie? Impossibile a dirsi. Ma, vista l’implicita impossibilità di svelare definitivamente la realtà, gli autori dello studio affermano che ci sono abbastanza caratteristiche uniche (autapomorfie) per concludere di essere in presenza di una nuova specie di Spinosaurus dello stesso periodo del più famoso, a questo punto cugino, del nord.

Trampoliere o tuffatore?

Spinosaurus mirabilis abitava un luogo non troppo diverso da quello di S. aegyptiacus. Non si trattava di un grande delta fluviale che sfociava in un mare tropicale, ma piuttosto di un sistema fluviale nell’entroterra. L’habitat doveva essere molto simile: foreste tropicali brucate da sauropodi sulla terraferma e coccodrillomorfi a dare la caccia a grandi pesci nelle calde acque circostanti. Anche S. mirabilis cacciava e si nutriva di pesce in questo ambiente, proprio come il coevo cugino del nord S. aegyptiacus, ma… come lo facevano?

La discussione, scientifica si intende, è aperta da tempo: uno Spinosaurus si immergeva spinto dalla potente coda estesa dorso-ventralmente a caccia di grandi pesci in acque medio-profonde o aspettava in acqua bassa il passaggio della sua scivolosa preda, pronto ad immergere il muso e ad intrappolare la preda tra le fauci?

Animali moderni che interpretano i due stili di caccia sono ad esempio le aninga, uccelli che esteriormente assomigliano molto ai nostri cormorani e che si immergono a caccia con un’abilità impressionante; viceversa gli aironi sono dei cacciatori d’attesa, si muovono in acque basse pronti a far scattare il becco come un arpione per catturare i pesci di passaggio.

Gli autori dello studio, per fare luce sulla questione, hanno performato un’analisi delle componenti principali, un tipo di analisi che permette di riunire tanti parametri diversi misurati su animali diversi ed unificarli in un unico output che permette di comparare le specie tra di loro, secondo quei parametri. Gli scienziati hanno inserito una lista di sette parametri, ricavati da misurazioni di cranio, collo ed arti posteriori di ben 43 arcosauri estinti e viventi, tra cui due spinosauri (S. tenerensis e S. aegyptiacus, ma non S. mirabilis), altri teropodi carnivori, uccelli acquatici e non, e coccodrilli.

spino
Un’analisi che confronta cranio, collo e arti posteriori di 43 arcosauri carnivori, estinti e viventi, colloca gli spinosauridi in una posizione intermedia tra uccelli trampolieri e tuffatori. Un risultato che non risolve del tutto il dibattito, ma conferma quanto questo gruppo fosse ecologicamente diverso sia dagli altri dinosauri non aviani sia dai coccodrilli. Immagine: dalla pubblicazione.

Performando l’analisi, le specie si raggruppano secondo l’output mostrandoci gruppi di animali che si deduce essere vicini per stile di caccia: i coccodrilli si raggruppano tra di loro ed ovviamente si distanziano dal gruppo dei rapaci, ad esempio. Le due specie di spinosauri risultano appena al di fuori e tra i due insiemi che contrappongono animali come le sopracitate aninga (tuffatori) e gli aironi (trampolieri). L’analisi, quindi, non risulta chiarificatrice sullo stile di caccia di questo peculiare gruppo di animali, che finiscono per trovarsi buffamente, anche nel grafico, al centro della discussione scientifica.

E se la risposta fosse nel mezzo?

Gli autori dello studio concludono che, per le caratteristiche fisiche dello spinosauro, tra le due opzioni quella del trampoliere sembra quella più consona. Ma, se chiedete al biologo evoluzionista che è in me, gli animali spesso attuano comportamenti sorprendenti, difficilmente deducibili dalle loro proporzioni corporee.

E se la risposta fosse davvero nel mezzo? Se questi animali fossero stati capaci di ambedue gli stili predatori? O li avessero alternati a situazioni ambientali diverse, come l’abbondanza o la penuria di una particolare preda?

O ancora, e se una specie fosse stata un po’ più tuffatrice ed un’altra un po’ più trampoliera? Per ora il segreto della caccia degli spinosauri rimane (parzialmente) celato.

Riferimenti

Sereno, P. C., et al. “Scimitar-crested Spinosaurus species from the Sahara caps stepwise spinosaurid radiation.” Science (2026). DOI: 10.1126/science.adx5486.

In apertura: ricostruzione paleoartistica di S. mirabilis mentre divora un celacanto. Illustrazione di Dani Navarro per University of Chicago, via Eurekalert