L’evoluzione nell’arcipelago che non c’è

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Il volume illustrato di Alessio Alcini ci offre uno spiraglio su un atollo incontaminato popolato da creature che, pur non esistendo, rispettano lo stesso le leggi dell’evoluzione

Titolo: Zoologia del Nuovo Arcipelago

Autore: Alessio Alcini

Editore: Moscabianca Edizioni

Anno edizione: 2026

Pagine: 72 p.

EAN: 9791281703292

Nell’Oceano Pacifico c’è un’isola che non c’è, popolata da creature non reali, ma quasi. È questa la premessa di Zoologia del Nuovo Arcipelago, un libro illustrato di biologia speculativa, disciplina che prova a ipotizzare che aspetto avrebbe l’ecosistema di una ipotetica realtà parallela, oppure in un lontano futuro o su un pianeta distante anni luce.

Le opere di questo filone si dividono essenzialmente in due tipologie. Nella prima, lo scopo congetturale è esplicito: si parte con una dichiarazione di intenti (siamo qui per descrivere creature inesistenti ma plausibili, applicando le leggi dell’evoluzione) e si stabiliscono limiti e regole dell’esercizio mentale, come la presenza o assenza di esseri umani, le condizioni ambientali, il fattore tempo. Nella seconda invece troviamo volumi di una sorta di “biblioteca parallela”, appartenente a una linea temporale nella quale l’evoluzione ha preso un corso diverso: non viene dichiarato in nessuna pagina di essere opera di fantasia, ma semplicemente si racconta di forme di vita immaginarie come se queste esistessero davvero. Un lettore distratto potrebbe addirittura pensare, per qualche istante, che lo siano.

Zoologia del Nuovo Arcipelago appartiene alla seconda categoria: il libro ci invita a scoprire animali e piante ipotetiche di Saltaruga, un gruppo di isole nell’Oceano Pacifico, rimaste intoccate dall’azione dell’essere umano fino alla loro scoperta accidentale nel 1893, a opera di un gruppo di naturalisti ed esploratori. Il tutto – isola, forme di vita ed esploratori – frutto della fantasia. Scritto e riccamente disegnato da Alessio Alcini, che ha già illustrato libri di zoologia più tradizionali, è una delle pochissime opere di biologia speculativa pubblicate in italiano, una lacuna che la casa editrice Moscabianca sembra voler colmare con le sue recenti uscite.

L’ispirazione al libro considerato il capostipite del genere (After man. Una zoologia del futuro, pubblicato da Dougal Dixon nel 1983 e in edizione italiana proprio da Moscabianca nel 2023) è evidente, sia per la veste grafica che per la suddivisione del libro in biomi, che vanno da bassi fondali corallini fino a assolate formazioni vulcaniche. Così come la scelta di utilizzare nomi un po’ strampalati (plumeolonte, dimetrodonnola, battibecco) corredati però da una più scientifica nomenclatura binomiale.

Di fronte al numero incommensurabile di specie viventi attualmente esistenti (per non parlare di quelle sconosciute o estinte) verrebbe da chiedersi per quale motivo dovremmo spingerci a immaginarne altre: non ci basta forse quello che già c’è? La biologia speculativa è sia ipotesi razionale che movimento artistico, e il rischio di mettere da parte gli aspetti scientifici a favore della pura immaginazione c’è sempre.

Ma “giocare all’evoluzione” è anche questo – le infinite forme bellissime di cui parlava Darwin potrebbero essere anche fatte così. Nel Nuovo Arcipelago quindi troviamo insetti a forma di foglia digitata che galleggiano sull’acqua, un esempio di mimetismo criptico usato a scopo predatorio; canidi coi nasi a foglia simili a quelli di pipistrelli grazie ai quali cacciano di notte e molti altri casi di evoluzione convergente; esempi di atavismo come tartarughe senza più guscio o uccelli che hanno perso la capacità di volare, isolati riproduttivamente e in forte deriva genetica rispetto ai loro parenti delle isole vicine. Una carrellata di forme e adattamenti a prima vista bizzarri, ma in seconda analisi del tutto plausibili, e soprattutto esemplificativi delle numerose meccaniche evolutive che esistono in natura. In alcuni momenti il libro sfiora un tono quasi fiabesco, mettendoci di fronte a strane chimere che non sfigurerebbero in un bestiario medievale, anch’esse però frutto di adattamenti a particolari pressioni evolutive.

Opere del genere possiedono per questo motivo anche un valore educativo, perché ci permettono di raccontare il funzionamento dei processi evolutivi in modo alternativo, coniugandoli con l’ispirazione artistica. Più che non accontentarsi dell’evoluzione reale, quindi, Zoologia del Nuovo Arcipelago è un omaggio affettuoso alle sue dinamiche, a quello che la selezione naturale è in grado di generare, e al senso di meraviglia che ci fa sperimentare.