Alle origini della musica: come i suoni degli uccelli hanno ispirato Homo sapiens

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Flauti primitivi sono emersi dagli scavi archeologici nell’insediamento di Eynan – Mallaha, in Israele, rivelando studio, attenzione e cura verso la produzione sonora. E forse producevano musica ispirata dai suoni degli uccelli.

Da quando si parla di musica? Come Homo sapiens ha iniziato a produrre strumenti musicali e perché? Suggerimenti e indizi sono rari, ma sono state trovate tracce risalenti al Paleolitico superiore, soprattutto in Europa. Ci sono però reperti, i quali suggeriscono che anche in altre regioni del globo la produzione musicale abbia preso piede. In Israele infatti, sono stati ritrovati sette aerofoni, realizzati con ossa di uccelli, che sono oggetto d’indagine dello studio, pubblicato su Scientific reports, a opera del team di ricercatori guidato da Laurent Davin.

Scavi archeologici hanno portato alla luce strumenti musicali

Nel periodo compreso tra 15.000 e 11.700 anni fa, nella regione settentrionale di Israele, si era sviluppata la cultura Natufiana. È stata la prima del levante ad adottare uno stile di vita sedentario, con la nascita di un’organizzazione sociale più complessa. Tra il 1996 e il 2005 sono stati effettuati degli scavi archeologici nell’insediamento di Eynan – Mallaha, situato nel bacino del lago Hula, nell’Alta Valle del Giordano. 1112 sono state le ossa di uccelli portate alla luce, datate tra 10730 e 9760 anni fa. Questi ritrovamenti erano localizzati principalmente in case e tombe e si è potuta osservare una chiara preferenza per uccelli acquatici svernanti, con una particolare attenzione per i rapaci, probabilmente per utilizzare i loro artigli come strumenti od ornamenti.

Da una nuova valutazione dei resti di avifauna sono stati osservati anche manufatti con lo scopo di produrre suoni, i primi riconducibili a questo periodo storico trovati finora. Inoltre, la maggior parte dei pochi strumenti sonori paleolitici oggi conosciuti proviene dall’Europa: i più antichi, datati a 40.000 anni fa, sono gli aerofoni in osso di uccello e avorio di mammut del primo Paleolitico superiore (Aurignaziano), provenienti dalle Alpi Sveve, nella Germania sudoccidentale. In Israele sono stati rinvenuti sette strumenti, di cui uno completo, mentre dei restanti sei sono rimasti alcuni frammenti. L’unico aerofono completo, venuto alla luce nel 1998, è stato ricostruito a partire da tre pezzi.

Scelte precise per una produzione musicale consapevole

Gli aerofoni provenienti da Eynan–Mallaha sono realizzati a partire dalle ossa lunghe delle ali, in particolare un omero, cinque ulne e un radio, le cui sezioni centrali sono state perforate da una a quattro volte per formare i buchi su cui posizionare le dita. La diafisi cava, caratteristica delle ossa di uccello, fornisce un tubo ottimale per la costruzione di aerofoni. Nei tre casi in cui le epifisi, ovvero le estremità dell’osso, sono ancora presenti, anch’esse presentano fori, probabilmente per insufflare aria con la bocca. Sono inoltre visibili delle incisioni vicine ai buchi, che si suppone fossero pensate per suggerire il posizionamento delle dita. Tutti gli strumenti rinvenuti mostrano segni di usura, a indicare che sono stati effettivamente utilizzati. Poiché questi reperti sono parzialmente incrostati, il team di ricercatori ha sfruttato uno scanner Micro-CT, ovvero i raggi X, per osservarli al meglio. Dalle analisi risulta che le ossa utilizzate siano di alzavola eurasiatica (Anas crecca) e folaga eurasiatica (Fulica atra). Per quattro aerofoni le osservazioni sono state in grado di condurre unicamente al genere Anas, le dimensioni delle ossa sono associabili a quelle delle piccole anatre identificate nel sito.

La scelta di utilizzare ossa di uccelli di dimensioni ridotte solleva però qualche interrogativo. I Natufiani di Eynan – Mallaha, infatti, cacciavano altre specie più grandi, come rapaci (Accipitridae), uccelli acquatici come oche e cigni e soprattutto il germano reale (Anas platyrhynchos). La scelta di ossa più piccole sembra quindi non essere relativa alla disponibilità di avifauna, quanto alla tipologia di suono prodotto. Questa decisione non è priva di conseguenze, poiché tanto più stretto è il diametro dell’osso, maggiore è la difficoltà nel suonare. Per sviluppare la giusta agilità e maestria è quindi richiesta una buona dose di pratica. Inoltre, il fatto che, contrariamente a quanto si osserva in diverse culture archeologiche del Paleolitico superiore europeo, i Natufiani utilizzassero diversi tipi di ossa alari, probabilmente rivela la ricerca di una produzione sonora variegata. Entrando nel dettaglio, nei tre aerofoni che conservano almeno un’epifisi, le estremità delle ossa sono state perforate dalla pressione e presentano segni di usura da contatto di varia intensità. Sull’aerofono completo, l’epifisi prossimale è stata perforata due volte per formare l’imboccatura. Le due perforazioni non sono di uguali dimensioni, il che potrebbe essere stato fatto di proposito per influenzare il flusso d’aria, dato che la forma dell’imboccatura condiziona la sonorità e il modo di suonare lo strumento musicale. La selezione della tipologia di ossa, la disposizione dei fori e i metodi dietro la realizzazione di questi strumenti inducono a pensare che siano il prodotto di un’attività umana ragionata e consapevole.


Una musica composta da suoni simili a quelli degli uccelli?

Dalle analisi e dalle riproduzioni sperimentali (con le repliche degli aerofoni), i suoni prodotti sono risultati paragonabili ai versi di gheppio e sparviero. Questo ha portato a ipotizzare che gli strumenti potessero avere un ruolo nella loro caccia, producendo una sorta di richiamo ma, con un totale di sette aerofoni che riproducono i canti di un numero ridotto di specie rispetto a quelle identificate sul sito, il loro utilizzo come esche non sembra plausibile.

Gheppio e sparviero erano comunque i rapaci più familiari e facilmente osservabili. Il cervello umano viene “plasmato” dai suoni circostanti, come sostiene la sonic affinity theory, di conseguenza, i richiami di questi uccelli hanno probabilmente influenzato lo sviluppo cerebrale dei Natufiani di Eynan – Mallaha. Le testimonianze etnografiche e archeologiche provenienti da varie regioni del mondo dimostrano costantemente che i suoni vocali e strumentali di imitazione degli uccelli hanno un alto valore simbolico in musiche tradizionali e danze. È ormai chiaro che l’evoluzione della musica al momento della transizione a una vita sedentaria, con una conseguente intensificazione della complessità socioculturale, è stata più ramificata di quanto si possa pensare. L’esplorazione dell’acustica dei Natufiani offre una nuova prospettiva su questo periodo cruciale della storia umana.

Riferimenti:

Davin, L., Tejero, JM., Simmons, T. et al. “Bone aerophones from Eynan-Mallaha (Israel) indicate imitation of raptor calls by the last hunter-gatherers in the Levant.”, proceedings of Scientific reports, 09 giugno 2023

doi: 10.1038/s41598-023-35700-9

Immagine: dalla pubblicazione