“A Fontanellato…quei rilievi…del piano solitario contengono forse…tracce di barbari silenzi…? Cento anni dalla scomparsa di Luigi Pigorini (1842-1925)

Fontanellato

A cento anni dalla scomparsa di Luigi Pigorini, figura centrale nella nascita della Paletnologia italiana, ripercorriamo il suo contributo decisivo allo sviluppo dell’archeologia preistorica in Europa

Nel 2025 a Parma al Complesso monumentale della Pilotta “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025 e a Padova allo Stabilimento Pedrocchi e ai Musei Eremitani “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”.

Gli eventi celebrano il grande scienziato Luigi Pigorini, fra i padri della Paletnologia.

La Paletnologia: lo studio della preistoria diventa una scienza

La Paletnologia – studio delle evidenze culturali delle civiltà umane preistoriche e protostoriche – ha una lunga storia, che in Europa data almeno dal XV secolo.

Non è questo il luogo per ripercorrerne gli sviluppi. Tuttavia nel delineare la figura di Pigorini è opportuno ricordare almeno alcuni fra i passaggi importanti per lo sviluppo delle scienze della preistoria in senso lato nel XIX secolo.

Negli anni ’30 Jacques Boucher de Crèvecœur de Perthes (1788 – 1868) avviava importanti ricerche nella valle della Somme che portarono alla scoperta di reperti umani di epoca paleolitica e nei primi decenni dell’Ottocento Christian Jürgensen Thomsen (1788 – 1865) – fra i sostenitori della realizzazione del Museo Nazionale Danese di Copenaghen – perfezionava il celeberrimo Sistema della tre Età, teorizzato da Nicolas Mahudel (1673 – 1747). Jens Jacob Asmussen Worsaae (1821 – 1885) sviluppava ulteriormente la classificazione tripartita di Thomsen con metodologia stratigrafica e faceva importanti scavi in Germania, Gran Bretagna, Irlanda e John Lubbock (1834 – 1913) contribuiva a una conoscenza approfondita della segmentazione temporale delle Età della Pietra e delle modalità di fabbricazione degli utensili litici. Ancora nell’Ottocento Louis Lartet (1840 – 1899) si dedicava a ricerche sull’uomo di Cro-Magnon a Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil in Dordogna, William Pengelly (1812–1894) esplorava evidenze paleolitiche nel Devon britannico e del 1879 è la scoperta della grotta di Altamira da parte di Marcelino Sanz de Sautuola (1831 – 1888).

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Luigi Pigorini, pubblico dominio

In Italia dibattiti sulla preistoria interessarono la neo-nata Società Italiana di Scienze Naturali (S.I.S.N) grazie a noti scienziati – l’antropologo De Mortillet e i geologi Antonio Stoppani, Emilio Cornalia, Giovanni Omboni. Agli inizi degli anni ’60 il geologo Bartolomeo Gastaldi (1818-1879) – fondatore del C.A.I. con Quintino Sella e altri – collaborava con Pellegrino Strobel in ambito di marniere. Nello stesso periodo il giovane Pigorini lavorava con Strobel alle marniere del Parmense e l’archeologo ed etnologo Gaetano Chierici (1819-1886) – con Strobel e Pigorini fra i fondatori della Paletnologia in Italia – esplorava le terramare della provincia di Reggio Emilia.

Nel 1865 la S.I.S.N si determinava a organizzare un Congresso Paleo-etnologico, che si svolse fra il 1866 e il 1867 a Neuchâtel e a Parigi con specialisti europei. Nel 1866 Pigorini iniziava a curare la voce “Paletnologia” nell’Annuario Scientifico Industriale, evidenziando siti d’interesse preistorico in molte località italiane.

Nonostante la celebre e sarcastica definizione della Preistoria di Theodor Momsen (1856-1903) come “scienza degli analfabeti”, questo poliedrico ambito di conoscenza entrava nel XIX secolo definitivamente nella piena dignità della ricerca.

Luigi Pigorini, gli anni di formazione

Luigi Pigorini nacque a Fontanellato (Parma) il 10 gennaio 1842 dal medico condotto Luciano e da Lucia Marenghi, secondo di quattro figli e in un contesto familiare colto.

Frequentò le scuole elementari a Fontanellato, terra che gli restò sempre amata e che fu all’origine delle sue ricerche.

A Parma, dove proseguì la formazione scolastica, entrò in contatto con Michele Lopez (1795 – 1879) – Direttore del Museo Ducale di Antichità – con cui iniziò collaborare a quattrodici anni. Nel 1858 un Decreto ducale lo nominava Alunno per gli Studi archeologici e numismatici. Di rilevante importanza fu l’incontro col geologo Bartolomeo Gastaldi, recatosi in visita a scopo di ricerca a Parma da Pellegrino Strobel (1821-1895) – docente all’Università di Parma e alla Facoltà di Scienze naturali all’Università di Buenos Aires, esploratore in Patagonia e nelle Ande.

Da questo incontro nasceva l’interesse di Pigorini per le marnieremonticelli di marna usati come fertilizzante nei campi per l’alto contenuto di resti ossei. Il giovane Luigi partecipò con Strobel a ricerche nelle marniere del Castellazzo. Nel 1862 Pigorini e Strobel scrivevano una Prima Relazione e successivamente Luigi esplorava anche le terramare di Casaroldo di Samboseto (Busseto), Scevole e Parma. La pregevole Seconda Relazione sulle terramare – scritta dai due nello stesso periodo – dava inizio all’archeologia preistorica in tali ambiti di ricerca. Pigorini scrisse articoli su questi argomenti per la Gazzetta di Parma e nel 1864 svolse liberi Corsi sulle origini della civiltà umana all’Università di Parma.

Il 4 dicembre 1865 si laureò all’Università di Parma in Scienze politiche e amministrative, partendo subito dopo per Roma, dove, all’Istituto di Corrispondenza Archeologica – fondato nel 1829 e culla dell’archeologica classica – presentò evidenze dei suoi lavori in terre parmensi.

Direttore del Museo di Antichità di Parma

Tra il 1866 e il 1867, a seguito di ricerche archeologiche fra Roma e a Napoli, ebbe l’incarico ministeriale per una relazione (La Paletnologia in Roma, in Napoli, nelle Marche e nelle Legazioni), che contribuì alla nomina a Direttore del Museo di Antichità di Parma a soli 25 anni. Pigorini iniziava a diventare punto di riferimento per gli studi paletnologici italiani anche a livello internazionale e partecipava a Congressi internazionali di Antropologia e Archeologia (Norwich, Londra, Bruxelles, Copenaghen, Stoccolma).

Per gli studi paletnologici italiani fu fondamentale il Quinto Congresso internazionale di Antropologia e Archeologia di Bologna del 1871 – Pigorini era fra i segretari – e contemporaneamente l’Esposizione Italiana di Paletnologia, dove presentò reperti delle terramare parmensi. In questa occasione pubblicò Bibliografia paletnologica italiana dal 1851 al 1871, che lo confermava fra i padri della Paletnologia italiana. Nel 1871 fu tra i fondatori dell’Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia, prima rivista di Antropologia italiana, nella direzione di Paolo Mantegazza (1831-1910) – fondatore a Firenze del Museo di Antropologia e Etnologia e della Società Italiana di Antropologia ed Etnologia.

Museo Nazionale Preistorico Etnografico e “Bullettino di Paletnologia italiana”

Con autorizzazione ministeriale nel 1875 Pigorini istituiva all’Università di Parma l’insegnamento di Archeologia e fondava con Strobel e Chierici il celebre Bullettino di Paletnologia italiana, tuttora pubblicato, prima rivista scientifica europea focalizzata sulla Paletnologia italiana.

Nel 1875 fu nominato Capo Sezione presso la Direzione generale dei Musei e degli Scavi d’Antichità del Regno, lasciando la direzione del Museo di Parma.

Iniziava ad elaborare l’idea di un Museo che enucleasse culture italiane, europee ed extra-europee della Preistoria, affiancato ad una sezione etnografica sui “costumi” dei popoli. In tale senso indirizzava la sua proposta al Ministro della Pubblica Istruzione Ruggero Bonghi.

Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico venne istituito nel 1875 ed inaugurato nel 1876 alla presenza del futuro re Umberto I. Sua sede fu al terzo piano del mirabile Palazzo del Collegio Romano, che ospitava prestigiose istituzioni quali Società Geografica Italiana, Museo dei Gessi, Osservatorio Astronomico, Museo Kirchneriano e altre.

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Gustavo La PizzaCC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nella Biblioteca – creata contestualmente al Museo – Pigorini depositò libri e articoli ricevuti anche come dono personale; scienziati di fama internazionale gli donarono materiale librario con dediche personali: Heinrich Schliemann, Jacob Worsaae, John Evans, Gabriel De Mortillet, solo per ricordarne alcuni celeberrimi.

Nel 1877 lo scienziato veniva nominato Direttore di ruolo di Prima Classe.

Pigorini intendeva il Museo come struttura in evoluzione, fondato su efficiente metodologia “comparativa” e stratigrafica, operante con massima conservazione dei contesti originali e con intenti scientifici e divulgativi. Grande importanza era riservata alla descrizione degli oggetti con didascalie, carte geografiche, ricostruzioni sulla base della convinzione che “dalla documentazione accurata spesso dipende l’importanza scientifica di una scoperta archeologica” (Dizionario biografico dei Soprintendenti archeologici, 1904-1974).

Nel 2016 nasceva a Roma il Museo delle Civiltà, che riuniva inizialmente collezioni dei seguenti musei nazionali: Museo nazionale Preistorico Etnografico, Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, Museo nazionale dell’Alto Medioevo, Museo nazionale d’arte orientale.

Docenza universitaria

Conseguenza quasi naturale degli alti meriti scientifici in ambito paletnologico, la nomina nel 1877 di Pigorini a professore straordinario di Paletnologia all’Università di Roma, dove fu docente incaricato fino al 1890, quando diventò professore ordinario. Conservò la carica fino al collocamento a riposo (1917), divenendo quindi professore emerito.

Lo scienziato alternava lezioni in Università a visite al Museo con conferenze di archeologia preistorica e comparata e formò numerosi allievi, creando vaste reti di relazioni e consolidando il suo ruolo internazionale nel campo degli studi paletnologici. “Il Museo era per Pigorini il laboratorio del suo insegnamento universitario […] le lezioni dovevano essere integrate con la documentazione offerta dai materiali […]” (E. Mangani, Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Luigi Pigorini).

Nel 1878 diventava Commissario Regio dei Musei di Antichità e delle Gallerie di Firenze, dove riorganizzò collezioni archeologiche del Palazzo della Crocetta, sede del Museo Archeologico Nazionale. Nel 1879 si univa a Nilla Martinati, figlia del noto paletnologo veronese Pierpaolo Martinati (1812-1887), matrimonio, da cui nacquero Luciano, docente di Economia all’ateneo patavino, e Caterina.

Come direttore del Museo, Pigorini fece numerosi viaggi in Italia e all’estero e partecipò a Congressi internazionali di Antropologia e Archeologia Preistoriche – Budapest (1876), Lisbona (1880), Monaco (1906), Ginevra (1912). Nel 1886 l’Università di Heidelberg gli conferì la laurea ad honorem, accompagnata da una prolusione, che indicava nello scienziato colui che aveva “aperto la bocca a sepolcri e monumenti muti, al di là dei confini noti della storia e dell’antiquaria” (Dizionario biografico dei Soprintendenti archeologici, 1904-1974).

Negli anni 1897-1905 fu Presidente del Consiglio direttivo della Scuola italiana di Archeologia, proponendo una Missione archeologica a Creta con speciale riferimento ai mirabili siti archeologici di Gortina e Festos. Grazie a una legge greca del 1899 che a determinate condizioni consentiva l’esportazione di reperti archeologici, il Museo si arricchì all’inizio del XX secolo di materiali da Festos e Haghia Triada.

Gli utimi anni

Nel 1912 diventò Senatore del Regno, continuando fortemente il suo impegno paletnologico e museale. Nel 1914 gli veniva dedicato il busto di bronzo dello scultore Ettore Ximenes (1855-1926), alla destra dell’ingresso museale. È del 1919 la nomina di Vice-Presidente del Senato, che conservò fino alla morte.

Pigorini morì a Padova – dove abitava presso il figlio a causa di cattive condizioni di salute – il 1° aprile 1925, ebbe funerali di Stato e fu commemorato da illustri personalità del mondo politico e scientifico. Nello stesso anno gli fu intitolato il Museo Preistorico ed Etnografico.

Così il telegramma alla famiglia Pigorini dal Servizio Reale del Re D’Italia: “Sua Maestà il Re ha appreso con rammarico la triste notizia della morte dell’illustre Senatore Luigi Pigorini ed esprime a Lei e ai suoi vive condoglianze alle quali mi permetto di aggiungere le mie personali” (Mattioli).

Riflessioni teoriche

Per tutta la vita forte interesse delle ricerche di Pigorini furono le terramare: è fra gli anni ’70 e ’80 che iniziava a svilupparsi il nucleo della sua riflessione paletnologica.

Gaetano Chierici aveva ipotizzato che la struttura degli abitati delle terramare fosse stata introdotta in Italia da indoeuropei provenienti dal Nord durante l’età del Bronzo. Anche sulla base delle intuizioni di Chierici, Pigorini sostenne che gli abitanti delle terramare fossero gli autentici popoli italici, elaborando una relazione fra civiltà terramaricole e palafitticole dell’Italia settentrionale e popolazioni preistoriche dell’Europa centrale e settentrionale. Tale ipotesi era in parte anche sostenuta da illustri studiosi stranieri quali il celebre archeologo Wolfang Helbig (1839-1915) – noto per avere presentato nel 1887 la famosa Fibula prenestina all’Istituto Archeologico Germanico di Roma.

Durante gli anni ’80 Pigorini dedicava le sue ricerche prevalentemente alle terramare di Castellazzo di Fontanellato (Parma) e alle necropoli a incinerazione di Copezzato, sostenendo una divisione delle terramare in “cardi e decumani” come continuità necessaria fra terramare e storia di Roma. In tal modo si avviava negli anni successivi a evidenziare la visione del primato di Roma antica, quasi come attuazione della primitiva civiltà italica e vedeva conferme della sua ipotesi “terramaricola” in siti archeologici italiani ed europei. Secondo personali sviluppi dati da Pigorini alle intuizioni di Chierici, ai popoli indigeni della penisola italiana si sarebbero sovrapposte in area lombarda e veneta nell’epoca neolitica popolazioni centro-europee in diversi stadi migratori, che poi si sarebbero stanziate oltre Po. Discendenze avrebbero varcato gli Appennini e dato origine alla civiltà villanoviana.

Emergono in questo disegno archeologico-antropologico intenzioni ideologiche da parte di Pigorini.

In primo luogo l’idea di evidenziare nel territorio italiano un’identità nazionale, fondata su radici proto-storiche per una visione unitaria di origine risorgimentale. In secondo luogo una prospettiva indoeuropeista che riportava l’Italia alla Mitteleuropa della Triplice Alleanza, sancita nel 1882 dal Regno d’Italia con Germania e Austria-Ungheria (Angle, Bietti, Bietti Sestieri et al., Le Vie della Preistoria).

La teoria “pigoriniana” dell’origine nord-europea dei popoli italici perse rilievo nel XX secolo. ll contrasto si delineava già nella generazione di paletnologi successivi a Pigorini – Giovanni Pinza (1872-1940), Ugo Alberto Rellini (1870-1943) e Giovanni Patroni (1868-1950), fra i protagonisti della Paletnologia dei primi decenni del XX secolo.

Pinza adottò una visione che rendesse conto della complessità dei macrofenomeni storici e culturali, piuttosto che limitatamente archeologici e tassonomici. Si focalizzò anche sullo studio dei valori spirituali e culturali sottostanti alle civiltà protostoriche italiche. Con Rellini tendeva ad affermarsi – in contrapposizione al “nordicismo pigoriniano – una dimensione “mediterraneista” e “autoctonista” secondo cui lo sviluppo di civiltà europee “evolute” potrebbe essere dovuto a stirpi non indoeuropee già localizzate da millenni nel Sud dell’Europa. Di simile tendenza “autoctonista” – in senso più lato – era anche Patroni, che manifestava una visione critica verso le teorie “alloctone”, contrastando, ad esempio, l’ipotesi che identificava nell’antica Taras la produzione di ceramica apula a figure rosse, ritendendola, invece, attribuibile a insediamenti indigeni della zona di Ruvo di Puglia. Patroni fu anche sostenitore della significativa relazione fra archeologia e scienze naturali.

Conclusioni

Al di là delle osservazioni mosse allo sviluppo delle sue teorie, Pigorini resta di assoluta importanza nello sviluppo della Paletnologia in Italia e in Europa.

Si deve a Pigorini il merito di avere elevato [la Paletnologia]…a quella dignità che da prima anche eminenti cultori di geologia esitavano ad annettere a questo ramo del sapere in Italia” (così Carlo Vigliani su “Il Carlino Sera”, 11 luglio 1955).

Fontanellato e le amate terre emiliane furono l’origine della passione dei suoi studi paletnologici.

Sin da fanciullo il Pigorini ebbe l’impressione che sotto la curva terriera del vasto podere detto ‘Il Castellazzo’ a pochi passi da Fontanellato si annidassero dei segreti […] da queste estese zone di terreno scassato, frugato, martoriato uscivano testimonianze di quell’età precedente la nostra era” (idem). Affascinato fin dall’adolescenza dalle ricerche di Michele Lopez e Bartolomeo Gastaldi e[…] tratto alle indagini più recondite degli uomini e delle cose, egli risaliva […] alle evoluzioni insondabili del nostro suolo e de’ suoi abitatori […]” (E. Grassi, Luigi Pigorini Senatore).

“…Quei rilievi di terra sulla distesa del piano solitario […] forse i detriti di un’antica costruzione e le tracce dei primi abitatori […] quelle età fatte di barbari silenzi, […] (idem) accompagnarono Pigorini come riferimento ininterrotto nella sua attività di scienziato.

Terre predilette, dove tornò spesso per “ricercare” ed esplorare, e che lo avrebbero portato a dare fondamento sistematico alle fascinazioni dei suoi studi adolescenziali in terre parmensi.

Bibliografia

Angle M., Bietti A., Bietti Sestieri A. M., et al., Le Vie della Preistoria, Roma: Manifestolibri, 1992.

Grassi E., Luigi Pigorini Senatore, Fidenza: Tip. La Commerciale, 1960.

Guidi A., Storia della Paletnologia, Bari: Laterza, 1988

Mangani E., Il Museo Nazionale Prestorico Etnografico di Luigi Pigorini, Roma: Edizioni Espera, 2015.

Dizionario biografico dei Soprintendenti archeologici, 1904-1974, Bononia University Press, 2015

Immagine in apertura: Fontanellato, Rocca Sanvitale, CC BY-SA 4.0
Carlo grifone
CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons