Se il cervello è imperfetto, perché funziona così bene? Un video con Giorgio Vallortigara
Dal ruolo adattativo della percezione alla cognizione animale, dall’imprinting alle credenze: una puntata del Gomitolo Atomico legge il cervello come prodotto dell’evoluzione, più che come macchina progettata per rispecchiare fedelmente il mondo
Sul canale YouTube di Massimo Polidoro è disponibile una nuova puntata del video-podcast Il Gomitolo Atomico, dedicata a una domanda che tocca da vicino neuroscienze, evoluzione e comportamento: se il cervello è imperfetto, perché funziona così bene? Ospite della conversazione è Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze al Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento ma anche divulgatore e scrittore.
La conversazione prende le mosse da Desiderare, il primo romanzo di Vallortigara, che rielabora in forma narrativa alcuni temi centrali della sua ricerca. Il libro, infatti, non resta sullo sfondo come semplice pretesto letterario, ma fa da filo conduttore a molte delle questioni discusse nel video: l’imprinting come forma speciale di apprendimento, la plasticità del cervello nelle prime fasi della vita, la memoria come processo dinamico e modificabile, il rapporto tra percezione, conoscenza e sopravvivenza.
Uno dei nuclei più interessanti della conversazione riguarda proprio l’idea che il cervello non si sia evoluto per restituirci una rappresentazione perfettamente fedele del mondo, ma per permettere agli organismi di orientarsi nell’ambiente, muoversi, sopravvivere e riprodursi. In questa prospettiva, molte delle sue apparenti “imperfezioni” smettono di sembrare difetti: diventano piuttosto il risultato di una lunga storia evolutiva fatta di compromessi, vincoli e soluzioni funzionali.
Da qui il dialogo si allarga a un altro tema caro a Vallortigara: la cognizione animale. Il confronto tra specie diverse non serve a costruire una gerarchia che culmini nell’essere umano, ma a capire quanto siano antiche e condivise alcune capacità cognitive. Nel video si parla, per esempio, di apprendimento precoce, di inferenze logiche osservate negli animali e degli esperimenti classici dell’etologia sugli stimoli supernormali, che mostrano bene come la selezione naturale non premi necessariamente una percezione “vera” del mondo, ma una percezione utile.
Sono temi che Pikaia ha incrociato più volte negli anni, sia parlando direttamente delle ricerche di Vallortigara, sia occupandosi più in generale dell’evoluzione della mente e del comportamento. Per esempio, avevamo già segnalato studi sul riconoscimento degli oggetti animati in Semoventi son viventi: il cervello riconosce in modo innato gli oggetti animati, oppure lavori sul senso del numero e sulle sue basi biologiche in Dal più piccolo al più grande: numeri e biologia.
Nel corso della conversazione trovano spazio anche la memoria, descritta non come registrazione stabile del passato ma come ricostruzione continuamente rielaborata, e il tema delle credenze, affrontato in chiave evoluzionistica e cognitiva. Anche qui l’interesse è lo stesso che attraversa gran parte del lavoro di Vallortigara: capire in che modo il cervello costruisce il mondo che percepiamo e perché, dal punto di vista della selezione naturale, questo mondo non coincida necessariamente con una fotografia oggettiva della realtà.
Massimo Polidoro guida una conversazione densa ma accessibile, che tiene insieme etologia, neuroscienze, filosofia e divulgazione. Per chi segue i temi dell’evoluzione del comportamento e delle basi biologiche della cognizione, il video offre una buona occasione per ascoltare Vallortigara su alcuni dei nodi più caratteristici del suo lavoro, a partire da un libro che mostra bene quanto, nel suo caso, ricerca scientifica e narrazione possano intrecciarsi.
In apertura: screenshot dalla puntata

