Che cosa ci insegna l’infanticidio di uno scimpanzé albino

Un nuovo report ottenuto dalle osservazioni sugli scimpanzé mostra che l’albinismo può essere critico nel contesto delle interazioni sociali, e lascia aperti numerosi spunti di riflessione.

L’albinismo, l’assenza congenita della pigmentazione di melanina corporea, è una condizione molto rara nel mondo animale ed è quasi sempre associata a condizioni svantaggiose. Gli animali con questo fenotipo hanno in genere un minor successo successo riproduttivo, per molte ragioni. Gli albini, infatti, sono meno protetti dai raggi ultravioletti, hanno difetti associati alla vista, non sono mimetici (e dunque aumenta il rischio di predazione o diminuisce il successo predatorio), sono potenzialmente meno attrattivi sessualmente, e così via.


Un aspetto ancora poco esplorato è il rapporto tra gli individui albini e il resto del gruppo nelle specie sociali. Per esempio, un individuo albino viene percepito in modo differente dai propri conspecifici? Se sì, in che modo gli altri individui modificano il loro comportamento sociale nei suoi confronti?

La breve vita di uno scimpanzé albino in natura

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del dipartimento di scienze linguistiche comparate dell’Università di Zurigo ha descritto come un gruppo di 75 scimpanzé, nella riserva forestale centrale di Budongo in Uganda, ha reagito alla presenza di un infante albino. Durante il monitoraggio del gruppo, i ricercatori hanno scoperto la presenza del piccolo, dell’età di circa 15 giorni, assieme alla madre: era la prima osservazione di un esemplare albino in natura. Da qual momento i ricercatori hanno osservato e descritto gli episodi di interazione sociale fra la coppia madre-infante e altri conspecifici del gruppo.

In un primo incontro la coppia si è trovata in prossimità di due scimpanzé adulti. Questi ultimi hanno subito iniziato a produrre vocalizzazioni di allarme, che solitamente informano il gruppo della presenza di potenziali animali pericolosi (dai serpenti all’uomo stesso). A questi richiami hanno risposto altri due scimpanzé maschi adulti, che precipitandosi nella zona hanno iniziato ad emettere a loro volta vocalizzazioni di allarme. Uno di loro ha poi colpito violentemente la madre dell’infante albino, mentre l’altro le si era avvicinato con una piloerezione evidente, mostrandone dunque le intenzioni minacciose. A seguito di questo primo incontro aggressivo ce ne sono stati altri. La coppia madre-infante albino è stata affrontata da altri scimpanzé adulti, sia maschi che femmine, ad ogni incontro ritornavano le vocalizzazioni agonistiche e di allarme. 

Pur non avendo potuto osservare lo svolgimento, i ricercatori hanno descritto la parte finale dell’ultimo di questi episodi. L’infante albino è stato catturato dal maschio alfa del gruppo, e mostrava già gravi ferite come l’amputazione dell’avambraccio sinistro. A questo punto diversi scimpanzé adulti, assieme al maschio dominante, hanno ripetutamente aggredito l’infante uccidendolo. L’autopsia condotta in seguto dai veterinari del luogo ha stabilito che la morte è stata causata da una serie di colpi alla testa, procurati da una femmina adulta presente in quel momento.

Dopo la morte il corpo esanime del piccolo albino è stato ripetutamente ispezionato fisicamente da almeno una decina di scimpanzé, sia adulti che giovani, che mostravano una certa curiosità verso il loro particolare conspecifico.

La xenofobia dello scimpanzè

Queste osservazioni aprono una serie di possibili interpretazioni. Fra gli scimpanzé l’infanticidio non è di per sé un comportamento raro, anzi, è uno dei tratti distintivi del fenotipo sociale di questa specie. Ma la nascita di un piccolo non è immediatamente seguita da reazioni negative e aggressive da parte dei conspecifici bensì da una “curiosità positiva” e da tentativi di interazioni positive verso la madre e il piccolo.

In questo caso invece, il piccolo albino di 15 giorni d’età è stato immediatamente percepito in maniera negativa, tanto da suscitare uno stato d’ansia, evidente dalla produzione di vocalizzazioni d’allarme, che hanno scatenato reazioni che sono sfociate nell’infanticidio. Questo episodio potrebbe essere un altro chiaro esempio che evidenzia la natura xenofobica degli scimpanzé. Pur essendo una specie dove le interazioni sociali a carattere affiliativo e basate su emozioni sociali “positive” sono presenti, e giocano un ruolo chiave nella loro società, gli scimpanzé anche caratterizzati da un’alta reattività emotiva. Nuovi stimoli ambientali, principalmente di carattere sociale, possono innalzare livelli di ansia e paura fino a produrre una reazione ostile. Questa predisposizione è alla base della loro xenofobia, ovvero un grado di intolleranza sociale mediata da comportamenti aggressivi diretti verso individui che sono considerati “estranei”, ovvero appartenenti a gruppi sociali diversi. In poche parole, ad uno scimpanzé un nuovo stimolo socio-ambientale che devia dalla norma a cui è abituato a vivere, provoca una risposta emotiva ansiogena e che segnala un imminente pericolo, inducendo a rispondere in maniera intollerante e aggressiva verso questo nuovo stimolo.

L’albinismo in questa specie potrebbe essere considerato uno stimolo sociale “nuovo” potenzialmente comparabile all’essere “estraneo” e come tale essere il bersaglio di quelle reazioni sociali a carattere xenofobico tipiche degli scimpanzé in contesti socio-ambientali nuovi e “fuori dalla norma”.

Riferimenti:
Leroux, Maël, et al. “First observation of a chimpanzee with albinism in the wild: Social interactions and subsequent infanticide.” American Journal of Primatology, vol. n/a, no. n/a, 16 July 2021, p. e23305, doi:10.1002/ajp.23305.

Immagine: dalla pubblicazione