In Cina strumenti litici simili a quelli dei Neanderthal: convergenza o contatto?

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Il ritrovamento di 3000 manufatti litici riapre il dibattito sulla complessità culturale del Paleolitico medio cinese, rivelando la presenza di innovazioni tecnologiche ritenute fino a oggi esclusivamente europee

Longtan, Yunnan, sud della Cina. Fine maggio, giornata serena.
Nella valle del fiume Caifeng, a circa 1500 metri di altitudine, maturano succose arance. Gli edifici rurali — stalle e fienili — costruiti con terra rossa locale, conservano talvolta, incastonati nelle pareti, antichi reperti: strumenti preistorici riaffiorati dal suolo e riutilizzati inconsapevolmente dagli abitanti del luogo.

Poco distante, in un’area all’aperto tra basse colline e vegetazione rada, un gruppo di archeologi cinesi scava nel sito preistorico di Longtan. Nonostante l’abbondanza di strumenti litici ritrovati, qualcosa di straordinario cattura la loro attenzione.

Circa un paio d’anni fa siamo stati contattati dai nostri colleghi cinesi. Un team guidato da Hao Li, dell’Institute of Tibetan Plateau Research dell’Accademia delle Scienze Cinese, stava conducendo scavi a Longtan, nella Cina meridionale, non lontano dal Tibet. Lì si sono imbattuti in oggetti insoliti.”

Sono le parole di Davide Delpiano del dipartimento di studi umanistici dell’Università di Ferrara, che assieme al professor Marco Peresani è tra gli autori di uno studio pubblicato in primavera “PNAS che dettaglia questi ritrovamenti.

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Archeologi al lavoro nel sito Longtan, nello Yunnan (Cina). Fonte: unife.it

Fino a oggi si pensava che il Paleolitico medio, nel sud della Cina, neanche esistesse. O meglio, non era definibile perché privo di innovazione tecnica o culturale rispetto alla fase inferiore del Paleolitico, priva di complessità, rudimentale, arcaica. Ma il ritrovamento di questi oggetti insoliti dimostra il contrario.

Un coltellino svizzero preistorico

Durante gli scavi a Longtan, gli archeologi cinesi si sono imbattuti in raschiatoi che ricordano molto da vicino quelli prodotti in Europa durante il Paleolitico medio. Si tratta di utensili associati a una tecnologia nota come “Quina”, sviluppata da gruppi neanderthaliani in Francia circa 50.000 anni fa.
Il nome deriva dal sito archeologico di La Quina, nella regione della Charente, dove questa tecnica di lavorazione è stata per la prima volta identificata.

Una tecnologia litica sofisticata, basata su schegge spesse e robuste, pensate per essere multiuso, durevoli e riciclabili. I raschiatoi ritrovati a Longtan erano quindi dei coltellini svizzeri preistorici, come li definisce il dottor Davide Delpiano.

Mentre i raschiatoi europei sono di solito in selce — spiega Delpiano — quelli rinvenuti in Cina sono realizzati in trachite, una roccia vulcanica molto diffusa nella regione. Il nucleo viene scheggiato su più superfici adiacenti in modo ricorrente, per produrre grosse schegge asimmetriche. Una parte resta spessa e liscia per l’impugnatura, l’altra diventa un bordo sottile e affilato, utile per scuoiare animali o lavorare materiali diversi.”

Gli archeologi chiamano catena operativa (chaîne opératoire) il percorso completo di vita di un oggetto, dalla scelta della materia prima alla lavorazione, dall’uso fino al riuso e allo scarto. In certi casi, come nei raschiatoi di tipo Quina, questo processo può persino “ramificarsi”: una stessa sequenza produttiva genera più strumenti diversi, in momenti diversi, a partire dallo stesso nucleo. Una vera e propria economia litica circolare, già sperimentata oltre 50.000 anni fa

Questi strumenti erano strategici — continua Delpiano — riutilizzabili, resistenti, facilmente trasportabili. Perfetti per un’umanità mobile, costretta a spostarsi in ambienti difficili alla ricerca di risorse.”

Una descrizione che calza perfettamente con l’adattamento dei Neanderthal europei, nomadi, cacciatori, capaci di progettare strumenti pensati per durare nel tempo.

Ma cosa ci fa una tecnologia simile in una valle remota del sud della Cina?

Evoluzione convergente o contatto culturale?

La vera sorpresa è che strumenti associati alla tecnologia Quina — finora considerata una specialità neanderthaliana europea — compaiano oggi anche in Cina, nel sito di Longtan.
E non si tratta di una semplice coincidenza: la datazione colloca questi manufatti tra 70.000 e 50.000 anni fa, esattamente in contemporanea con i loro equivalenti europei.

Come spiegare questa somiglianza?

Due sono le ipotesi oggi sul tavolo.
La prima è quella dell’evoluzione convergente: popolazioni umane diverse, in contesti ambientali simili, avrebbero sviluppato soluzioni tecnologiche analoghe pur senza contatti diretti.
La seconda, più audace e difficile da dimostrare, ipotizza una trasmissione culturale: un passaggio di conoscenze tra gruppi umani lontani.

Se in Europa questi strumenti sono legati con certezza all’uomo di Neanderthal, in Cina non sappiamo ancora quale gruppo umano li abbia fabbricati, ma è possibile che si trattasse dell’uomo di Denisova, una popolazione arcaica imparentata con i Neanderthal ma distinta da essi.

Non sappiamo ancora quale sia stata l’evoluzione di questo sviluppo tecnologico — conclude Delpiano — ma certamente, al contrario di quanto si pensava, questo studio aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione della complessità e variabilità della cultura materiale nel Paleolitico cinese. Se ci sia stato un contatto tra Neanderthal e Denisova, o se abbiano sviluppato tecnologie simili in modo indipendente, ancora non possiamo dirlo. La questione resta, nel suo fascino, aperta.

Riferimenti:

Ruan, Q.-J., Li, H., Xiao, P.-Y., Li, B., Monod, H., Sumner, A., …Delpiano, D. (2025). Quina lithic technology indicates diverse Late Pleistocene human dynamics in East Asia. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., 122(14), e2418029122. doi: 10.1073/pnas.2418029122

Immagine in apertura: I ricercatori e i reperti trovati nel sito archeologico di Longtan. Fonte: unife.it