Il clima ridisegna la competizione tra gli alberi europei

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Uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment stima come il riscaldamento globale possa modificare i rapporti di forza tra nove specie forestali europee. Le conifere risultano tra le più penalizzate

Il cambiamento climatico può alterare le foreste europee modificando i rapporti tra le specie arboree. Temperature più alte, condizioni più secche in alcune aree e limiti climatici diversi da quelli attuali possono favorire alcuni alberi e penalizzarne altri. Il risultato riguarda la competizione: quali specie riescono a crescere meglio, intercettare più luce e restare dominanti nel tempo.

È il tema di uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment da un ampio gruppo internazionale di ricerca. Per l’Italia hanno partecipato Alessio Collalti e Daniela Dalmonech dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Perugia, Cnr-Isafom. Si tratta di una delle analisi più estese finora dedicate alla competizione tra specie forestali in Europa.

Perché il clima cambia la competizione

Gli alberi competono per luce, spazio e risorse. Una specie può diventare dominante se cresce più in altezza, forma una chioma più efficace nell’intercettare la luce e mantiene un vantaggio sulle specie vicine. Il clima influenza queste condizioni di crescita.

Il clima può favorire o penalizzare una specie a seconda del punto di partenza. Dove oggi il freddo limita la crescita degli alberi, temperature più alte possono rendere alcune specie più competitive. Dove invece il problema principale è già il caldo o la scarsità d’acqua, un ulteriore riscaldamento può ridurre la capacità di crescita delle specie oggi dominanti. Se una specie cresce meno in altezza o produce meno superficie fogliare, intercetta meno luce e può perdere terreno rispetto alle altre.

La forza competitiva è stata stimata attraverso due indicatori: la crescita in altezza e il LAI, cioè l’indice di area fogliare, una misura della superficie fogliare disponibile per intercettare la luce. Gli autori hanno usato questi parametri per confrontare il periodo 1981-2010 con le proiezioni climatiche per il 2071-2100.

Nove specie forestali europee

Lo studio considera nove specie diffuse in Europa: faggio, pino silvestre, abete bianco, abete rosso, larice europeo, betulla verrucosa, pino d’Aleppo, farnia e leccio.

Per stimare come potrebbe cambiare la loro competitività, gli autori hanno usato un meta-modello basato su deep learning, addestrato su oltre 135 milioni di anni-simulazione prodotti da 17 modelli forestali di processo in più di 13.000 località europee.

Il risultato generale è netto. Nello scenario climatico più severo, sei delle nove specie studiate perdono competitività media nel loro areale attuale. Il calo riguarda tutte le conifere sempreverdi analizzate: pino d’Aleppo, abete rosso, pino silvestre e abete bianco. Perdono competitività anche betulla verrucosa e leccio. Farnia, faggio e larice europeo mostrano invece un aumento medio.

Le conifere sempreverdi sono le più penalizzate

Le conifere sempreverdi dominano oggi una parte molto ampia delle foreste europee. Secondo lo studio, coprono circa il 56% dell’area forestale del continente. Una loro perdita di competitività può quindi avere conseguenze importanti per la composizione dei boschi, la produzione di legname, l’accumulo di carbonio e gli habitat legati a queste specie.

La risposta cambia però da zona a zona. L’abete rosso perde competitività soprattutto nelle foreste temperate di latifoglie, dove condizioni più calde possono favorire specie concorrenti. In aree più fredde, come parti della Fennoscandia, può invece mantenere o aumentare la propria competitività.

Anche il faggio, che nel complesso mostra un aumento medio, non è favorito ovunque. Nelle porzioni mediterranee del suo areale perde competitività. Lo stesso cambiamento climatico può quindi avere effetti diversi a seconda del punto di partenza: in alcune regioni riduce il limite del freddo, in altre aumenta il peso del caldo e della disponibilità d’acqua.

Gli autori osservano che molte specie perdono competitività soprattutto ai margini caldi del proprio areale. È lì che gli alberi si trovano più vicini ai limiti climatici della loro distribuzione attuale.

Dove potrebbero cambiare le specie dominanti

La perdita di competitività può anticipare cambiamenti nella composizione delle foreste. Gli autori stimano che, nello scenario climatico più severo, il 24,8% dell’area forestale europea in cui una delle specie studiate è oggi dominante potrebbe andare incontro a un cambio di dominanza entro fine secolo. La superficie corrisponde a circa 96 milioni di ettari.

Le aree più esposte si trovano soprattutto nelle zone di transizione tra biomi, dove specie adattate a climi diversi entrano già oggi in contatto. Lo studio individua hotspot nelle regioni alpine, lungo il passaggio tra tundra e foreste boreali, nella Scandinavia meridionale e in alcune aree di contatto tra bioma mediterraneo e foreste temperate, come la Francia meridionale e la costa adriatica.

In questi contesti, uno spostamento dei rapporti di crescita può favorire una specie rispetto a un’altra. Il cambiamento della specie dominante può modificare la struttura della chioma, la luce che arriva al suolo, la lettiera, il microclima del bosco e le comunità di organismi associate alle diverse specie arboree.

Implicazioni per la gestione forestale

Capire dove alcune specie potrebbero perdere competitività può aiutare gestori forestali, decisori politici e amministrazioni a pianificare strategie di adattamento. Foreste più diversificate per specie e struttura possono risultare meno vulnerabili in un clima che cambia.

I risultati richiedono cautela. Lo studio si basa su modelli e scenari climatici, con una copertura non uniforme tra regioni, specie e modelli di partenza. Per il pino d’Aleppo, per esempio, i dati di addestramento provenivano da un solo modello di processo, quindi la stima è più incerta rispetto ad altre specie. Il lavoro non considera in modo esplicito incendi, vento, attacchi di bostrico, patogeni, parassiti e acclimatazione degli alberi. Questi fattori possono modificare la traiettoria delle foreste reali.

Lo studio suggerisce che la perdita di competitività può segnalare in anticipo un possibile cambiamento nella composizione delle foreste: una specie può restare presente, ma diventare meno capace di dominare rispetto alle altre. In molti boschi europei, la composizione futura dipenderà anche da questa competizione, oltre che dalle scelte di gestione e dalla rapidità del riscaldamento globale.

Riferimenti:

Marc Grünig, Werner Rammer, Martin Baumann et al., “Loss of competitive strength in European conifer species under climate change”, Communications Earth & Environment, 2026 https://www.nature.com/articles/s43247-026-03582-0

In apertura: foto di Lauri Poldre / Pexels