Terrore a prima vista: il legame senza tempo tra primati e serpenti

Double Headed Turquoise Serpent

Se il serpente è tanto presente nelle culture umane forse c’è anche una ragione evolutiva. Ecco cosa dicono gli ultimi studi sulla coevoluzione tra serpenti e primati.

Dal bastone di Asclepio/Esculapio per Greci e Romani al tentatore di Eva nelle religioni abramitiche, fino addirittura a forza creatrice del mondo per gli Aborigeni australiani, il serpente ha sempre occupato un posto di prestigio nell’immaginario umano. Negli ultimi decenni la comunità scientifica è entrata in azione per verificare se dietro al diffuso e radicato ruolo religioso e culturale dei serpenti nelle nostre civiltà si celassero influenze evolutive che questi rettili hanno esercitato sui nostri antenati – e viceversa. L’ipotesi, insomma, è che ci sia stata una coevoluzione tra umani e serpenti.

Primati vs serpenti: una corsa agli armamenti evolutiva

Per esempio, nei cobra sputatori si è evoluta la capacità di spruzzare getti di veleno negli occhi di un aggressore proprio in concomitanza con la comparsa dei primi ominidi in Africa prima e in Asia poi, e qualcuno ipotizza che non sia una semplice coincidenza (Pikaia ne ha parlato qui). Questa però è solo una tessera del mosaico di dati e osservazioni che suggerisce una pervasiva coevoluzione di primati e serpenti attraverso i continenti.

Un ulteriore tassello si è aggiunto con la recentissima pubblicazione di uno studio sulla rivista BMC Biology. Gli autori osservano che nel sottordine dei Catarrhini (primati afroasiatici) c’è una particolare mutazione strutturale nei recettori nicotinici del sistema nervoso: ciò conferisce loro maggiore resistenza (comunque lontana dalla completa immunità) alle alfa-neurotossine, che agiscono bloccando proprio i recettori nicotinici e di conseguenza la trasmissione di segnali dal cervello ai muscoli. Le alfa-neurotossine sono tra le maggiori componenti del veleno dei serpenti elapidi afroasiatici (cobra, mamba e krait) e americani (serpenti corallo).

Curiosamente, la mutazione che contrasta i letali effetti di queste proteine è assente nei Platyrrhini (primati centro- e sudamericani) e nei lemuri (infraordine Lemuriformes). I primi, prevalentemente diurni e arboricoli, non entrano pressoché mai in contatto con gli unici elapidi del Nuovo Mondo, i generalmente notturni e terricoli serpenti corallo; i secondi, invece, sono nativi del Madagascar, dove nessun ramo degli elapidi si è mai stabilito. Per contro, i Catarrhini si sono sempre trovati a condividere habitat – sia terricolo che arboricolo – e abitudini diurne con diverse specie di elapidi dal veleno ricco di alfa-neurotossine.

Per questo i ricercatori ipotizzano che la mutazione genetica riscontrata nei Catarrhini sia frutto della selezione naturale in risposta al letale armamentario tossico degli elapidi afroasiatici, che non esitano a farne uso a scopo difensivo se costretti.

Evoluti per vedere meglio i serpenti?

Pur rimanendo un’ipotesi che necessita ulteriori conferme, questo studio suggerisce che non siano stati solo i serpenti ad essere profondamente influenzati dalla coesistenza con i primati, ma anche il contrario. Di questo avviso è sicuramente la primatologa Dott.ssa Lynn Isbell, che già nel 2006 era arrivata a proporre uno scenario evolutivo oggi noto come Snake Detection Hypothesis (SDH).

Secondo questa ipotesi, la comparsa della visione stereoscopica e a colori nei primati sarebbe dovuta al pericolo rappresentato da serpenti dotati di colorazione mimetica e dunque difficilmente individuabili. Anche il cervello dei nostri progenitori e più stretti parenti si sarebbe modificato per reagire meglio alla minaccia rappresentata dai serpenti attraverso una rapida fuga o addirittura violenta aggressività. Molte specie di primati, infatti, figurano nella dieta di grandi serpenti costrittori come boa e pitoni, ma possono anche essere vittime di serpenti velenosi che li mordono per difesa.
Immagine che contiene rettile, serpente, vicino Descrizione generata automaticamente

Vipera rostrata orientale (Echis carinatus), diffusa in Asia. Assieme ad altre quattro specie è responsabile della maggior parte dei morsi e dei morti a livello mondiale. Foto: Lorenzo Seneci

Per quanto la SDH sia contestata da svariati studi, altri supportano almeno alcuni aspetti di questo scenario: ad esempio, i partecipanti ad un esperimento pubblicato nel 2014 su Frontiers in Human Neuroscience hanno mostrato reazioni istintive di paura e/o generale negatività nei confronti dei serpenti in misura maggiore rispetto ad altri animali pur potenzialmente pericolosi e sgradevoli alla vista quali coccodrilli e ragni.

Di fronte a simili dati, non sorprende come i serpenti figurino ricorrentemente nel ruolo di incarnazione del maligno o comunque di creature infide e nemiche in molteplici religioni e mitologie nel corso dei secoli. Tuttavia, la nostra innata reattività emotiva verso questi rettili può anche tradursi in una fortissima attrazione che sfocia dalla venerazione di divinità serpentiformi in diverse civiltà all’incrollabile passione che spinge molti erpetologi a dedicare la loro vita allo studio di questi affascinanti animali. Il legame tra primati e serpenti, tanto conflittuale quanto indissolubile, rappresenta così un esempio lampante di come natura e cultura siano legate molto più profondamente di quanto generalmente pensiamo.

Riferimenti:

Kazandjian, T. D. Petras, D. Robinson, S. D. van Thiel, J., Greene, H. W., Arbuckle, K., … & Casewell, N. R. Convergent evolution of pain-inducing defensive venom components in spitting cobras. Science 22 Jan 2021: Vol. 371, Issue 6527, pp. 386-390. DOI: 10.1126/science.abb9303

Harris, R. J., Nekaris, K. A.-I., & Fry, B. G. (2021). Monkeying around with venom: an increased resistance to α-neurotoxins supports an evolutionary arms race between Afro-Asian primates and sympatric cobras. BMC Biology, 19(1), 1–13. doi: 10.1186/s12915-021-01195-x

Isbell, L. A. (2006). Snakes as agents of evolutionary change in primate brains. Journal of Human Evolution, 51(1), 1–35. doi: 10.1016/j.jhevol.2005.12.012

Van Strien, J. W., Franken, I. H. A., & Huijding, J. (2014). Testing the snake-detection hypothesis: larger early posterior negativity in humans to pictures of snakes than to pictures of other reptiles, spiders and slugs. Frontiers in Human Neuroscience. doi: 10.3389/fnhum.2014.00691

Wheeler, B. C., Bradley, B. J., & Kamilar, J. M. (2011). Predictors of orbital convergence in primates: A test of the snake detection hypothesis of primate evolution. Journal of Human Evolution, 61(3), 233–242. doi: 10.1016/j.jhevol.2011.03.007

Immagine: il serpente a due teste, una scultura azteca con probabile significato religioso attualmente esposta al British Museum, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons