Connessioni siberiane

Il genoma di un individuo risalente al Paleolitico Superiore dimostra l’esistenza di un legame diretto tra le popolazioni che abitavano la zona del Lago Baikal, in Siberia, e la stirpe dei nativi americani non artici


Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell e realizzato dagli scienziati del Dipartimento di Archeogenetica del Max Planck Institute for the Science of Human History di Jena, in Germania, rivela i profondi legami tra le popolazioni degli umani moderni che abitavano la zona del Lago Baikal, in Siberia e i suoi dintorni, con i primi popoli delle Americhe distribuitisi successivamente in tutto il continente americano (Pikaia ne ha parlato qui). I risultati ottenuti dall’analisi dei genomi antichi, che rappresentano un periodo di circa 10000 anni (dal Paleolitico Superiore alla prima Età del Bronzo) evidenziano una fitta rete di connessioni genetiche e una complessa attività di interazioni culturali. Sebbene altri studi indicassero già il legame tra le popolazioni Americane e quelle Euroasiatiche (Pikaia ne ha parlato qui e qui), lo studio dimostra che tale legame è più profondo e antico di quanto si pensasse in precedenza.

Gli umani moderni hanno abitato la regione del Lago Baikal sin dal Paleolitico Superiore, come dimostrato da una vasta documentazione archeologica, sebbene la storia precisa dei suoi popoli in questo lungo arco di tempo sia ancora in gran parte sconosciuta. Gli studi più recenti sui genomi antichi provenienti da questa zona testimoniano un ampio turnover genetico, nonché eventi di mescolanza che caratterizzavano la regione. Attualmente si ritiene che la Siberia sia la sorgente di varie “onde dispersive” dirette verso il continente americano, la prima delle quali guidata da una popolazione fondante, formatasi tra 25000 e 20000 anni fa.

La ricerca è stata condotta su diciannove genomi attraverso una combinazione di moderne tecniche di biologia molecolare, analisi computazionale e datazione con radioisotopi. Il materiale genetico è stato estratto dai denti e dai frammenti della porzione petrosa dell’osso temporale appartenenti agli antichi cacciatori raccoglitori (quattro femmine e quindici maschi) della regione del Lago Baikal e delle zone circostanti, datati nel periodo che va dal Paleolitico Superiore alla prima Età del Bronzo. In particolare, sono stati analizzati un individuo vissuto nel Paleolitico Superiore (datato tra i 14.000 -13700 anni fa), quattro individui vissuti nel Primo Neolitico (7300-3500 anni fa) e quattordici individui vissuti tra il Tardo Neolitico e la prima Età del Bronzo, descritti come individui LNPBA (Late Neolithic- Early Bronze Age), tutti provenienti da dieci siti archeologici in totale.

Lo studio della struttura della popolazione effettuato per comprendere il background genetico degli individui ha rivelato che la maggior parte degli individui del Lago Baikal rappresenta una graduale distribuzione genetica che “occupa lo spazio” tra gli antichi cacciatori neolitici del Nordest Asiatico, che vivevano radunati nella Porta del Diavolo in Russia orientale e gli antichi Nord Euroasiatici, vissuti nell’Alto Paleolitico Siberiano e descritti per la prima volta in studi recenti.

Il genoma di un individuo in particolare, risalente a 14000 anni fa, vissuto nell’Alto Paleolitico e proveniente dal sito di Ust-Kyakhta-3 appena a sud del Lago Baikal, è il più antico a portare la discendenza mista presente nei nativi americani. Questo individuo condivide lo stesso “mix” genetico degli antenati del Nord Eurasiatico e del Nordest asiatico trovato nei nativi americani, e suggerisce che gli antenati che in seguito diedero origine ai nativi americani del Nord e del Sud America erano distribuiti molto più ampiamente di quanto si pensasse in precedenza.

Oltre a mettere in evidenza il legame tra popolazioni transcontinentali, lo studio getta nuova luce sulla complessità delle connessioni tra i popoli dell’Eurasia.

Basandosi sul fatto che studi recenti hanno riportato prove di infezioni da Yersinia pestis, l’agente patogeno che causa la peste negli esseri umani, in più regioni dell’Europa e dell’Asia tra il Neolitico medio e l’Età del Bronzo, i ricercatori hanno investigato sull’eventuale presenza di tracce genomiche del patogeno all’interno del gruppo degli individui in studio. La sorprendente presenza di Y. pestis, in due degli individui studiati, indica ulteriori contatti ad ampio raggio tra le popolazioni della steppa.

Sebbene ulteriori prove genetiche siano necessarie per stabilire quando e dove si sia “riunito” il pool genetico dei nativi americani, questo studio ha dimostrato che il legame tra queste due popolazioni è più profondo di quanto si pensasse in precedenza. Inoltre ha messo in evidenza quanto la popolazione che ha vissuto nella regione del Lago Baikal nel periodo che va dal Paleolitico Superiore all’Età del Bronzo debba la sua formazione ad un altrettanto prolungato periodo di “mescolanze” locali. Infine, è stata dimostrata, attraverso l’analisi genomica umana combinata con quella dei batteri patogeni tipici di alcune popolazioni, la fitta rete di connessioni sia culturali che di mobilità a lungo raggio degli umani attraverso la regione dell’Eurasia durante quella particolare finestra temporale.


Riferimenti:
He Yu, Maria A. Spyrou, Marina Karapetian, Svetlana Shnaider, Rita Radzevičiūtė, Kathrin Nägele, Gunnar U. Neumann, Sandra Penske, Jana Zech, Mary Lucas, Petrus LeRoux, Patrick Roberts, Galina Pavlenok, Alexandra Buzhilova, Cosimo Posth, Choongwon Jeong, Johannes Krause. Paleolithic to Bronze Age Siberians Reveal Connections with First Americans and across Eurasia. Cell, 2020; DOI: 10.1016/j.cell.2020.04.037

Immagine: Erika Tamm et al / CC BY, via Wikimedia Commons