Consigli di lettura – estate 2021

Regalate e/o regalatevi….un libro!

Nuove proposte di lettura pubblicate tra agosto e novembre 2020

Come ogni estate, Pikaia propone una selezione di consigli di lettura a cura di Paolo Coccia, bibliofilo e condirettore del sito. 

La descrizione del contenuto, se non espressamente citata, proviene dai siti web visitati (editori, aggregatori di libri, cataloghi). Non potendo accedere al contenuto di tutti i volumi segnalati la valutazione finale della qualità e valore di ciascuno di essi è rimessa al lettore. Nonostante il nostro sforzo di selezionare il meglio del panorama editoriale può succedere di segnalare titoli che non soddisfano per molti motivi gli interessi dei lettori. Ci scusiamo in anticipo.

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Argomenti (clicca per saltare da una sezione all’altra)

Darwiniana 
Omaggio a Lynn Margulis
Evoluzione dell’uomo. I suoi effetti sull’ambiente e viceversa
-Evoluzione. Scienza, giochi per i più piccoli e anche per i più grandi
Genetica
Storie Naturali
Origine ed evoluzione della vita
La coscienza? Un esperimento evolutivo riuscito?
Natura e cultura
Altre letture



Darwiniana

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Giacomo Zanella, Il darwinismo. inediti, a cura di Baldo F.I., Editrice Veneta, p. 84, 2019

A Vicenza diversi esponenti della cultura letteraria e scientifica di metà Ottocento hanno affrontato la teoria dell’evoluzione formulata da Charles Darwin nel 1859 da diversi punti di vista con un dibattito intenso e ancora oggi d’attualità. Il poeta Giacomo Zanella ha esaminato la novità scientifica e ne ha tratto ispirazione per diverse sue composizioni poetiche, ma ha anche sviluppato una precisa analisi sulle conseguenze che una teoria scientifica può produrre se non rimane entro i limiti del suo campo. Quando la teoria dell’evoluzione diviene “evoluzionismo”, ossia una Weltanschauung, una concezione filosofica, essa esce dai suoi confini e propone soluzioni o “posizioni” che servono più all’ideologia che non alle scienze naturali, metafisiche o morali. Le poesie, le annotazioni e gli inediti di G. Zanella ci consentono la comprensione di questo importante dibattito.
  





Immagine Maxime Rovere (a cura di), Charles Darwin. Le corail de la vie. Carnet B (1837-1838), Rivages Poche, collana Petite Bibliothèque, p. 208, 2020

Ce qui est émouvant dans ces carnets, écrits en 1837-1838, c’est que Darwin sait d’emblée à quoi il touche. Et s’en étonne. Et s’en inquiète. Doute, par conséquent, de lui-même. Et laisse l’idée là, en plan. Il continuera de prendre des notes, jusqu’à ce qu’une première esquisse (1842), puis une deuxième (1844), commencent à construire l’architecture des idées qui seront rassemblées dans L’Origine des espèces (1859)














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Maxime Rovere (a cura di), Charles Darwin. Écrits intimes, Rivages Poche, collana Petite Bibliothèque, p. 176, 2020

Le choix de textes personnels que nous présentons ici permet de saisir la personnalité de Darwin. De la lettre qu’encore étudiant il envoie à son père, pour obtenir l’autorisation de partir en voyage, jusqu’aux notes prises alors qu’il est devenu père de famille, le théoricien controversé de l’évolution se montre un parfait exemple de gentleman… L’intérêt de ces textes n’est pas seulement de faire mieux connaître un individu, mais aussi d’engager l’écriture dans une zone frontière, là où la science rencontre l’intime. Car la curiosité scientifique de Darwin est également tournée vers lui-même, ou vers les êtres qu’il aime et qui l’entourent au quotidien. Du premier départ en voyage (1831) jusqu’à l’observation patiente et attendrie du développement de ses enfants (1859), les documents intimes permettent de suivre comment le savant devint progressivement lui-même








Claudio Greppi, Tracce di Humboldt. Osservare, descrivere, misurare, Asterios, collana Le belle lettere, p. 256

Quali tracce Humboldt ci ha lasciato? Fra i temi che ha contribuito a sviluppare c’è quello della storia delle scoperte del Quattro-Cinquecento che hanno aperto la conoscenza del Nuovo Continente al quale aveva dedicato il grande viaggio scientifico del 1799-1804: tema che rimanda necessariamente a quello della misura delle coordinate e della cartografia. C’è poi il tema del paesaggio e della sua rappresentazione pittorica che dalla fine del Settecento mette la scienza europea nelle condizioni di osservare la natura nei diversi contesti ambientali. Queste sono piccole tracce rispetto all’insieme della produzione humboldtiana, ma introducono al contributo senza dubbio più importante, che è stato quello di concepire la descrizione dei fenomeni naturali come risultato dell’osservazione diretta dei luoghi e della misurazione delle variabili che gli strumenti moderni rendono possibile. I cartogrammi che ne derivano sono ancora oggi esempio di una nuova concezione dello spazio nella quale la combinazione fra i diversi aspetti fisici e biologici offre una valida base conoscitiva alla nascente rivoluzione evoluzionista. E questa, secondo Darwin, è la vera “traccia” lasciata da Humboldt. 





Anselm Oelze, Una lettera per Mister Darwin. Storia meravigliosa di Alfred Russel Wallace. L’avventura di un genio misconosciuto della modernità, Ponte alle Grazie, collana Scrittori, p. 252

Primavera 1858: una lettera lascia una piccola isola delle Molucche. Il suo obiettivo è l’Inghilterra meridionale, il suo contenuto un saggio sull’origine delle specie. Appena un anno dopo, quelle idee suscitano scalpore e si diffondono con il nome di «teoria dell’evoluzione». Ma a raccoglierne la fama e il merito non è l’autore della lettera, il naturalista, esploratore, biologo e antropologo Alfred Russel Wallace, bensì il suo destinatario, l’universalmente noto Charles Darwin. Centocinquant’anni dopo, è Albrecht Bromberg, guardiano notturno di un museo, a imbattersi in Wallace. Affascinato, quasi attratto suo malgrado dal destino d’oblio dello scienziato, si mette a scavare nella sua vita e nella sua antica spedizione nelle Molucche: più tempo passa con Wallace, più Bromberg dubita che le cose debbano restare come sono. E così, con l’aiuto della bibliotecaria Rosalia elabora un piano che dovrebbe riportare a conoscenza di tutti la grandezza del naturalista rimasto nell’oscurità. Con il suo debutto, Anselm Oelze è riuscito a creare un romanzo storico-scientifico che si legge come un’avventura. Attraverso la misconosciuta vicenda di un grandissimo scienziato, Oelze ci mostra che la vera grandezza non è quella che si esibisce sul palcoscenico delle gesta umane, ed erige un monumento letterario a tutti gli outsider della vita e della Storia.




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Paul van Helvert , John van Wyhe, Darwin. A Companion, WSPC, p. 482

This is the ultimate guide to the life and work of Charles Darwin. The result of decades of research through a vast and daunting literature which is hard for beginners and experts alike to navigate, it brings together widely scattered facts including very many unknown to even the most ardent Darwin aficionados. It includes hundreds of new discoveries and corrections to the existing literature. It provides the most complete summaries of his publications, manuscripts, lifetime itinerary, finances, personal library, friends and colleagues, opponents, visitors to his home, anniversaries, hundreds of flora, fauna, monuments and places named after him and a host of other topics. Also included are the most complete lists (iconographies) ever created of illustrations of the Beagle, over 1000 portraits of Darwin, his wife and home as well as all known Darwin photographs, stamps and caricatures. The book is richly illustrated with 350 images, most previously unknown.





Jeremy DeSilva e Janet Brown (a cura di), A Most Interesting Problem. What Darwin’s Descent of Man Got Right and Wrong about Human Evolution, Princeton University Press, p. 288

Leading scholars take stock of Darwin’s ideas about human evolution in the light of modern science In 1871, Charles Darwin published The Descent of Man, a companion to Origin of Species in which he attempted to explain human evolution, a topic he called “the highest and most interesting problem for the naturalist.” A Most Interesting Problem brings together twelve world-class scholars and science communicators to investigate what Darwin got right-and what he got wrong-about the origin, history, and biological variation of humans. Edited by Jeremy DeSilva and with an introduction by acclaimed Darwin biographer Janet Browne, A Most Interesting Problem draws on the latest discoveries in fields such as genetics, paleontology, bioarchaeology, anthropology, and primatology. This compelling and accessible book tackles the very subjects Darwin explores in Descent, including the evidence for human evolution, our place in the family tree, the origins of civilization, human races, and sex differences. A Most Interesting Problem is a testament to how scientific ideas are tested and how evidence helps to structure our narratives about human origins, showing how some of Darwin’s ideas have withstood more than a century of scrutiny while others have not. A Most Interesting Problem features contributions by Janet Browne, Jeremy DeSilva, Holly Dunsworth, Agustin Fuentes, Ann Gibbons, Yohannes Haile-Selassie, Brian Hare, John Hawks, Suzana Herculano-Houzel, Kristina Killgrove, Alice Roberts, and Michael J. Ryan.



Omaggio a Lynn Margulis



Adriana Giannini, Lynn Margulis. La scoperta dell’evoluzione come cooperazione, L’Asino d’Oro, collana Profilo di donna, p. 200

Quando nel 1967 la giovane biologa Lynn Margulis riuscì a pubblicare il suo primo importante articolo sull’origine delle cellule mitotiche venne sommersa da una marea di critiche, anche molto velenose. Non solo non si scoraggiò, ma continuò imperterrita a studiare il vasto e ignorato mondo dei microrganismi, convinta che in essi risiedesse la chiave dell’evoluzione del nostro pianeta e di tutte le forme di vita che lo abitano. Sostenne con caparbietà che la cooperazione, piuttosto che la competizione, costituisse il motore della selezione naturale e tolse alle mutazioni casuali il ruolo chiave nella speciazione. Gradualmente riuscì a dimostrare che tutte le cellule possono funzionare e dare origine a nuove specie grazie alla simbiosi con antichissimi batteri. Oggi, che la sua teoria rivoluzionaria è universalmente accettata e che, grazie alla microscopia elettronica e al sequenziamento del DNA, ha fatto fare un balzo in avanti alle teorie evolutive di Darwin, è più che mai opportuno che anche il nostro paese conosca da vicino Lynn Margulis, una scienziata
ribelle.


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Carlo Soave, Fiorenza De Bernardi, Umberto Fascio, Grandi cambiamenti. Evoluzione tra competizione e cooperazione, Hoepli, collana Microscopi, p. 176

Un viaggio nei grandi progetti della natura illustrati dalla biologia evoluzionistica, la scienza naturale che si occupa di descrivere la storia della vita sulla terra. Gli autori mostrano come dietro ogni grande cambiamento evolutivo ci sia non solo la darwiniana lotta per la vita, la competizione, ma anche un altro fattore decisivo, ossia la cooperazione. I geni collaborano tra loro nel genoma, i genomi nelle cellule, le cellule nei tessuti, gli organi negli organismi, gli organismi nelle popolazioni: l’interazione genera nuove risposte alle esigenze ambientali. Dalla storia della vita alle estinzioni, fino all’epigenetica, questo libro presenta le vie dell’evoluzione attraverso esempi curiosi di adattamenti del mondo animale e vegetale.





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Jean-Jacques Kupiec, La concezione anarchica del vivente, Elèuthera, p. 256

La genetica è nata e si è sviluppata su un presupposto deterministico: la stabilità del gene e la sua trasmissibilità ereditaria. Eppure tutta la biologia contemporanea ci parla della variabilità come di una condizione permanente ed essenziale dell’essere vivente che non può essere ridotta a puro rumore o fluttuazione: il caso non è un accidente che perturba il processo deterministico. Nel vivente non c’è un ordine stabilito bensì un disordine organizzato che rende possibile la vita e la sua evoluzione. Ampliando il campo di applicazione dell’ontologia darwiniana, che assume la variazione aleatoria come forza motrice del processo evolutivo, Kupiec delinea una concezione anarchica del vivente che contesta l’idea di un ordine cogente inscritto nei geni. Gli organismi non sono società centralizzate di cellule che obbediscono al genoma o all’ambiente esterno, ma comunità cellulari autogestite che vivono per sé stesse e che per mantenere le proprie funzioni vitali sono spinte a cooperare, realizzando delle vere e proprie reti di mutuo appoggio. Ed è questa la nuova via che deve intraprendere la ricerca biologica per uscire dalle secche in cui l’ha spinta la genetica.




Evoluzione dell’uomo. I suoi effetti sull’ambiente e viceversa


Tattersall Ian, I Signori Del Pianeta. La Ricerca Delle Origini Dell’uomo, Codice, p. 295

Il viaggio, iniziato circa sessantamila anni fa da un remoto angolo dell’attuale Etiopia, che ha portato uno sparuto gruppo di Homo Sapiens a colonizzare l’intero pianeta, è la prima, emozionante narrazione della storia dell’uomo: il momento fondativo in cui tutto è cominciato. Quella dei nostri antenati non è stata però un’avanzata solitaria e lineare, bensì una lunga convivenza – in certi casi una competizione – con le altre specie di ominidi che già popolavano i continenti milioni di anni prima della comparsa del genere Homo; l’approdo tutt’altro che scontato di un percorso evolutivo difficile e articolato. Poi, nel giro di poche decine di migliaia di anni, qualcosa è successo; qualcosa di potente, così potente, inaspettato e rivoluzionario da permettere a Homo Sapiens di rimanere unica specie umana sopravvissuta, rendendoci così, davvero, “I signori del pianeta”.



Juan José Millás, Juan Luis Arsuaga, La vita spiegata da un Sapiens a un Neanderthal, Rizzoli, collana Saggi stranieri, p. 228

Paleolitico, Mesolitico, Neolitico: periodi così lontani nel tempo che molti di noi fanno fatica a dar loro la giusta collocazione. Immaginare come fosse allora la vita è quasi impossibile. Possiamo dire, però, che i nostri antenati preistorici ci sono del tutto estranei? Lo scrittore Juan José Millás è convinto del contrario. Ecco perché ha chiesto a Juan Luis Arsuaga, paleontologo tra i più brillanti della sua generazione, di accompagnarlo alla scoperta delle nostre radici.Capire come si è sviluppata la nostra specie, spiegarne le origini e comprenderne l’evoluzione: è da questi obiettivi che nasce l’incontro tra due menti curiose e acutissime. Conoscenza scientifica, abilità divulgativa, grande inventiva letteraria e una buona dose di ironia si mescolano così in un volume unico, frutto di mesi di dialogo attraverso luoghi della nostra quotidianità e siti straordinari in cui sono ancora visibili le tracce della preistoria dell’uomo. Millás, che fin da piccolo si è autodefinito un Neanderthal («Lo so dai tempi della scuola, perché i bambini Sapiens – dei veri stronzi – mi guardavano strano»), unisce la propria abilità affabulatrice alla competenza del compagno accademico, che ha tutta la sapienza dell’altra specie del genere Homo, per guidarci tra biomeccanica e dimorfismo sessuale; tra postura bipede e dentatura; tra l’australopiteco Lucy e la barba rasata di Alessandro Magno; tra svolte fondamentali come lo sviluppo della mira per scagliare una pietra e la suddivisione del lavoro in cacciatori e raccoglitori. Come un Don Chisciotte con il suo Sancho Panza, i due ci conducono in una divertente e illuminante spedizione verso i misteri dell’evoluzione umana, nel solco della miglior divulgazione scientifica.


Sandro Bernardini, La via umana. Prima e dopo Sapiens. Vol. 1. La chiave di lettura. in principio Darwin, Rubbettino, p. 233

La via umana, in tre volumi, traccia la linea evolutiva e culturale che ci ha portato da quadrupedi a “umani”. In questo primo volume si chiarisce la chiave di lettura dell’intero processo evolutivo: da scimmie, a scimmie antropomorfe, a Ominidi bipedi, a Homo sapiens. È così che siamo diventati figli unici, senza padre né madre. L’ipotesi di partenza è che l’“umanità” non sia una qualità che appartenga per definizione a Homo sapiens. Essa, bensì, costituisce un lentissimo processo che pur volendolo collocare nella notte dei tempi – e, come che sia, non prima di 40mila anni fa, e pur iniziando con Neanderthal e Sapiens –, trova il suo fondamento a partire dalla invenzione della democrazia, che apre il passaggio evolutivo a un “dopo Sapiens”, vale a dire a Homo civilis (“uomo democratico”).








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Guido Barbujani, Europei senza se e senza ma. Storie di neandertaliani e di immigrati, Bompiani, p. 128

Convivere in pace, vecchi e nuovi cittadini del continente europeo, ci sembra difficile, ma un problema identico si è posto già 40 mila anni fa, quando i veri europei, gli uomini di Neandertal, hanno visto arrivare dall’Africa i Cro-Magnoidi, i nostri antenati. Da allora, due gruppi umani diversi nell’aspetto, nella cultura e nel DNA, hanno coabitato in Europa per millenni e alla fine i vecchi europei si sono estinti. Dalla loro scomparsa, attraverso migrazioni, contatti e contaminazioni, ha preso forma la popolazione che oggi chiamiamo europea, e con lei un continente dai limiti incerti. Questo libro ci accompagna in una sorprendente riscoperta dell’identità europea, che trae la sua forza dalla molteplicità di contributi che hanno continuato ad aggiungersi, ad arricchirla e a ridefinirla.






 


Lewis Dartnell, Origini. Come la terra ci ha reso ciò che siamo, Il Saggiatore, collana La cultura, p. 395

La Terra fa letteralmente parte di noi: l’acqua del nostro corpo un tempo scorreva nel Nilo o formava una corrente nell’oceano; le proteine dei nostri capelli sono state eruttate dai vulcani; il sale del sudore, il ferro del sangue e il calcio delle ossa sono stati estratti dalla crosta terrestre. Ma il pianeta non ha plasmato solo i nostri corpi: dal suolo abbiamo strappato le pietre e i metalli con cui abbiamo creato armi, strumenti e città; i cambiamenti climatici hanno modellato la nostra cultura; la formazione dei continenti ha spinto l’evoluzione della nostra specie lungo percorsi unici. Lewis Dartnell costruisce una narrazione storica e scientifica che va dalla Preistoria a oggi, descrivendo come ogni singolo aspetto della nostra civiltà sia stato influenzato e modificato dalle caratteristiche fisiche, chimiche e meteorologiche del pianeta. E come, ancora oggi, i resti di antichi mari e montagne condizionino le nostre scelte sociali e politiche. Scopriamo così che sono stati gli scontri tra le placche tettoniche, decine di milioni di anni fa, a creare in Africa l’ambiente poi diventato la culla della nostra specie; che proprio lungo i confini tra le placche si sono formati i fiumi e le aree fertili da cui sono emerse, millenni dopo, le prime civiltà; che sono stati i cambiamenti climatici provocati dalle glaciazioni a spingere i nostri antenati ad abbandonare l’Africa per nuovi territori e quindi a diffondersi nel resto del globo; che i resti di organismi primordiali depositati nel suolo e nei mari hanno formato il calcare, carbone e petrolio con cui abbiamo costruito le piramidi e poi alimentato le nostre industrie. “Origini” ci mostra che il pianeta Terra ci accompagna in ogni momento, negli oggetti che ci circondano, nel modo in cui interveniamo sull’ambiente, nelle scelte che abbiamo fatto in passato e continuiamo a fare nella nostra vita quotidiana. È la storia del nostro mondo come non è mai stata raccontata. 

Ridley Matt, Evoluzione di tutte le cose, Liberilibri

La società umana evolve. Il cambiamento nella tecnologia, nel linguaggio, nella morale è inesorabile, graduale e spontaneo. Non viene pilotato dall’esterno, non ha un suo proprio scopo specifico, avviene per tentativi ed errori: è una forma di selezione naturale. Gran parte del nostro mondo è il risultato dell’azione degli uomini, non di un qualche disegno calato dall’alto: esso emerge dalla libera interazione di milioni di persone, non dalla pianificazione di pochi. In un affascinante viaggio tra scienza, economia, storia, politica e filosofia, Matt Ridley demolisce convinzioni sempre più radicate che i grandi eventi e le linee di tendenza seguite dalle nostre società siano determinati da coloro che stanno più in alto: nei governi, nella finanza, nelle università, nelle religioni organizzate. Al contrario, tutti i nostri traguardi più importanti si sono sviluppati dal basso. Un testo ambizioso e autorevole che ci invita a guardare il mondo e il suo funzionamento con occhi nuovi.







Autore: Emilio Padoa-Schioppa, Antropocene. Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità, il Mulino, p. 168

Viviamo un’epoca segnata da una indelebile impronta umana. Il riscaldamento globale, l’alterazione dei normali cicli biogeochimici, la perdita di biodiversità, l’irreversibile trasformazione di habitat e paesaggi impongono sfide completamente nuove. Come sfamare un’umanità in crescita senza impattare ulteriormente sull’ambiente? A quali istituzioni dare il mandato di rispondere a una realtà connessa e interdipendente? Soli in questo mondo abbiamo la responsabilità delle nostre azioni. Possiamo fare dell’Antropocene un’occasione per ripensare al nostro pianeta.


















Johansson Sverker, L’alba Del Linguaggio. Come e perché i sapiens hanno iniziato a parlare, Ponte alle Grazie, collana Saggi, p. 456

Nel 1990, dopo aver discusso una tesi di dottorato in Fisica delle particelle, l’autore di questo libro rimane folgorato da un campo di ricerca nuovo per lui: quello del linguaggio e in particolare della sua origine, ancora avvolta nel mistero. Come è nato il linguaggio? Cosa differenziale lingue umane dalle forme di espressione usate dagli altri animali? E perché la nostra specie ha iniziato a parlare? A queste domande hanno cercato di rispondere filosofi, antropologi, psicologi e archeologi, ma solo negli ultimi trent’anni sono emersele evidenze che possono farci ipotizzare a che punto della nostra evoluzione è spuntato il «primo parlante». L’indagine è ancora aperta, precisa Sverker Johansson nelle ultime pagine del libro, dopo averne ripercorse tutte le piste, ma quello che ne è emerso ha un valore inestimabile per ciò che racconta della nostra specie. E noi gli riconosciamo il merito di averci saputo coinvolgere nel lavoro investigativo, portandoci indietro nel tempo, nella vastità delle savane e al buio delle grotte, al cospetto di ciò che eravamo e alla scoperta di ciò che, insieme al linguaggio, ci ha resi diversi dalle altre specie animali.





Evoluzione. Scienza, giochi per i più piccoli e anche per i più grandi


Claudia Centi, Gioca con Darwin. Alla scoperta della natura, Certaldo (FI), Federighi, serie Le novelle della cipolla, p. 60, 2020

Un volume tutto a colori con le illustrazioni delle creature più bizzarre che abitavano il nostro pianeta!

Polonia, 2106. Tabitha Aaronovich ha un’occasione unica: viaggiare indietro nel tempo alla scoperta delle creature che hanno popolato la Terra milioni di anni fa. Il suo compito nella vasta squadra a bordo della Craton è quello di catalogare i campioni prelevati dagli animali, affinché gli scienziati del presente possano analizzarli e trovare la soluzione alla crisi ambientale che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della razza umana. Ma c’è qualcos’altro che la spinge a partire: la voglia di trasmettere al futuro qualcosa di più, per rendere partecipe tutta l’umanità dell’incredibile esperienza che sta vivendo. Per questo sfodera quaderno e matita e inizia a disegnare le bizzarre creature che abitano il mondo intorno a lei. Ma quanto sarà disposta a rischiare per la sua passione, quando in gioco c’è la salvezza stessa dell’umanità da cui proviene?

A metà strada tra diario di viaggio e album di disegni, questo sorprendente libro illustrato trasporta il lettore in un modo antecedente alla comparsa dell’uomo, dove i grandi mammiferi preistorici dominavano la Terra. Un avvincente viaggio alla scoperta di una porzione di storia evolutiva del nostro pianeta troppo spesso ignorata o dimenticata.


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Andrea Viscusi, Gabriele Operti, Diario dal tempo profondo. Viaggio illustrato nell’era dei mammiferi preistorici, Moscabianca Edizioni, p. 124, 2020

Tabitha ha un’occasione unica: viaggiare indietro nel tempo alla scoperta delle creature che hanno popolato la Terra milioni di anni fa. Figlia di uno dei promotori dell’operazione, il suo compito nella vasta squadra a bordo della Craton è quello di catalogare i campioni prelevati dagli animali, affinché gli scienziati del presente possano analizzarli. Ma c’è qualcos’altro che preme in lei: la voglia di trasmettere al futuro qualcosa di più, per rendere partecipe tutta l’umanità dell’incredibile esperienza che sta vivendo. Per questo sfodera quaderno e matita e inizia a disegnare quelle bestie davvero brutte che abitano il mondo intorno a lei. Ma quanto sarà disposta a rischiare per la sua passione, quando in gioco c’è la sopravvivenza stessa dell’umanità da cui proviene? A metà strada tra diario personale e album di disegni, questo sorprendente libro illustrato trasporta il lettore in un modo antecedente alla comparsa dell’uomo, dove i grandi mammiferi preistorici dominavano la Terra. Un avvincente viaggio alla scoperta di una fetta di storia evolutiva del nostro pianeta troppo spesso ignorata o dimenticata



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Jérémie Moreau, Penss e le pieghe del mondo, Tunué, p. 240

All’alba dei tempi, Penss trascorre le sue giornate contemplando e riflettendo sulla bellezza della natura. Rifiutato dal suo clan perché inattivo per la caccia, è costretto a sopravvivere da solo affrontando le insidie di un mondo selvaggio. Come la natura che, inevitabilmente, si piega in inverno e si dispiega in primavera, così la mente di Penss cambierà nel corso della storia: per lui inizierà una nuova vita e, di riflesso, un nuovo futuro per l’umanità.

Un graphic novel avventuroso e filosofico – graficamente superbo – ricco di suggestioni che tocca i temi dell’ecologismo e dell’evoluzione strizzando un occhio alle teorie di Leibniz e Deleuze. Una storia intrisa di spiritualità, ambientata in un’epoca lontana nella storia degli uomini, ma capace di affrontare anche argomenti attuali come la condizione femminile, la solitudine, l’individualismo. Jérémie Moreau diventa un esploratore dei rapporti umani interrogandosi sul significato della genesi di una società.





Andrea Elmetti, Massimiliano Mentuccia, Beato diario, Sbam!, 2020 Immagine

Vi siete mai chiesti chi siamo davvero? Da dove veniamo? Dove andiamo? Perché viviamo? Chi ci ha creati e per quale motivo? Ora potete stare tranquilli: finalmente abbiamo tutte le risposte sulla storia universale! Infatti, per capirci qualcosa abbiamo voluto rivolgerci direttamente a Lui, il nostro Creatore e Signore, che ci ha concesso nientemeno che di dare una sbirciata al suo (beato) diario! In una serie di tavole a fumetti autoconclusive, dal tono ironico e leggero (ma anche sempre molto rispettoso di un argomento di tale portata), illustrate con gradevolissimo tratto disneyano, ecco la “vera” storia della Creazione, narrata direttamente dall’autore del più grande best-seller di tutti i tempi: la Bibbia!













TINA (autore collettivo). Storie della grande estinzione, editore Aguaplano, 2020

La Grande Estinzione. La fine dell’Antropocene. Il collasso climatico, economico, infrastrutturale, sanitario, cognitivo che incombe sulle nostre fragili e complesse civiltà. La radicale messa in discussione del nostro status biologico e culturale sul pianeta: è il tema fondamentale del nostro tempo, il tema che ha ispirato TINA, l’autore-collettivo di questo libro. Un progetto che ha coinvolto più di 100 fra artisti e scrittori, per una raccolta di micro-romanzi e illustrazioni ispirati a scenari apocalittici, trasformazioni epocali, shift tecnologici e culturali. Dal Collasso dell’Età del Bronzo alle nanotecnologie, dalla Peste di Atene alla geoingegneria passando per la Brexit, l’ultimo albero sull’Isola di Pasqua, l’incontro tra Montezuma e Cortés, ?ernobyl’. Decine e decine di eventi X e cigni neri collegati tra loro da snodi tematici, connettivi logici, squarci visionari, inneschi di una reazione a catena fra scienza, narrativa, immaginario, capacità di pensare l’impensabile. TINA è un autore collettivo coordinato da Matteo Meschiari e Antonio Vena. Il nome ricorda e omaggia Tina Michelle Fontaine (1999-2014), una ragazzina nativa del Canada uccisa a 15 anni: una microapocalisse che fa parte dei tanti genocidi a bassa intensità con i quali scompaiono individui, lingue, tradizioni, mondi, possibilità. TINA è anche un acronimo: There Is No Alternative, rovesciamento dello slogan usato da Herbert Spencer, Margaret Thatcher e Francis Fukuyama per giustificare il regime neoliberista che ci ha condotti sulla soglia dell’abisso, alla fine della storia.


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Noemi Vola, Sulla vita sfortunata dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale, Corraini Ed., p. 256

Un trattato abbastanza breve di storia naturale per dare finalmente la giusta attenzione al più sfortunato degli animali: il nuovo libro di Noemi Vola ha per protagonista il lombrico, anche detto verme di terra o, più semplicemente, verme. Dalle abitudini alimentari ai comportamenti bizzarri, dall’habitat sotterraneo alle diverse sfumature di rosa che può assumere, c’è moltissimo da scoprire sul verme: eppure nessuno – con l’illustre eccezione di Charles Darwin – sembra essersi mai interessato a lui. Molti aspetti del suo mondo restano perciò ignoti alla scienza: come ha fatto a eludere la selezione naturale? A cosa serve la sua coda? E perché si ostina a scavare interminabili gallerie nella terra? Quello che sappiamo per certo è che il lombrico non va assolutamente confuso con il bruco, e che la sua vita non è priva di pericoli e rocambolesche avventure. Come quando arriva un temporale e un fulmine cade nel posto sbagliato: per il verme, e la sua coda, niente sarà più come prima. Mescolando osservazioni scientifiche e folgorante ironia in oltre 200 pagine illustrate, Sulla vita sfortunata dei vermi ci racconta di un piccolissimo animale che si trova ad affrontare grandi cambiamenti e grandi domande.

 

Genotype. A Mendelian Genetics Game. Grab a trowel and breed pea plants on your way to become a master geneticist, Genius Games, Happy meeple games, Schwerkraft-Verlag

Gregor Mendel is the 19th Century Augustinian Friar credited with the discovery of modern genetics. In Genotype, you play as his assistants, competing to collect experimental data on pea plants by trying to control how the plants inherit key Traits from their parents: seed shape, flower color, stem color, and plant height. The observable Traits of a Pea Plant (its Phenotype) are determined by its genetic makeup (its Genotype). The relationship between Genotype and Phenotype and the nature of genetic inheritance are at the heart of Genotype: A Mendelian Genetics Game.

During the game, players get Pea Plant Cards which show a set of Phenotype Traits they hope to produce and collect (such as pink flowers and tall height) in order to score points. Each round, Dice are rolled to represent Plant breeding, which may result in the Traits players are looking for. After the Dice Roll, players take turns drafting Dice towards completing their Pea Plant Cards or advancing their Research. The Traits produced during the Dice Roll come through the science of Punnett Squares, which show how the parent genes combine, one from each parent plant. By changing the genes of these parent plants, players can influence the likelihood of rolling the Traits they need. The completion of Pea Plant Cards via the Dice Draft is the main way players score points.

Each round consists of 3 phases: Worker Placement, Dice Drafting, and Upgrades.

1) During Worker Placement, players take actions to get more Plant Cards, change the genes of a parent plant, Garden, Research, stake Phenotype claims, gather new Tools, or even position themselves ahead of other players for the Dice Drafting Phase in a couple of ways.

2) Dice Drafting features a couple of interest steps, including the possibility to get first pick of dice, but only for one type of Trait (like plant height), or the possibility to get a pick of any dice, but only after those first picks have happened. De Novo Mutation Dice allow players to change the Trait of other Dice or gain additional Research.

3) The Upgrades phase lets players spend their Research to gain upgrades that let them work on more Plant Cards, draft more Dice each round, or gain additional Workers to be used during the Worker Placement Phase of each round.

Players work to match their Pea Plant Cards to the outcome of the Dice Draft and complete the cards for points. If they’ve placed a Phenotype marker, they will earn bonus points for every completed card that matches their claim. At the end of 5 rounds, the player with the most points  wins. Età: 14+


Simone Luciani, Nestore Mangone, Darwin’s Journey, il viaggio del Beagle, Editore Ghenos Games

Quando tutto ciò che riesci a distinguere all’orizzonte per tanti lunghi giorni, è la sottile linea che divide il mare dal cielo, lo scorcio di una sponda lontana che appare davanti a te ti scuoterà fino al midollo, dandoti la consapevolezza che l’avventura sta per iniziare.

Ti ritrovi estatico, una volta approdato sulla riva che darà l’origine di un’ampia esplorazione attraverso le Galapagos, un luogo magico di inconcepibile bellezza e di infinita biodiversità. Lì raccoglierai campioni e amplierai la tua conoscenza delle scienze naturali.

I tuoi occhi impareranno a rilevare le specie nascoste nella foresta tropicale, osservando gli innumerevoli colori e le magnifiche trame della natura. Dopo ore stimolanti trascorse a studiare per giungere a conclusioni illuminanti, riposerai sotto il cielo scintillante, ammirando la straordinaria complessità del regno animale.

Darwin’s Journey è un Eurogame di piazzamento lavoratori nel quale i giocatori ricompongono i ricordi di Charles Darwin e della sua avventura attraverso le isole Galapagos, viaggio che ha contribuito allo sviluppo della sua teoria sull’evoluzione.

Con l’innovativo sistema di progressione dei lavoratori del gioco, ogni lavoratore dovrà studiare le discipline che sono un prerequisito per eseguire diverse azioni nel gioco, come l’esplorazione, la corrispondenza, la raccolta e l’invio di repertori trovati sull’isola ai musei per contribuire alla conoscenza umana della biologia. Il gioco dura cinque round e, grazie a diversi obiettivi a breve e lungo termine, ogni azione che intraprendi ti garantirà punti vittoria in modi diversi.

Età: 14+



Genetica

Venki Ramakrishnan, La macchina del gene, Adelphi, biblioteca Scientifica, p. 348

Tutto comincia la sera del 17 maggio 1971, quando un diciannovenne indiano, Venkatraman (Venki) Ramakrishnan, sbarca all’aeroporto di Champaign-Urbana (Illinois) con l’ambizione di diventare fisico teorico. E tutto si compie una quarantina d’anni dopo, nel dicembre 2009, allorché Ramakrishnan – divenuto nel frattempo un’autorità della biologia molecolare – tiene a Stoccolma il discorso per il Nobel conferitogli per le sue ricerche sul ribosoma, la minuscola «macchina» cellulare che trasforma l’informazione genetica in migliaia e migliaia di proteine, ovvero in quelle catene di amminoacidi «che ci permettono di muovere i muscoli, vedere la luce, avere sensazioni tattili, sentire caldo e ci aiutano anche a combattere le malattie». Tra gli estremi di quelle date, il suo denso memoir si snoda lungo un duplice, avvincente tragitto umano e scientifico. Seguiremo infatti un racconto da insider su luci e ombre di tante istituzioni: i college americani, la comunità scientifica, lo stesso premio Nobel – il cui «dietro le quinte» è un intrico di giochi politici e assegnazioni non sempre obiettive. E, insieme, comprenderemo la centralità del ribosoma, struttura situata «al crocevia della vita», in tutti i suoi aspetti: filogenetico, biologico-molecolare e biomedico-farmacologico (l’efficacia degli antibiotici, per esempio, è legata alla possibilità di disarticolare i ribosomi batterici) – un’autentica rivoluzione nel campo della biologia, per certi tratti simile a quella vissuta dalla fisica all’inizio del secolo scorso.



Gianfranco Biondi (a cura di), L’elica che ha cambiato il mondo. Leggere e riscrivere il DNA, Edizioni SEB27, collana Motivé, p. 116

Le sempre maggiori conoscenze sul DNA trovano applicazione in svariati campi nei quali la scienza genetica fornisce risposte a quesiti un tempo insolubili. Questo volume raccoglie interventi di esperti e studiosi, che dall’angolazione della propria disciplina mettono in luce le barriere abbattute da quella che è una vera e propria rivoluzione molecolare, immaginando le strade possibili ancora da percorrere. Le attualità e le prospettive spaziano dalla biologia alla medicina, dalla ricerca antropologica alla riprogettazione in chiave sostenibile della filiera agricola e alimentare. Tra queste quinte si dipanano gli interventi dei diversi autori: Gianfranco Biondi, La biologia dalle Galapagos al Premio Nobel per la struttura del DNA; Carola Ponzetto, Breve storia del cancro: dalla scoperta del DNA a oggi; Angelo Corso Faini e Fabio Malavasi, Madre natura o natura matrigna: le malattie che hanno atterrito il mondo e loro effetti sull’uomo; Olga Rickards, La rivoluzione molecolare in antropologia; Paola Bonfante, Piante e cibo: dalla rivoluzione verde alla rivoluzione molecolare. 



David Quammen, Perché non eravamo pronti, Adelphi, collana Microgrammi, p. 100

Sapevamo come, e anche dove, i coronavirus ci avrebbero potuto colpire, eppure – eppure siamo a oggi, all’oggi inquietante e incerto da dove partono, proprio con questo testo, le nuove ricerche di David Quammen.












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Walter Isaacson, The Code Breaker, Simon & Schuster Ltd, p. 560

In 2012, Nobel Prize winning scientist Jennifer Doudna hit upon an invention that will transform the future of the human race: an easy-to-use tool that can edit DNA. Known as CRISPR, it opened a brave new world of medical miracles and moral questions. It has already been deployed to cure deadly diseases, fight the coronavirus pandemic of 2020, and make inheritable changes in the genes of babies. But what does that mean for humanity? Should we be hacking our own DNA to make us less susceptible to disease? Should we democratise the technology that would allow parents to enhance their kids? After discovering this CRISPR, Doudna is now wrestling these even bigger issues. The Code Breaker is an examination of how life as we know it is about to change – and a brilliant portrayal of the woman leading the way. In “The Code Breaker” he reprises several of his previous themes – science, genius, experiment, code, thinking different – and devotes a full length book to a female subject for the first time. Jennifer Doudna, a genuine heroine for our time, may be the code breaker of the book’s title, but she is only part of Isaacson’s story… The Code Breaker” is in some respects a journal of our 2020 plague year. By the final chapter, Isaacson has enrolled in a vaccine trial’ – New York Times ‘Nobody knows this stuff and these people, and explains them, quite like Isaacson. If you need to know about CRISPR – and you do – this is the place to start’ – The Sunday Times

 

Cecilia Saccone, Il codice dei viventi, Rubbettino, collana Focus

Quali sono i processi che regolano la vita? La riproduzione in vitro mette l’Homo Sapiens a rischio estinzione? Viaggio nella biologia per conoscere noi stessi e i virus che ci minacciano. La meraviglia della vita e della sua riproduzione, le leggi immutabili degli organismi in un mondo che cambia, i rischi della manipolazione, fino al pericolo estremo: che l’Homo Sapiens possa essere avviato all’estinzione. Partendo da una delle straordinarie scoperte cui ha contribuito personalmente e alla quale ha dedicato buona parte della sua pluridecennale attività di ricerca – i genomi citoplasmatici –, Cecilia Saccone ci guida in un affascinante viaggio dentro la cellula vista da una prospettiva poco nota e poco esplorata. Per giungere, attraverso gli elementi base della biologia, a scandagliare le origini della vita, l’evoluzione e la biodiversità, la classificazione e la tassonomia. Fino ad affrontare i grandi interrogativi del nostro tempo, tra il senso di onnipotenza scientista dell’uomo e gli eventi che lo chiamano a fare i conti con la propria finitezza. Il codice dei viventi svela una chiave interpretativa – un codice, appunto, appartenente a ogni essere dotato di vita – che mostra la centralità del corredo genetico, insieme all’ambiente e alle abitudini, nel garantire la salute degli organismi, come dimostrano oggi anche alcuni dei nuovi vaccini per combattere i virus. Accompagnando i lettori, anche i meno esperti, nella comprensione di meccanismi poco noti che possono risultare oscuri ma che sono in realtà alla base della nostra stessa esistenza. 



Stefano Bertacchi S., Piccoli geni. Alla scoperta dei microrganismi, Hoepli, p. 160

Un fantastico viaggio nel microcosmo, in cui le cellule sono capaci di farsi la guerra, ma allo stesso tempo di collaborare anche con esseri viventi ben più grandi, come l’uomo. Dal fondo dell’oceano all’interno della bocca, tanti sono i luoghi abitati da esseri viventi invisibili ai nostri occhi e fondamentali per la vita sulla Terra: i microrganismi sono assoluti protagonisti del mondo che ci circonda, avendo colonizzato i posti più impensabili, dall’Antartide alle nuvole. Questo libro affronta la straordinaria biodiversità microbica presentando batteri, lieviti, muffe i cui nomi scientifici, a volte bizzarri e impronunciabili, nascondono incredibili caratteristiche. Dall’inferno dantesco alla macchina del caffè, questi piccoli geni stupiranno per le qualità che gli scienziati hanno osservato a lungo e applicato ai più disparati scopi, dai detersivi alle plastiche del domani. 









Arthur Wallace, Understanding Evo-Devo, Cambridge University Press, collana Understanding Life, p. 206

Why do the best-known examples of evolutionary change involve the alteration of one kind of animal into another very similar one, like the evolution of a bigger beak in a bird? Wouldn’t it be much more interesting to understand how beaks originated? Most people would agree, but until recently we didn’t know much about such origins. That is now changing, with the growth of the interdisciplinary field evo-devo, which deals with the relationship between how embryos develop in the short term and how they (and the adults they grow into) evolve in the long term. One of the key questions is: can the origins of structures such as beaks, eyes, and shells be explained within a Darwinian framework? The answer seems to be yes, but only by expanding that framework. This book discusses the required expansion, and the current state of play regarding our understanding of evolutionary and developmental origins.



Alessandro Minelli, Understanding Development, Cambridge University Press, collana Understanding Life, p. 192

Developmental biology is seemingly well understood, with development widely accepted as being a series of programmed changes through which an egg turns into an adult organism, or a seed matures into a plant. However, the picture is much more complex than that: is it all genetically controlled or does environment have an influence? Is the final adult stage the target of development and everything else just a build-up to that point? Are developmental strategies the same in plants as in animals? How do we consider development in single-celled organisms? In this concise, engaging volume, Alessandro Minelli, a leading developmental biologist, addresses these key questions. Using familiar examples and easy-to-follow arguments, he offers fresh alternatives to a number of preconceptions and stereotypes, awakening the reader to the disparity of developmental phenomena across all main branches of the tree of life.




Storie Naturali

Giacomo Leopardi, Compendio di storia naturale. Con l’aggiunta del Saggio di chimica e storia naturale del 1812, Mimesis, collana Leopardiana, p. 276

Per la prima volta vengono proposti insieme due importanti testi giovanili di Giacomo Leopardi, che molto raccontano della formazione dello scrittore e dell’importanza che la scienza ebbe nel suo percorso intellettuale. Il Compendio di Storia Naturale, manoscritto inedito del 1812, è un quadernetto di sessantadue fogli suddivisi in dodici brevi trattati che presentano alcune descrizioni di “storia naturale” nei suoi tre “regni”: animale, vegetale e minerale. Oltre a vantare uno straordinario valore assoluto, l’opera permette di ricostruire le modalità di lettura e d’uso delle fonti naturalistiche e scientifiche del giovane Leopardi, facendo emergere scelte espressive, lessicali e di contenuto non trascurabili per una migliore comprensione della sua matura scrittura poetica e letteraria. Il Saggio di chimica e storia naturale si compone di un indice di trenta argomenti di chimica e altrettanti di storia naturale che Giacomo e il fratello Carlo illustrarono nell’ultimo saggio di studi organizzato dal padre Monaldo il 20 luglio 1812. Di esso rimangono soltanto due rare copie a stampa pubblicate da Monaldo e conservate a Palazzo Leopardi.



Wendy Williams, La vita e i segreti delle farfalle. Scienziati, ladri e collezionisti che hanno inseguito e raccontato l’insetto più bello del mondo, Aboca Edizioni, p. 300, 2020

Le farfalle sono gli insetti più amati al mondo, fra i pochi a cui abbiamo permesso di entrare nelle nostre vite: le ammiriamo, le collezioniamo, siamo affascinati dalla loro bellezza. Ma cosa sappiamo realmente di loro? Da dove vengono? Qual è il loro ruolo? Cos’hanno di così magico da indurre alcuni a rischiare – e perdere, a volte – il patrimonio o la vita pur di catturarne una? L’autrice e giornalista scientifica Wendy Williams ha scritto un saggio unico nel suo genere, in cui ci svela i segreti di queste creature, veri e propri “fiori volanti”, molto più intelligenti e forti di quanto pensiamo. Ci insegna che le farfalle comunicano attraverso i loro splendidi e abbaglianti colori, che nel XVII secolo il loro studio rivoluzionò la nostra comprensione della natura ponendo le basi dell’ecologia, che la loro alleanza con altri esseri viventi è alla base della vita sul nostro pianeta e che possono addirittura migliorare la nostra esistenza in molti modi concreti offrendo nuovi e sorprendenti modelli alla tecnologia medica. Scopriremo tante curiosità interessanti – le farfalle monarca, ad esempio, migrano per migliaia di chilometri ogni anno dal Canada al Messico, altre specie, invece, hanno imparato a ingannare le formiche in modo che queste si prendano cura di loro – ma purtroppo impareremo anche quanto le popolazioni di farfalle e falene siano in declino, un processo che ha cause diverse e noi potremmo fare molto per fermarlo… Visiteremo gli habitat delle farfalle di tutto il mondo e conosceremo anche gli scienziati che hanno dedicato la loro vita a studiarle. 



Federica Pirrone, Un’etologa in famiglia. Genitori, figli e parenti scomodi nel regno animale, Unicopli, collana Così parlò la volpe, p. 159, 2020

Come affrontano le diverse specie animali il compito principale della vita, ch’è la vita stessa? Con quali mezzi, strategie, comportamenti danno alla luce ed eventualmente nutrono, difendono e accompagnano fino all’autosufficienza i nuovi individui e in qual modo si assumono, o eludono, gli oneri che tutto ciò comporta, magari lasciandone addirittura il carico a una specie aliena; e come si distribuiscono, o non si distribuiscono, il lavoro fra maschi e femmine? Partendo dalle specie a noi più vicine, gli animali d’affezione il cui ruolo nelle società contemporanee sta sempre più crescendo, l’autrice, con un linguaggio colloquiale dietro cui s’intravvede una poderosa frequentazione scientifica, allarga poi lo sguardo alle specie meno familiari, svelandoci quale irriducibile fantasmagoria di comportamenti animi ogni giorno quello che un importante genetista ha definito il benevolo disordine della vita.




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Nicola Anaclerio, Maria Elena Rodio, Piante e insetti. Alleanze, ostilità, inganni orchestrati dall’evoluzione, Orme Editori, p. 160, 2020

Qual è il rapporto che lega piante e insetti? Come fanno le piante carnivore ad attrarre le loro prede? È vero che alcune specie vegetali sono in grado di agire sul sistema nervoso delle formiche schiavizzandole? Cosa sono gli insetti alieni? Sono solo alcuni degli interrogativi a cui cerca di rispondere questo libro, che in maniera semplice e accattivante analizza in tutte le sue sfaccettature il rapporto tra piante e insetti, iniziato più di 400 milioni di anni fa. A volte è una relazione di amore, come quella tra le api e i fiori, in altri casi è una lotta tra l’insetto che vuole mangiare la pianta e questa che cerca di “sfuggirgli”, dimostrando un’intelligenza inaspettata. Ma i ruoli possono anche ribaltarsi, come nel caso delle piante carnivore. Dopo aver scoperto cosa sono i cosiddetti insetti “untori” ed esserci immersi nelle magie del mimetismo (sia degli insetti che delle piante), saremo infine condotti a comprendere il ruolo che in questo gioco ricopre l’uomo, capace di rompere e stravolgere equilibri antichissimi ma anche di mettere a frutto le sue conoscenze di botanica ed entomologia per trovare ispirazione in ambiti diversi come la medicina, la chimica e la robotica. Il tutto senza mai dimenticare la lezione di Charles Darwin. 



Kenneth Catania, Adattamenti meravigliosi. Sette irresistibili misteri dell’evoluzione, Bollati Boringhieri , collana Nuovi saggi Bollati Boringhieri, p. 258

In questo libro ci sono sette storie. Possono essere lette come sette indagini poliziesche che hanno per oggetto un animale. L’animale in questione non è necessariamente dei più esotici: si inizia con le talpe dal muso stellato, ma poi si trovano anche serpenti marini, toporagni, anguille elettriche e vespe. C’è sempre un mistero da risolvere, e c’è l’avventura della sua ingegnosa soluzione, che prende il lettore pagina dopo pagina, come accade in un poliziesco di qualità. Ma è solo quando si giunge alla soluzione del caso che si insinua davvero la meraviglia. Certi animali, anche comuni, visti da vicino mostrano adattamenti e strategie di vita che hanno del miracoloso. L’evoluzione ha scolpito col tempo comportamenti che lasciano letteralmente a bocca aperta, e il gusto della loro scoperta è impagabile. Di storia in storia, non solo impariamo dettagli stupefacenti sul mondo naturale, ma apprezziamo anche in maniera vivida l’eleganza e la creatività del metodo sperimentale. Kenneth Catania rende vivo e palpabile sotto i nostri occhi quel guizzo creativo che è sempre necessario mettere in campo se si vuole risolvere un enigma scientifico, perché la scienza è innanzitutto divertente e appagante, e il mondo naturale che svela è un vero miracolo di inventiva, una fonte continua di stupore e meraviglia. 




Michael Blencowe, Gone. A search for what remains of the world’s extinct creatures, The Ivy Press, p. 192

Dynamic naturalist Michael Blencowe has travelled the globe to uncover the fascinating backstories of eleven extinct animals, which he shares with charm and insight in Gone. Inspired by his childhood obsession with extinct species, Blencowe takes us around the globe – from the forests of New Zealand to the ferries of Finland, from the urban sprawl of San Francisco to an inflatable crocodile on Brighton’s Widewater Lagoon. Spanning five centuries, from the last sighting of New Zealand’s Upland Moa to the 2012 death of the Pinta Island Giant Tortoise, Lonesome George, his memoir is peppered with the accounts of the hunters and naturalists of the past as well as revealing conversations with the custodians of these totemic animals today. Featuring striking artworks that resurrect these forgotten creatures, each chapter focuses on a different animal, revealing insights into their unique characteristics and habitats; the history of their discovery and just how and when they came to be lost to us. Blencowe inspects the only known remains of a Huia egg at Te Papa, New Zealand; views hundreds of specimens of deceased Galapagos tortoises and Xerces Blue butterflies in the California Academy of Sciences; and pays his respects to the only soft tissue remains of the Dodo in the world. Warm, wry and thought-provoking, Gone shows that while each extinction story is different, all can inform how we live in the future. Discover and learn from the stories of the: * Great Auk. A majestic flightless seabird of the North Atlantic and the ‘original penguin’. * Spectacled Cormorant. The ‘ludicrous bird’ from the remote islands of the Bering Sea. * Steller’s Sea Cow. An incredible ten tonne dugong with skin as furrowed as oak bark. * Upland Moa. The improbable birds and the one-time rulers of New Zealand. * Huia. The unique bird with two beaks and twelve precious tail feathers. * South Island Kokako. The ‘orange-wattled crow’, New Zealand’s elusive Grey Ghost. * Xerces Blue. The gossamer-winged butterfly of the San Francisco sand dunes. * Pinta Island Tortoise. The slow-moving, long-lived giant of the Galapagos Islands. * Dodo. The superstar of extinction. * Schomburgk’s Deer. A mysterious deer from the wide floodplains of central Thailand. * Ivell’s Sea Anemone. A see-through sea creature known only from southern England. A modern must-read for anyone interested in protecting our earth and its incredible wildlife, Gone is an evocative call to conserve what we have before it is lost forever.



Peter Wohlleben, La rete invisibile della natura, Garzanti, collana Elefanti bestseller, p. 224

Il mondo che ci circonda è come un grande orologio: tutti gli ingranaggi sono perfettamente collegati tra loro, e ogni componente è decisiva per il tutto. Eppure è impossibile non rimanere stupefatti scoprendo le inaspettate sorprese che la natura riserva: sembra incredibile, ma esistono alberi capaci di modificare la rotazione terrestre, lupi in grado di deviare il corso dei fiumi e persino lombrichi fondamentali per la sopravvivenza dei cinghiali. Ma in che modo animali e piante, foreste e mari, montagne e cambiamenti climatici riescono a influenzarsi a vicenda? Osservatore scrupoloso e narratore appassionato, Peter Wohlleben ci mostra le connessioni alla base del sistema complesso di cui siamo parte; e grazie a decenni di esperienze come guardia forestale passate al vaglio delle più recenti scoperte scientifiche, ci rende consapevoli dei rischi che l’intervento sconsiderato dell’uomo ha sul fragile equilibrio del nostro prezioso pianeta. 





Barbara Mazzolai, Il futuro raccontato dalle piante. Cosa possiamo imparare dal regno vegetale e dal suo percorso sul pianeta, Longanesi, collana Nuovo Cammeo, p. 224

Hanno colonizzato la terraferma oltre 400 milioni di anni fa innescando una delle più profonde transizioni geobiologiche del pianeta, la “terrestrializzazione”, che ha consentito lo sviluppo degli ambienti dove molto più tardi – circa 200 mila anni fa – l’Homo sapiens si è saldamente insediato. Le piante sono i decani della Terra eppure siamo soliti pensare a questo come al nostro pianeta e ne consumiamo avidamente risorse e spazi. Per fortuna, al contrario di noi, il mondo vegetale lavora da sempre per escogitare soluzioni efficaci al problema della conservazione: ha ideato il mutuo soccorso tra specie, con le numerose simbiosi alla base di interi ecosistemi. È il geniale “inventore” del più straordinario sistema per produrre energia pulita esistente sulla Terra, la fotosintesi che trasforma in ossigeno l’anidride carbonica, ma ha anche il “copyright” delle fonti energetiche non rinnovabili (petrolio, carbone, gas). Ha tessuto una straordinaria rete di interconnessioni globali dalla cui varietà e armonia trae forza la salute del pianeta. Tutto questo, insieme, compone il capolavoro di complessità che chiamiamo “vita”, un miracolo unico e fragile, oggi minacciato dall’opera dell’Uomo. Ma se si allea con la Natura, la Scienza può ancora invertire la rotta dell’umanità. In un futuro non troppo lontano la Robotica e l’Intelligenza Artificiale offriranno soluzioni concrete per proteggere il clima e la biodiversità. Robot interamente biodegradabili monitoreranno l’inquinamento aiutandoci a contrastarlo mentre altri, ispirati all’intelligenza diffusa delle piante, ci consentiranno di studiare sempre più a fondo il grande libro della Natura, per carpirne leggi e segreti.


 

Stefano Mancuso, Botanica. Viaggio nell’universo vegetale, Aboca, p. 120. Nuova edizione

Le piante non solo si nutrono e crescono, ma respirano, comunicano tra loro, reagiscono ai mutamenti dell’ambiente circostante, si muovono, imparano, memorizzano e provano persino delle emozioni. E soprattutto, con la loro peculiare complessità, ci propongono modelli innovativi per le nostre relazioni sociali e per i nostri modelli organizzativi.

Tutt’altro che passive o “insensibili”, non inferiori ma diverse dal regno animale, le piante possiedono una consapevolezza dell’ambiente che le circonda molto più elevata di numerose specie viventi. Da sempre considerate più vicine al mondo inorganico che alla vita attiva degli animali, le piante in realtà nascondono una complessità grandiosa che le rende organismi funzionali, modulari, non centralizzati, in grado di resistere alle predazioni, dotati di memoria, strategie di difesa e azioni sociali sofisticate. Grazie alle loro incredibili capacità chimiche, alla struttura priva di organi vitali, alla loro sensibilità ai fattori ambientali, che le rende capaci di avvertire in anticipo i minimi cambiamenti, sono in grado di sviluppare tattiche di sopravvivenza raffinate.

Il libro “Botanica” è legato ad uno spettacolo multimediale di grande originalità, nato dalla collaborazione tra il professor Mancuso e il collettivo musicale Deproducers, e reso possibile grazie alla sensibilità e all’impegno di Aboca. Nel libro, come nello spettacolo, il racconto del mondo vegetale si svolge tra il passato e il futuro, tra la storia e l’ecologia, e fluisce con la forza di una grande narrazione e con la sorpresa che sempre suscita una scoperta scientifica.



Bill François, L’eloquenza Delle Sardine. Storie Incredibili Dal Mondo Sotto Il Mare, Corbaccio, collana Saggi, p. 228

E se sott’acqua riuscissimo a parlarci e a sentirci? Sembra un’idea bizzarra, eppure nel «mondo del silenzio» i pesci comunicano fra di loro e ne hanno di cose da dirsi… Giovane scienziato e divulgatore dallo straordinario talento, Bill François ci accompagna in un’immersione nel «grande blu» abitato da due milioni di specie animali di cui conosciamo a malapena il dieci percento, dove incontreremo balene musiciste, merluzzi che hanno scoperto l’America, ascolteremo la voce del tonno rosso, impareremo a muoverci ordinatamente come le sardine, assisteremo alla crescita del cavalluccio marino e sentiremo l’eloquio delle capesante. Letto alla luce fluorescente delle meduse dai colori invisibili all’occhio umano, questo libro è un tuffo nelle profondità della scienza e della storia, dove le leggende più fantasiose appaiono più credibili di una realtà così sorprendente da sembrare incredibile. Miti, aneddoti e scoperte scientifiche navigano in perfetta armonia in questo racconto, che è un’immersione onirica e scientifica al tempo stesso, dove si impara che l’intelligenza umana è solo una tra le forme di intelligenza presenti sul nostro pianeta.



Meijer Eva, Linguaggi Animali. Le Conversazioni Segrete Del Mondo Vivente, Nottetempo, collana Saggi. Terra

Già Fedro ed Esopo dicevano che non siamo i soli sul pianeta ad avere un linguaggio. Certo, i loro animali parlanti erano antropomorfi, e usavano le nostre parole per scopi morali del tutto umani, eppure hanno abitato come creature dotate di logos l’immaginario occidentale, nonostante la tradizione filosofica abbia loro negato ragione e linguaggio fino agli ultimi decenni. Eva Meijer ci segnala cosa sta cambiando e ci mette in ascolto delle segrete conversazioni del mondo vivente: lo studio più profondo degli “altri animali” e un’interazione aperta, che si lascia alle spalle il discorso umano come metro assoluto di paragone, ci dischiudono nuove prospettive. In questo modo i linguaggi animali, spesso raffinatissimi e di straordinaria elaborazione, si riappropriano finalmente di significato, mentre parallelamente viene messo in discussione anche ciò che sappiamo del linguaggio in generale. Linguaggi animali racconta storie di uccelli, cani, scimpanzé, delfini, elefanti, api, orche, cavalli, polpi, formiche, topi, perfino funghi mucillaginosi, e rivela in modo chiaro e appassionante, attraverso casi concreti, come questi animali comunicano tra loro e con altre specie (inclusa la nostra), restituendo dignità e complessità di significato a quanto si riteneva puro istinto. Perché la “cultura” e la creazione di codici comunicativi non sono solo una faccenda umana e la convivenza sulla Terra richiede un’attenta diplomazia interpretativa rispetto agli altri viventi. Ciascuno con la sua intelligenza del mondo, il suo linguaggio, i suoi diritti, la sua etica e una vita degna di spazio e parola.

 

Fabio Genovesi, Il calamaro gigante, Feltrinelli, collana I Narratori, p. 144

Del mare non sappiamo nulla, però ci illudiamo del contrario: passiamo una giornata in spiaggia e pensiamo di guardare il mare, invece vediamo solo “la sua buccia, la sua pelle salata e luccicante”.

Forse perché appena sotto c’è una vita così diversa e strabiliante da sembrarci impossibile. Lo impara a proprie spese un ragazzino, quando a scuola deve disegnare il suo animale preferito, ma si prende addosso le risate, le penne e le matite della classe intera, perché tra tanti animali belli al mondo lui ha scelto il calamaro gigante, “che non esiste”. Invece il calamaro gigante esiste eccome, però è troppo grande e strano per il nostro modo stanco di guardare la realtà, infatti fino a ieri l’abbiamo considerato solo una storia. Ma come si fa a mettere “solo” davanti alle storie? Le storie sono tutto, sono quello che ci ha messi al mondo e dà un senso al nostro viaggio. E allora partiamo, per questa magnifica traversata alla deriva, per terra e soprattutto per mare, inseguendo i sogni, le passioni, l’impossibile. Insieme a coloro che al richiamo del calamaro gigante e della meraviglia hanno sempre risposto, contro tutto e tutti: pescatori delle Antille e preti dell’Emilia Romagna, esploratrici inglesi e spazzini di Pontedera, nonne che a cena parlano col marito morto, ragazze che per non calpestare le formiche smettono di camminare, bambini che si calano in un buco dove un tesoro li aspetta da quindicimila anni. Inseguendo il loro sogno enorme e impetuoso, hanno disegnato storie altrettanto incredibili ed emozionanti, che sono le loro vite, sono le nostre.

Avventure minime e clamorose, quotidiane e uniche: insieme formano un mare luccicante che – come il mare vero – è grande e pieno di prodigi. A bordo di queste pagine navighiamo alla sorprendente, divertente, commovente scoperta delle meraviglie della Natura e quindi di noi stessi, perché la storia più incredibile è proprio la realtà.

Quanta incredibile, assurda meraviglia esiste là sott’acqua, ma anche sopra, e tutto intorno. Saperlo ci spaventa e ci spaesa, ma dovremmo essere felici: una parte di quella meraviglia smisurata siamo noi.




Origine ed evoluzione della vita

Kershenbaum A., Guida galattica per naturalisti. Cosa gli animali ci dicono sull’universo, il Saggiatore, collana La cultura, p. 344

L’esistenza di pianeti abitabili all’esterno del Sistema solare è ormai certa e gli scienziati sono convinti che presto scopriremo forme di vita extraterrestri; ma siamo davvero pronti per il primo contatto con gli alieni, visto che la nostra fantasia continua a essere popolata dalle creature fantastiche e inquietanti generate nel nostro immaginario dai romanzi e film di fantascienza? Per Arik Kershenbaum dobbiamo partire da ciò che sappiamo della vita sul nostro pianeta: il modo in cui sono fatti gli organismi terrestri può dirci come potrebbero essere fatti i viventi degli altri mondi. Su qualsiasi pianeta, come sulla Terra, gli animali dovranno muoversi, trovare cibo, sfuggire ai predatori, riprodursi, comunicare con i propri simili; e i loro corpi saranno plasmati dalle forze dell’ambiente e dell’evoluzione. Basta uno sguardo più attento alle soluzioni della vita intorno a noi per farci un’idea dei possibili ecosistemi alieni e formulare ipotesi affascinanti quanto plausibili. Grazie a “Guida galattica per naturalisti” scopriamo così che lo scheletro di un delfino, simi- e a quello di un antico ittiosauro, potrebbe essere anche il modello per altri agili predatori acquatici; che in ambienti in cui non ci si può affidare alla vista potrebbero essere diffuse le comunicazioni attraverso suoni, come nei pipistrelli, o segnali elettrici, come in alcune specie di pesci. Visitiamo mondi acquatici ricoperti da una crosta di ghiaccio eterno, sotto la quale organismi simili a gran- chi e vermi potrebbero vivere capovolti; pianeti costellati di laghi di idrocarburi su cui gli animali potrebbero spostarsi con ciglia o pedicelli come molti invertebrati; atmosfere gassose talmente dense da poter ospitare ecosistemi aerei, domi- nati da esseri simili a meduse volanti. Non fatevi prendere dal panico davanti alla vastità del cosmo, alle possibili forme bizzarre dei suoi abitanti, al futuro incontro con civiltà aliene: aprite “Guida galattica per naturalisti” e preparatevi a viaggiare dove nessun lettore è mai giunto prima.




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Manasvi Lingam, Abraham Loeb, Life in the Cosmos. From Biosignatures to Technosignatures, Harvard University Press, p. 1088

A rigorous and scientific analysis of the myriad possibilities of life beyond our planet. “Are we alone in the universe?” This tantalizing question has captivated humanity over millennia, but seldom has it been approached rigorously. Today the search for signatures of extraterrestrial life and intelligence has become a rapidly advancing scientific endeavor. Missions to Mars, Europa, and Titan seek evidence of life. Laboratory experiments have made great strides in creating synthetic life, deepening our understanding of conditions that give rise to living entities. And on the horizon are sophisticated telescopes to detect and characterize exoplanets most likely to harbor life. Life in the Cosmos offers a thorough overview of the burgeoning field of astrobiology, including the salient methods and paradigms involved in the search for extraterrestrial life and intelligence. Manasvi Lingam and Avi Loeb tackle three areas of interest in hunting for life “out there”: first, the pathways by which life originates and evolves; second, planetary and stellar factors that affect the habitability of worlds, with an eye on the biomarkers that may reveal the presence of microbial life; and finally, the detection of technological signals that could be indicative of intelligence. Drawing on empirical data from observations and experiments, as well as the latest theoretical and computational developments, the authors make a compelling scientific case for the search for life beyond what we can currently see. Meticulous and comprehensive, Life in the Cosmos is a master class from top researchers in astrobiology, suggesting that the answer to our age-old question is closer than ever before. 




Carl Zimmer, Life’s Edge. The Search for What It Means to Be Alive, Pan Macmillan, p. 368

We all assume we know what life is, but the more scientists learn about the living world – from protocells to brains, from zygotes to pandemic viruses – the harder they find it to define exactly what it is and what it isn’t. What is life? In this riveting and thought-provoking book, Carl Zimmer explores the question by journeying to the edges of life in every direction, from viruses to computer intelligence, from its origins on earth to the search for extra-terrestrial life and the strange experiments that have attempted to recreate life from scratch in the lab. The question is not only a scientific issue; it hangs over some of society’s most charged conflicts – whether a fertilized egg is a living person, for example, and when we ought to declare a person legally dead. Whether he is handling pythons or searching for hibernating bats, Zimmer investigates life in its most unfamiliar forms. He tries his own hand at evolving life in a test tube with unnerving results, explores our cultural obsession with Dr. Frankestein’s monster and how Coleridge came to believe the whole universe was alive. The result is an entirely gripping exploration of one of the most crucial questions of all: the meaning of life. 




Paul Nurse, Che cosa è la vita? I cinque principi fondamentali della biologia, Mondadori, collana Orizzonti, p. 144

Che cosa è la vita? ci invita a preservare e, innanzitutto, a comprendere la meravigliosa interconnessione che unisce nel profondo gli organismi del pianeta, vera chiave per tutelare la vita e superare le difficoltà che l’umanità si trova oggi a fronteggiare, dalla pandemia al cambiamento climatico, dalla crisi alimentare al declino della biodiversità. Tutto è cominciato in una giornata di primavera, con una farfalla che svolazzava in un giardino inglese e un ragazzino di circa dodici anni che, affascinato da quell’essere perfetto, ha iniziato a interrogarsi sulle somiglianze e sulle differenze tra quella farfalla e un essere umano, visto che entrambi si muovono, reagiscono agli stimoli e, di fatto, sono vivi. Ebbene, a mezzo secolo di distanza, dopo una vita trascorsa in laboratorio e un Nobel per la medicina, quel ragazzino non è ancora certo di aver trovato una risposta esaustiva. Per il biologo cellulare Paul Nurse, infatti, chiedersi che cosa vuol dire essere vivi è una delle domande più difficili che qualsiasi scienziato e umanista possa porsi, poiché l’articolata diversità della natura rende davvero ardua l’elaborazione di una teoria univoca. D’altro canto, però, la ricerca scientifica nel corso dei secoli ha dimostrato che la vita per come noi la conosciamo segue regole condivise da tutti gli organismi, semplici e complessi – che si tratti di un singolo batterio o di una balenottera azzurra – ed è riconducibile a cinque principi essenziali: la cellula, il gene, l’evoluzione per selezione naturale, la vita come chimica e la vita come informazione. Tuttavia, la vita sul nostro pianeta non smette di rivelare la sua straordinaria e misteriosa varietà. Questo significa che le sfide per tentare di migliorare il destino dell’umanità e di capire meglio i meccanismi all’origine dell’albero genealogico condiviso da tutti i viventi – farfalle, lieviti, esseri umani e così via – sono tutt’altro che terminate.

Marianne Taylor, La storia della vita in 10 specie e mezza, Mondadori Electa, p. 256

Se un esploratore alieno dovesse selezionare le 10 forme di vita più esemplari della Terra, quali sceglierebbe? È la sfida raccolta da questo libro: dalla spugna che sembra una pianta ma è un animale, fino alla tartaruga dal guscio molle – sull’orlo dell’estinzione e dunque inestimabile – gli esempi raccolti in queste pagine mostrano come la vita si trasformi nel tempo e nello spazio e rivelano l’influenza non sempre positiva dell’uomo sulle altre specie. La divulgatrice britannica Marianne Taylor immagina le potenzialità della vita al di fuori del nostro pianeta; indaga sui virus cercando di stabilire cosa sia vivo e cosa no; si domanda se l’essere umano sia in grado di evolvere in direzioni ancora insondabili. Le specie animali oggi esistenti non sono le stesse di milioni di anni fa, anche se alcune di esse potrebbero ricomparire sul pianeta tramite la clonazione. La “mezza” specie è la vita artificiale che, nata da un esperimento per comprendere e imitare la vita, si sta rivelando cruciale per il futuro dell’uomo sulla Terra. A patto che l’uomo riesca a intuire e governare le conseguenze e le implicazioni di tanto progresso.

 

Donald R. Prothero. La storia della vita in 25 fossili. Le meraviglie dell’evoluzione e i suoi intrepidi ricercatori, Aboca Edizioni, p. 448

La storia della vita sulla Terra è un racconto incredibilmente complesso. Al momento, sul nostro Pianeta esistono tra i 5 e i 15 milioni di

specie, ma dall’origine della vita, stimata intorno a 3,5 miliardi di anni fa, ne sono passate centinaia di milioni (forse molte di più), ormai quasi tutte estinte.

Per narrarci queste trasformazioni epocali altrimenti impossibili da comprendere, lo stimato paleontologo Donald R. Prothero ha scelto venticinque fossili emblematici in grado di rappresentare le diverse tappe dell’evoluzione e di rivelare le fasi cruciali dei primi cambiamenti dei grandi gruppi tassonomici, o della transizione da un gruppo a un altro, facendoci vedere come la storia della vita non sia solo l’originarsi di nuove specie ma una straordinaria dimostrazione di adattamento alle dimensioni, alle nicchie ecologiche e all’habitat.

I venticinque fossili individuati da Prothero sono tra gli esempi più estremi di ciò che può produrre l’evoluzione, dal più grande predatore terrestre fino alle più gigantesche creature che abbiano mai solcato gli oceani. Lungo il percorso, incontreremo fossili famosissimi e affascinanti come quelli dei primi trilobiti (Olenellus), dello squalo gigante (il Carcharocles), del primo uccello (l’Archaeopteryx), della balena che cammina (l’Ambulocetus), dell’imponente rinoceronte senza corna (il Paraceratherium) – il più grande mammifero terrestre mai vissuto – e dell’Australopithecus soprannominato Lucy, il primo e più antico ominine risalente a oltre 3 milioni di anni fa, costituito da uno scheletro quasi completo piuttosto che da ossa isolate.

Al tempo stesso conosceremo gli scienziati e gli avventurieri che hanno aperto la strada alla paleontologia e i contesti intellettuali e sociali in cui sono state fatte le loro scoperte. Infine, Prothero ci illustrerà dove potremo vedere con i nostri stessi occhi questi splendidi reperti, fornendoci informazioni dettagliate sui grandi musei di tutto il mondo dove sono conservati. 





 

Donald R. Prothero, The Evolving Earth, Oxford University Press, p. 480, 2020

Written by award-winning author Donald R. Prothero, The Evolving Earth provides a lively, engaging tour through 4.5 billion years of earth and life evolution. Completely up-to-date, the book focuses on the evidence for “How do we know what we know?”-explaining how geologists and paleontologists developed our knowledge about the ancient past-rather than focusing on memorization. While covering the conventional topics of earth history, The Evolving Earth also offers an in-depth discussion of the Big Bang theory and the origin of the universe and solar system; an entire chapter on human evolution; and coverage of topics like climate change, the Anthropocene, and possible future scenarios for the earth. Prothero explains topics in terms of the “human interest” stories of the people who made these discoveries, and how they came to understand key evidence about earth and life history. Featuring unique paleogeographic maps of particular time intervals, integrated with photographs of the actual outcrops on which the map reconstruction is based, the book also includes a full appendix-suitable for use in labs on fossils-providing background to the major groups of fossils.




La coscienza? Un esperimento evolutivo riuscito?

Giorgio Vallortigara, Pensieri della mosca con la testa storta, Adelphi, collana Animalia, p. 221

Secondo molti studiosi la coscienza sarebbe legata alla quantità e alla complessità degli elementi del sistema nervoso. Sulla scorta di nuovi dati emersi dagli studi sulle capacità cognitive degli organismi dotati di cervelli miniaturizzati, come ad esempio le api o le mosche, Giorgio Vallortigara sviluppa in questo libro affascinante una prospettiva minimalista antitetica a quella convinzione. Distaccandosi dai modelli oggi più comuni nell’ambito delle neuroscienze e della filosofia della mente, egli avanza la tesi originale che le forme basilari dell’attività cognitiva non abbiano bisogno di grandi cervelli, e che il surplus neurologico che si osserva in alcuni animali, tra cui gli esseri umani, sia al servizio dei magazzini di memoria e non dei processi del pensiero o della coscienza. Il substrato più plausibile per l’insorgere di quest’ultima va piuttosto ricercato in una caratteristica essenziale delle cellule, la capacità di sentire. Una capacità che si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l’acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità di distinguere tra la stimolazione prodotta dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l’altro da sé. L’esistenza di un minimo comune denominatore tra noi e le forme di vita più umili ci allontana una volta di più dal concetto cartesiano dell’animale-macchina – e solleva interrogativi etici ai quali non potremo a lungo sottrarci. 





Peter Godfrey-Smith, Metazoa. Animal minds and the birth of consciousness, HarperCollins Publishers, p. 288

The follow-up to the BBC Radio 4 Book of the Week Other Minds A Times and Sunday Times Book of the Year A Waterstones Best Book of 2020 The scuba-diving philosopher explores the origins of animal consciousness. Dip below the ocean’s surface and you are soon confronted by forms of life that could not seem more foreign to our own: sea sponges, soft corals and flower-like worms, whose rooted bodies and intricate geometry are more reminiscent of plant life than anything recognisably animal. Yet these creatures are our cousins. As fellow members of the animal kingdom – the Metazoa – they can teach us about the evolutionary origins of not only our bodies, but also our minds. In his acclaimed book, Other Minds, Peter Godfrey-Smith explored the mind of the octopus – the closest thing to an intelligent alien on Earth. In Metazoa, he expands his inquiry to animals at large, investigating the evolution of experience with the assistance of far-flung species. Godfrey-Smith shows that the appearance of the first animal body form well over half a billion years ago was a profound innovation that set life upon a new path. He charts the ways that subsequent evolutionary developments – eyes that track, for example, and bodies that move through and manipulate the environment – shaped the lives of animals. Following the evolutionary paths of a glass sponge, soft coral, banded shrimp, octopus and fish, then moving onto land and the world of insects, birds and primates like ourselves, Metazoa gathers these stories together to bridge the gap between matter and mind and address one of the most important philosophical questions: what is the origin of consciousness? Combining vivid animal encounters with philosophy and biology, Metazoa reveals the impossibility of separating the evolution of our minds from the evolution of animals themselves.




Natura e cultura

Carlo Sini, Telmo Pievani, E avvertirono il cielo. La nascita della cultura, Jaca Book, p. 96, 2020

«Alzarono gli occhi e avvertirono il Cielo»: sono le parole con le quali Vico descrive la nascita, negli ancestrali abitatori della gran selva, di una coscienza umana, educata dal linguaggio, dal senso del pudore, dalla obbedienza alle leggi. Come raccontano la paleoantropologia e la scienza evoluzionistica di oggi la nascita dell’uomo culturale? Telmo Pievani e Carlo Sini, in un intenso dialogo e in un aperto confronto, ripercorrono le tesi e le ipotesi che disegnano tuttora un orizzonte ricco e complesso, non si nascondono i problemi, convengono con la necessità di una revisione di alcuni aspetti del senso comune filosofico e scientifico, al fine di fare del tema essenziale della nascita dello spirito umano un oggetto di ricerca quanto mai aperto e concreto; una ricerca cioè che, nello spirito del lavoro di Luigi Luca Cavalli-Sforza, non si riduca a visitazioni solo specialistiche e a reciproche ignoranze o incomprensioni.





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Philippe Descola, Oltre natura e cultura, Cortina Raffaello, collana Culture e società, p. 574

Solo l’Occidente moderno si è impegnato a costruire una contrapposizione fra natura e cultura. L’antropologia perpetua nella definizione stessa del proprio oggetto – la diversità culturale sullo sfondo dell’universalità della natura – una distinzione che i popoli che studia hanno invece evitato. Philippe Descola, uno dei più importanti antropologi contemporanei, propone qui, a partire da tratti comuni che si corrispondono da un continente all’altro, un approccio nuovo ai modi di ripartire le continuità e le discontinuità esistenti fra l’uomo e il suo ambiente: il totemismo, che sottolinea la continuità fisica e interiore fra umani e non umani; l’analogismo, che postula fra gli elementi del mondo una rete di discontinuità strutturata da relazioni di corrispondenza; l’animismo, che presta ai non umani l’interiorità degli umani, ma li distingue per i loro corpi; il naturalismo, che ci associa ai non umani per continuità fisiche ma ci separa in virtù delle nostre capacità culturali. Ogni modo di identificazione consente configurazioni particolari che ridistribuiscono gli esistenti in collettivi dalle frontiere differenti rispetto a quelle a cui le scienze umane ci hanno abituato. È a una ricomposizione radicale di queste scienze che il libro invita.




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Steve Stewart-Williams, La scimmia che ha capito l’universo. Come la mente e la cultura si evolvono, Espress Edizioni, p. 496

La scimmia che ha capito l’universo è la storia del più strano animale del mondo: l’uomo. E comincia con una domanda: come vedrebbe la nostra specie uno scienziato alieno? Come giudicherebbe le nostre differenze di genere, il nostro comportamento sessuale, i nostri modelli educativi, i nostri codici morali, le religioni, i linguaggi, la scienza? Il libro affronta questi temi seguendo due tra le più importanti scuole del pensiero scientifico attuale: la psicologia evolutiva e la teoria dell’evoluzione culturale (di cui è protagonista il meme definito da Richard Dawkins in Il gene egoista). L’assunto è che noi uomini siamo animali e, come tutti gli animali, ci siamo evoluti per trasmettere i nostri geni. A un certo punto, però, abbiamo anche sviluppato capacità culturali; da quel momento, la cultura ha cominciato a evolversi secondo leggi proprie. Questo ci ha trasformato da una pura e semplice scimmia in una scimmia in grado di rimodellare il pianeta, di viaggiare verso altri mondi e di capire la vastità di un universo di cui siamo solo minuscoli, fugaci frammenti.





Altre letture

Steven Johnson, La moglie di Darwin. L’arte di prendere decisioni lungimiranti, Il Margine

Il saggio, passando in rassegna decisioni complesse prese nel corso della storia, dimostra come sia possibile imparare metodi e procedure che ci possono aiutare a scegliere, sottolineando, inoltre, come l’arte di prendere decisioni consapevoli e creative riguarda tutti gli aspetti dell’esistenza.

La capacità di compiere scelte lungimiranti, decisioni che richiedono lunghi periodi di deliberazione e le cui conseguenze potrebbero protrarsi per anni, è un talento stranamente sottovalutato. Eppure, l’arte di prendere decisioni consapevoli e creative riguarda tutti gli aspetti dell’esistenza: il lavoro, la famiglia, la partecipazione politica o la gestione delle proprie finanze. Attraverso un’ampia rassegna di decisioni complesse, prese da singoli personaggi o gruppi di persone nel corso della storia e attraverso esempi tratti dalla letteratura, Johnson si propone di dimostrare come sia possibile imparare metodi, strategie e procedure per arrivare a scegliere la strada più ponderata.





Paolo Mazzarello, L’intrigo Spallanzani, Bollati Boringhieri, p. 352

Il leggendario mago della sperimentazione, Lazzaro Spallanzani, era un affermato professore di storia naturale a Pavia quando nel 1785 decise di compiere una lunga esplorazione nei territori dell’impero ottomano. Durante l’avventuroso viaggio fece notevoli osservazioni di biologia marina, geologia e ornitologia. Con il fervore di una mente insaziabile, annotò gli usi delle popolazioni locali e l’amalgama di splendore e fatiscenza delle città, partecipando alla vivace vita culturale che ruotava attorno alle ambasciate occidentali. Quando fece ritorno a Pavia, venne investito dall’accusa infamante di aver rubato degli esemplari naturalistici dal museo dell’Università. Alla base di questo complotto vi erano invidie e rivalità accademiche, non così distanti da quelle odierne, ma anche forti contrapposizioni ideologiche. Caduta ogni accusa, la vicenda si concluse con la vendetta dello scienziato ai danni del suo principale detrattore, Giovanni Antonio Scopoli: una rivincita che, tramite reperti finti e sagaci libretti pseudonimi, presentava la stessa precisione e verve creativa delle sue indagini scientifiche. Gli intrighi dei celebri accademici divennero famosi anche all’estero e – come svelano alcuni recenti ritrovamenti documentali – si spinsero fino all’entourage di un anziano Carlo Goldoni. Paolo Mazzarello allestisce una formidabile impalcatura di fonti, restituendo con uno stile garbato e ironico l’esuberante atmosfera del secolo dei Lumi. Un viaggio nella cultura scientifica dell’Italia del Settecento fra sfide della scienza e congiure di potere.