Cosi l’uomo arrivò in Portogallo

Homo sapiens ha raggiunto l’estremità occidentale della penisola iberica ben 5000 anni prima di quanto ipotizzato. Questa scoperta contribuisce a delineare il quadro della dispersione dell’uomo moderno attraverso l’Europa e a comprendere meglio la nostra storia


L’arrivo in Europa di Homo sapiens, la sua dispersione e la conseguente sostituzione progressiva di Homo neanderthalensis, è un puzzle che si arricchisce continuamente di nuove tessere. L’ultima giunta nelle mani degli scienziati arriva da una scoperta inaspettata avvenuta nella famosa Lapa do Picareiro, una grotta del Portogallo oggetto di studi da ben 25 anni. In un articolo pubblicato su PNAS, infatti, si riporta la scoperta di uno strato geologico contenente oggetti fabbricati da Homo sapiens, nettamente separato da uno strato ricco di utensili neandertaliani. La differenza nella tecnologia litica di queste due specie di ominidi è lampante: la tecnica Levallois utilizzata da Homo neanderthalensis consisteva in una precisa scheggiatura di pietre di quarzo; il metodo aurignaziano di Homo sapiens invece prevedeva la lavorazione di pietre di selce.

Gli scienziati, grazie a diverse tecniche di indagine quali l’analisi stratigrafica, il radiocarbonio e il riconoscimento di segni di macellazione su alcune ossa animali rinvenute, hanno datato lo strato appartenente a Homo sapiens tra i 38 e i 41 mila anni fa. Questa datazione ricolloca l’arrivo di Homo sapiens nella zona, 5000 anni prima di quanto era stato ipotizzato fino ad oggi.

L’uomo anatomicamente moderno, infatti, entra in Europa dai Balcani circa 46 mila anni fa ed inizia una rapida espansione verso Ovest, come testimoniano i ritrovamenti di insediamenti emersi contemporaneamente in tutta l’Europa occidentale, datati tra i 42 e i 43 mila anni fa. Nonostante svariati ritrovamenti in Portogallo di oggetti fabbricati secondo la tecnica aurignaziana, datati intorno ai 40 mila anni fa, la scarsità di prove dirette della presenza di Homo sapiens, come ad esempio ossa e impronte fossili, ha lasciato aperto il dibattito sulla reale data di arrivo dell’uomo moderno nell’estremità iberica occidentale.

La mancanza di ossa e impronte potrebbe essere semplicemente dovuta alle condizioni ambientali, avverse alla fossilizzazione e alla conservazione dei reperti, oppure, la conseguenza di una distribuzione di popolazione a piccoli gruppi nomadi di pochi individui, che non avrebbero lasciato grandi insediamenti ricchi di prove della loro esistenza. Alcuni scienziati, proprio in conseguenza di questa mancanza di prove dirette della presenza di Homo sapiens, hanno ipotizzato un fronte “duro”, rappresentato dai Neanderthal presenti nella penisola Iberica, che avrebbe impedito la dispersione di Homo sapiens nella zona fino a 30-37 mila anni fa.

Il ritrovamento di Lapa do Picareiro offre invece una prova a sostegno della rapida dispersione verso ovest di Homo sapiens e confuta ulteriormente l’ipotesi di un fronte duro tra le due specie. Attraverso l’analisi della dimensione e della composizione chimica dei sedimenti presenti nello strato appartenente a Homo sapiens, gli scienziati hanno stabilito che l’uomo moderno ha raggiunto Lapa do Picareiro poco prima o durante una fase stadiale caratterizzata da un crollo della temperatura e una aumento di aridità.

Uno stadiale è una piccola “era glaciale” inserita in una fase calda interglaciale, troppo corta per essere considerata un vero e proprio periodo glaciale così come, viceversa, un interstadiale è un corto periodo caldo inserito in una fase fredda glaciale. Queste violente oscillazioni delle temperature globali possono modificare l’habitat improvvisamente e portare una specie all’estinzione, così come è successo, tra gli altri, per il rinoceronte lanoso (Pikaia ne ha parlato qui).

I ricercatori ipotizzano che per evitare l’ambiente più arido dell’entroterra, Homo sapiens potrebbe essersi spostato seguendo i fiumi o addirittura navigando lungo le coste, durante la sua rapida espansione verso l’estremità occidentale della penisola Iberica,. L’ambiente costiero sarebbe stato più mite e avrebbe offerto più risorse all’uomo moderno.

E i Neanderthal?  La netta separazione stratigrafica all’interno di Lapa do Picareiro tra i due strati appartenenti ai due ominidi, dimostra che all’arrivo di Homo sapiens, Homo neanderthalensis era già assente. Forse le condizioni di frammentazione della vegetazione e la diminuzione delle piogge dovute alla fase stadiale, avevano provocato o contribuito al declino dei Neanderthal nella zona.

Eppure, nella vicina Gruta da Oliveira, si testimonia la presenza di Homo neanderthalensis fino a 37 mila anni fa. I Neanderthal insediati qui, nonostante la stretta convivenza per migliaia di anni con gli Homo sapiens di Lapa do Picareiro, non sembrano aver scambiato tecnologia e oggetti con i vicini. Ulteriori studi e ricerche saranno necessari in futuro per svelare altri capitoli della storia della dispersione dell’uomo moderno attraverso l’Europa e sui motivi dell’estinzione dell’altra umanità, quella neandertaliana.


Fonti: 
Jonathan A. Haws et al. The early Aurignacian dispersal of modern humans into westernmost Eurasia. Proceedings of the National Academy of Sciences, Sep 2020, 202016062; DOI: https://doi.org/10.1073/pnas.2016062117

Immagine: Jonathan Haws