Create-a-burger!

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Una cronaca dettagliata di una giornata al Creation Museum del Kentucky: preparatevi a credere

Ma procediamo con ordine. Mi trovavo al Workshop della Willi Hennig Society, sui metodi di sistematica filogenetica, organizzato a Columbus (Ohio) come primo e finora unico italiano che, almeno agli occhi degli organizzatori, pareva sapere cosa fosse la cladistica. Stavo già faticando a convincere gli astanti come anche l’Italia producesse studi in questo campo, quando, uno dei professori cambiò discorso citando alcune problematiche legate specificamente agli Stati Uniti. A proposito di ciò venne citato il fatidico meme “creazionismo”, e subito dopo il nome “The Creation Museum”. Non passò molto tempo ed alcuni di noi furono come “illuminati” dall’idea che il Kentucky non fosse poi così lontano dall’Ohio.

E così, i suddetti cinque coraggiosi giovani evoluzionisti, l’ultimo giorno prima della partenza, dopo aver supplicato e convinto l’unico del gruppo che possedeva una macchina ad intraprendere una road trip attraverso tre stati (Ohio – Indiana – Kentucky, che ad essere sinceri è durata solo due ore e mezza), partirono… ma non senza prima avere la macchina rimossa dal carro attrezzi ed averla recuperata in una comunità di cristiani integralisti. Alcuni di noi, rivelatisi incurabili superstiziosi, già iniziavano a vacillare.

Il viaggio proseguì allegramente e allietato da gargantuelici cartelloni pubblicitari di alcune comunità religiose locali, la più convincente suonava come “If you were to die now, where would you spend the rest of the eternity? – Hell is real” (i superstiziosi iniziarono a spergiurare). Arrivati a Petersburg, ai cancelli del “museo”, capimmo subito che il luogo era costato diversi milioni di dollari, ma a giudicare dall’affluenza, nonostante il caldo torrido, capimmo che il signor Ken Hall, non faticherà a guadagnarne altrettanti. Varcammo la soglia, e leggemmo lo slogan “Prepare to believe”, che suonava come una condanna memetica.

Dopo aver mangiato al “Noah’s Café” (dove un cartellone invitava, con un fine gioco di parole, “Create-a-burger”), entrammo nella prima sala dalle esposizioni. Finalmente potemmo conoscere la grande verità: dove si vogliono attirare i bambini è necessario avere dinosauri, non importa il contesto, just dinosaurs. E così i dinosauri sbucarono un po’ dovunque nel tragitto, sottoforma di animatronic. Ci viene fatto “capire” come si possa diventare “paleontologi evoluzionisti” o “paleontologi creazionisti”, indifferentemente, “from the very same data – different worldviews”. Data questa premessa edificante, la prima parte del parco dei divertimenti… ops, “museo”, ci mostra come la “ragione umana” sia contrapposta alla “parola divina”, il “cogito ergo sum” contro “Io sono colui che sono”, ne consegue che l’universo ha ragionevolmente miliardi di anni o sei giorni, che i viventi sono uniti da discendenza comune o sono stati creati separatamente (specialmente l’uomo) e così via.

Ma se questa comparazione può sembrare il massimo del politically correct made in USA ciò che viene dopo parla chiaro: chi abbraccia la visione scientifica del mondo, abbraccia la disperazione, la corruzione, il male, e così corrompe il mondo. Segue un angusto corridoio in cui sono incollati al muro ritagli di giornale stracciato, graffiato e insanguinato, ma giusto in modo da far leggere titoli e scritte: inseminazione artificiale, amore omosessuale, cambio di sesso, aborto, razzismo, omicidio, morte, guerra, distruzione. Una cozzaglia di parole.

Finito questo carosello e chiarito che “Satana” sia dietro tutto ciò, arriva la catarsi e si ricomincia dalla creazione in sei giorni “secondo la parola del Signore”: e così siamo stati condotti in un piccolo cinema con uno schermo panoramico in cui si diviene spettatori dal nulla al mondo attuale, nella fattispecie prima della caduta dall’Eden. E ricomincia l’esposizione degli animatronic, nell’Eden, dove il novello Adamo passava le sue giornate a fare amicizia con gli animali della Terra (anche i pinguini e i dinosauri, ci assicurano). Poi da una costola di Adamo viene creata Eva, e i due passano giorni felici ed indimenticabili nell’Eden.

Ma, improvvisamente, ci si para davanti una scena vagamente osé, con Adamo ed Eva a mezzo busto in acqua, in un incipit di atti osceni in luogo pubblico, sormontati da un serpente dalla testa spinosa, (apparentemente riciclato da un episodio di Harry Potter) – ovvero Lucifero. Luciferò offri ad Eva dei frutti che, in stile molto americano, assomigliano in tutto e per tutto ai cranberries. And after the cranberries all went wrong…

Adamo ed Eva, conosciuto il succoso gusto dell’ossicocco, vennero espulsi dall’Eden. Iniziò il dolore e la morte e così anche tutti gli altri animali. Tra gli animali, in origine tutti erbivori, dopo la caduta, alcuni, che secondo un disegno molto intelligente possedevano già caratteri da predatori, divennero – sorpresa! – malvagi predatori. Delle piante, ci viene assicurato, non c’è da preoccuparsi, non possedendo il soffio vitale non sono vivi (in “senso biblico”, ovviamente). Così ci viene intimato che, voler mangiare del frutto dell’albero del bene e del male, è un po’ come voler “conoscere troppo” e ciò ha la sola conseguenza di portare rovina e morte.

Dopo il libro della Genesi, viene presentata la storia dell’Arca di Noé (di cui è presente un’ “accurata” ricostruzione dell’1%), e il diluvio universale. Secondo i geologi della creazione, la Terra prima del diluvio universale era un unico continente, che a causa delle acque del diluvio, emerse violentemente dal sottosuolo per volere divino, frammentarono i continenti e li posero nell’assetto attuale. Secondo i paleontologi creazionisti, gli animali furono portati sull’arca “secondo il loro genere” compresi i dinosauri (che poi non sono altri che i draghi, ci viene spiegato, estintisi poi nel medioevo a causa dell’uomo), gli animali dell’arca erano considerevolmente più piccoli di quelli odierni, perché, questo ci viene concesso, la microevoluzione esiste. I vegetali che ritroviamo come fossili, invece, si limitarono a galleggiare in enormi materassi verdi (“the veggie mat theory”), finché non approdarono su qualche continente.

Seguono alcune migliaia di anni di storia, condensati in pochi pannelli. Dopodiché veniamo trasportati a Babilonia, la cui storia ci esemplifica che la bibbia, al contrario della scienza, ha sempre saputo che l’umanità è una sola specie. Perciò se c’è qualcuno da accusare di razzismo… questi sono gli scienziati. Il riso iniziale lasciò posto all’amarezza della consapevolezza. Saltammo la visita a pagamento (quasi il prezzo del biglietto intero) di tre display sulla storia di Gesù, abilmente tenuti a parte dalla visita principale, in modo da abbracciare meglio lo spettro dei believers, non urtando così i “non cristiani” (senza contare che tutto il resto della visita urterebbe, per esempio, un credente negli dei greci o celtici). Dopo un’altra carrellata di dinosauri, accompagnata dallo slogan “Biblical history is the key to understanding dinosaurs”, veniamo invitati a cavalcare un triceratopo. Almeno qualcuno sembra avere senso dell’umorismo – ma il dubbio rimane.

Una volta finito l’incubo della visita, nessuno di noi cinque aveva più parole. Eravamo sfibrati e sfiduciati, con gli occhi pieni della peggior backward logic possibile. Stanchi, ci avviciniamo e attraversiamo sconsolati il Dragon Hall Bookstore alla fine del percorso, con frotte di visitatori che si aggiravano a cercare libri di intelligent design, ricordini e vari gadget (di cui i migliori erano sicuramente le scatolette di grilli e larve secchi aromatizzati).

Usciti, ci accorgemmo di essere sopravvissuti a tale bombardamento memetico. Anzi, ora crediamo che il peggio sia passato, ma forse ci sbagliamo e questo è solo l’inizio.

Prepare to believe – Yeah, whatever…