Dal latte alle foglie

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Una vera e propria miniera di fossili è quella che un gruppo di ricercatori della University of New South Wales si è trovata davanti nel famoso Riversleigh World Heritage, nel Queensland. Ma la cosa più interessante è che nella stessa caverna sono stati rinvenuti i resti di decine di individui della medesima specie, il marsupiale estinto Nimbadon lavarackorum (Diprotodontidae, Zygomaturinae). […]

Una vera e propria miniera di fossili è quella che un gruppo di ricercatori della University of New South Wales si è trovata davanti nel famoso Riversleigh World Heritage, nel Queensland. Ma la cosa più interessante è che nella stessa caverna sono stati rinvenuti i resti di decine di individui della medesima specie, il marsupiale estinto Nimbadon lavarackorum (Diprotodontidae, Zygomaturinae).

I resti raccontano di un marsupiale di medie dimensioni, con lunghe zampe dotate di grossi e forti artigli. Ma quello che maggiormente descrivono questi fossili riguarda il cranio, dal momento che ne sono stati ritrovati ben 26, appartenenti ad indiviudi di età differenti, spaziando da piccoli nati da poco fino ad esemplari adulti. Grazie a questo ritrovamento, i ricercatori hanno potuto comprendere in che modo l’anatomia di questo antico marsupiale si modifcasse dagli stadi giovanili per raggiungere la conformazione definitiva e lo hanno confrontato con quello della specie attuale più affine, il vombato comune (Vombatus ursinus).

Come si legge sulle pagine della rivista Journal of Vertebrate Paleontology, sembrerebbe che lo sviluppo di Nimbadon lavarackorum, vissuto 15 milioni di anni fa, fosse molto simile a quello del suo parente odierno: i piccoli venivano alla luce dopo un solo mese di gestazione per poi passare nella tasca marsupiale, in cui si nutrivano del latte materno fino al termine dello sviluppo. In questa fase, l’intera anatomia del cranio subiva delle importanti modificazioni a partire da quella dei denti e della mandibola. Nelle prime fasi dello sviluppo, infatti, la parte frontale del cranio era quella più sviluppata, in modo tale da consentire al nuovo nato di poter raggiungere e rimanere attaccato ai capezzoli materni. Appena terminato lo svezzamento, quando i piccoli finalmente fuoriuscivano dal marsupio e, di conseguenza, aveva luogo la transizione alla dieta vegetariana (probabilmente a base di foglie) tipica della specie, iniziava lo sviluppo delle strutture anatomiche della regione posteriore del cranio, con lo sviluppo della dentizione, la riorganizzazione della giuntura cranio-mandibolare e il rafforzamento dei muscoli legati alla masticazione.

Oltre a considerazioni di carattere anatomico e ontogenetico, i ricercatori hanno provato anche a descrivere alcune abitudini di Nimbadon lavarackorum, tra cui, data l’abbondanza di fossili coevi rinvenuta nel medesimo luogo, la possibilità che si trattasse di una specie in cui gli individui giovani fossero legati ai genitori fino al raggiungimento della maturità sessuale o che viveva in branchi numerosi.

Andrea Romano


Riferimenti:
Karen H. Black; Michael Archer; Suzanne J. Hand; Henk Godthelp. First comprehensive analysis of cranial ontogeny in a fossil marsupial — from a 15-million-year-old cave deposit in northern Australia. Journal of Vertebrate Paleontology, 2010; DOI: 10.1080/02724634.2010.483567