Nuovi dati genetici per nuove politiche di conservazione del Tonno Rosso dell’Atlantico
L’analisi del DNA antico riscrive la storia del tonno rosso, dimostrando che il declino della popolazione è iniziato decenni prima degli anni ’70. Questi nuovi dati, indipendenti dalle catture, impongono di rivedere le attuali politiche di conservazione
“…Alcuni canti sono spariti perchè il lavoro è cambiato…. “ (G. Colicci, Lina, i fiori e la rete. Il femminile in tonnara)
I tonni nella rete. Intorno gli uomini, allineati, cantano stringendo la rete. Schizzi d’acqua, d’angoscia e di morte. Più lo spazio si stringe per la mattanza, più il canto si fa concitato. Il canto dà ritmo allo sforzo. Oggi si canta meno. Alla fatica si sostituiscono i verricelli. Tutto è più veloce. L’arida tecnica si sostituisce al rito delle tonnare, capace di rendere grazie al mare, ingentilendo i contorni della rete con fiori. Si riconosceva il limite, con rispetto, tra la vita e la morte. Un rito antico, quando morte del tonno significava vita della comunità. Ancora oggi, la vita della comunità dipende dalla vita del tonno, ma il limite tra la vita e la morte non è più indicato solamente dal confine della rete.
Un nuovo limite
Il tonno rosso Thunnus thynnus è una specie che, sino alla fine del ventesimo secolo, ha subito una riduzione della biomassa e della variabilità della popolazione a causa dell’eccessivo sfruttamento. Questa specie riveste un’importanza non solo ecologica, ma anche sociale, antropologica, economica.
Negli anni Settanta in base ai dati derivanti dalla pesca, sono stati stabiliti i primi parametri di tutela. Ma secondo uno studio pubblicato su PNAS che vede tra gli autori Alessia Cariani, ricercatrice del dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, le politiche di gestione potrebbero essere riviste alla luce di evidenze indipendenti dalle catture, che documentano un declino della popolazione già precedente agli anni Settanta. Spiega la prof.ssa Cariani:
“Al momento il riferimento per fare piani di gestione è degli anni ‘70. Tuttavia quella linea potrebbe presentare oggi qualche incertezza. Si considera quel riferimento conseguente al crollo del tonno rosso, iniziato negli anni ‘70 e proseguito sino alla fine degli anni ‘90, ma i dati raccolti mettono in evidenza uno sfruttamento che era già in essere. Come se misurassimo la febbre rispetto a chi la febbre già ce l’ha.”
Motiva la prof.ssa Cariani:
“Questi dati possono avere un impatto nei modelli di gestione perché bisogna iniziare a ipotizzare che forse quella baseline che viene considerata come “stato di salute” presenta un certo grado di incertezza perché il declino della popolazione era già presente da decine di anni.”
Genomica, bioinformatica, zoologia. Cooperazione e serendipità al servizio della tutela
Unione di competenze variegate e una serie di eventi pieni di serendipità. L’insieme di professionalità e circostanze favorevoli ha portato a definire una linea di ricerca iniziata circa vent’anni fa. Racconta la professoressa Cariani:
“La linea di ricerca inizia circa vent’anni fa. Questo studio fornisce un contributo importante. Si è sviluppata in parallelo con il progresso tecnologico e vede tantissime competenze integrate, dalla zoologia alla biologia molecolare, dalla conservazione degli animali marini, alle biotecnologie, alla pesca, alle informazioni storico-antropologiche. Questa integrazione di competenze ha permesso di analizzare, ad esempio, DNA antico su campioni arcaici e di raccogliere informazioni da documenti storici.”
E la serendipità. La dott.ssa Elisabetta Cilli, anche lei dell’Università di Bologna, si trova ad Alghero alla 19ª Conferenza internazionale del Fish Remains Working Group (FRWG) dell’International Council of Archaeozoology (ICAZ). Si alza dal posto, sale sul palco, espone i dati che il gruppo di ricerca ha ottenuto sulle prime ricerche condotte sul DNA di reperti di tonni antichi. Torna a sedere. Vicino a lei David Orton ricercatore di archeozoologia presso il BioArch di York, in Inghilterra con cui scambia alcune parole sulla ricerca… Accade che da quel momento ha inizio una collaborazione molto fruttuosa che porterà il gruppo dell’Università di Bologna a partecipare a un progetto internazionale per l’analisi dello sfruttamento delle risorse marine attraverso le biomolecole antiche. Il progetto SeaChanges, finanziato nell’ambito delle Marie Skłodowska-Curie Actions, consentirà al gruppo di dare un notevole impulso alle analisi sulle dinamiche di popolazione dei tonni rossi e sulla loro storia genetica. Evidenzia la dott.ssa Cariani:
“Grazie a una collaborazione con team specializzato in analisi del DNA antico e grazie a un briciolo di “serendipità”, alla possibilità di avere accesso a campioni storici conservati nella collezione di Massimo Sella risalente ai primi anni del 1900, abbiamo iniziato questa analisi non solo su scala geografica, ma abbiamo messo la terza componente, la componente temporale. Siamo riusciti ad andare sempre più indietro nel tempo, ad analizzare campioni non solo storici, ma addirittura archeologici.”
Prosegue la dott.ssa Cilli
“In questo studio abbiamo analizzato le più avanzate tecnologie per fronteggiare compromissioni di conservazione fisiologiche di DNA antico come danni o frammentazioni. Piccolissime quantità di DNA residuo. Essere inseriti in un network di laboratori internazionali ci ha permesso di applicare tecniche talmente avanzate da non essere ancora pubblicate. Siamo stati tra i primi ad applicare questi protocolli.”
La popolazione attuale
Confrontando DNA antico da campioni arcaici, DNA da campioni storici e DNA odierno è stato possibile apprezzare una riduzione della variabilità genetica e un declino della popolazione nei secoli.
Grazie a un’analisi così distribuita nel tempo, da 41 campioni datati fino a 5000 anni fa e 49 datati tra il 2013 e il 2020, è stato osservato che già a partire dai primi anni del 1900, il tonno rosso era in declino.
Oggi possiamo distinguere due popolazioni principali: una orientale, una occidentale. Le due popolazioni si incontrano e si mescolano nei luoghi di riproduzione distribuiti tra la costa orientale degli Stati Uniti (lo Slope Sea), le Azzorre, le Canarie, il Golfo di Biscaglia. Le differenze principali tra le due popolazioni sono apprezzabili grazie ad analisi genetiche, seppur differiscono per solo un 1% del genoma. Fenotipicamente non sono riconoscibili. Al momento non ci sono abbastanza dati per poter sostenere che questo mescolarsi possa compensare la perdita di variabilità.
Ulteriori analisi bioinformatiche potranno dirci se la riduzione di variabilità è distribuita su regioni casuali del genoma o colpisce siti specifici. Come spiega il dottorando Piergiorgio Massa:
“Entro nel progetto successivamente, da bioinformatico. Ciò che ha catturato la mia attenzione è la curiosità di approfondire ulteriormente l’impatto temporale dell’uomo sul tonno rosso. Il ricercatore Adam Andrews aveva generato genomi che erano già ben coperti, ma non sufficientemente per fare analisi di selezione, cioè per osservare se ci sono specifiche regioni genomiche che sono state soggette a questa diminuzione di diversità, soggette a selezione.”
Evento per nulla scontato, un dottorando che ottiene fondi e con il suo progetto entra a far parte di una partnership europea che promuove sequenziamento e analisi di genomi per la tutela della biodiversità. Prosegue Massa:
“Grazie a un finanziamento dell’Unione europea nell’ambito del programma di ricerca e innovazione Horizon Europe, cofinanziato dal Governo svizzero e dal Governo britannico, abbiamo rianalizzato gli stessi campioni per aumentarne la copertura. Stiamo cercando se vi siano, e quali siano, le sequenze genomiche interessate.“
Il tonno che (non) cambia
Conclude la Prof.ssa Cariani:
“Il tonno rosso ha sempre avuto fluttuazioni demografiche dovute alle sue caratteristiche riproduttive ed ecologiche. Si presentava, quindi, come una popolazione molto variabile. Oggi molto meno, ed è cambiata anche la modalità di sfruttamento: si catturano tonni e li si mette in gabbie da ingrasso, al fine di aumentarne il valore su alcuni mercati internazionali.”
Cambiano le modalità di pesca e “Alcuni canti sono spariti perché il lavoro è cambiato” ha scritto l’etnomusicologa Giuseppina Colicci nel suo saggio “Lina, i fiori e la rete. Il femminile in tonnara. I canti durante la pesca della Tonnara di Bonagia” (in C. Sposito, Le tonnare. Storia e architettura,
Flaccovio, Palermo, pp. 49-58). Dove tutto sembra cambiare, il tonno sembra perdere un po’ di variabilità, possibilità di cambiamento. Cambiare in coerenza ai nuovi dati le politiche di gestione, potrebbe migliorare la vita del tonno e delle comunità.
Riferimenti:
Andrews, A. J., Eriksen, E. F., Star, B., Præbel, K., Natale, A. D., Malca, E., Onar, V., Aniceti, V., Carenti, G., Piquès, G., Nielsen, S. V., Persson, P., Piattoni, F., Fontani, F., Atmore, L. M., Kersten, O., Tinti, F., Cilli, E., & Cariani, A. (2025). Ancient DNA suggests a historical demographic decline and genetic erosion in the Atlantic bluefin tuna. Proceedings of the National Academy of Sciences, 122(21). https://doi.org/10.1073/pnas.2409302122
Biologo molecolare, ha svolto attività di ricerca per un breve periodo pubblicando su importanti riviste di settore. Attirato dalla comunicazione ha lavorato per aziende farmaceutiche e infine ha trovato la sua consona espressione nell’insegnamento e nella divulgazione scientifica. Per certificare le competenze di divulgazione ho svolto un corso con Feltrinelli con docenti S.I.S.S.A. Scrive di scienza in diversi ambiti.

