E il lupo diventò cane

foto copertina Nature

Uno studio pubblicato su Nature retrodata di circa 5.000 anni le più antiche prove genetiche dirette dell’esistenza dei cani, mostrando che erano già diffusi in Eurasia occidentale nel tardo Paleolitico superiore.

La datazione della domesticazione del cane è ancora caratterizzata da grandi incertezze. Le ipotesi propongono un intervallo di tempo molto ampio, compreso tra 135.000 e 15.000 anni fa. Questa incertezza dipende anche dalla difficoltà di distinguere morfologicamente i reperti: nelle prime fasi della domesticazione, infatti, cane e lupo erano molto simili.

In diversi casi, reperti inizialmente discussi come possibili cani antichi sono stati poi riassegnati al lupo grazie alle analisi genetiche. È il caso di alcuni resti del Paleolitico superiore provenienti dall’Europa — per esempio quelli di Goyet, in Belgio, datati a circa 34.000 anni fa, o quelli di Předmostí, in Repubblica Ceca, datati a circa 28.500 anni fa — e dalla Russia, come i reperti della grotta di Razboinichya, sui monti Altai, risalenti a circa 33.000 anni fa, o quelli di Eliseevichi, nella Russia occidentale, datati a circa 17.600 anni fa. In passato questi reperti erano stati discussi come possibili testimonianze molto antiche della presenza del cane, ma le analisi genetiche hanno mostrato che si trattava in realtà di lupi, appartenenti a popolazioni oggi estinte.

Accanto a questi casi, altri ritrovamenti archeologici hanno continuato a suggerire un’interazione molto antica tra esseri umani e canidi. È il caso, per esempio, di una mandibola di canide proveniente dal sito del Paleolitico superiore tardo di Bonn-Oberkassel, in Germania, ritrovata in una sepoltura umana e con segni che indicano un trattamento di cura. Anche i resti di canidi del sito epipaleolitico di Pınarbaşı, sull’altopiano dell’Anatolia centrale, e quelli di Gough’s Cave, nel Regno Unito, mostravano elementi compatibili con un rapporto stretto con gli esseri umani: in questi ultimi due siti, in particolare, i resti presentano trattamenti post mortem che richiamano quelli riservati ai resti umani.

Finora, tuttavia, la natura di molti di questi reperti era rimasta difficile da stabilire con sicurezza. Proprio per questo è importante lo studio pubblicato su Nature da un team internazionale che ha coinvolto 17 istituzioni, tra cui Sapienza Università di Roma. I ricercatori hanno analizzato dati genomici nucleari e mitocondriali provenienti da reperti più antichi di 10.000 anni, compresi quelli di Pınarbaşı e Gough’s Cave.

Le analisi genomiche hanno confermato che i reperti di Pınarbaşı e Gough’s Cave appartenevano a cani, datati rispettivamente a circa 15.800 e 14.300 anni fa. Questo risultato retrodata di circa 5.000 anni le più antiche prove genetiche dirette dell’esistenza dei cani, finora risalenti a reperti mesolitici di circa 10.900 anni fa. Ulteriori analisi sul genoma mitocondriale e le ricostruzioni filogenetiche hanno inoltre mostrato che i cani erano ampiamente distribuiti in tutta l’Eurasia occidentale già nel tardo Paleolitico superiore.

La diffusione del cane

Tra 18.500 e 14.000 anni fa, una popolazione di antichi cani geneticamente simili era diffusa in tutta l’Eurasia occidentale, dalla grotta di Gough al sito di Pınarbaşı. Lo dimostrano anche le analisi genetiche condotte sul DNA mitocondriale. I dati indicano inoltre che questa popolazione canina era associata a gruppi umani geneticamente e culturalmente differenti: popolazioni magdaleniane nella grotta di Gough, comunità epigravettiane in altri siti europei e cacciatori-raccoglitori anatolici nel sito di Pınarbaşı. Sembra quindi che cani e umani abbiano avuto storie di popolazione differenti, anche se intrecciate.

La diffusione del cane potrebbe essere stata associata alla circolazione di gruppi umani, ascendenze e culture materiali epigravettiane, che intorno a 16.000 anni fa entrarono in relazione con le popolazioni magdaleniane dell’Europa settentrionale. In questo scenario, è possibile che i cani si siano diffusi tra i cacciatori-raccoglitori del Regno Unito e della Spagna del tardo Paleolitico attraverso interazioni con popolazioni epigravettiane.

I primi cani della storia umana erano quindi già integrati in gruppi umani distinti dal punto di vista culturale e geografico. I resti ritrovati nella grotta di Gough e nel sito di Pınarbaşı evidenziano pratiche di trattamento e di sepoltura condivise con gli esseri umani. Questo trattamento simbolico anticipa al Paleolitico superiore pratiche note anche per il Mesolitico.

Un’ulteriore indicazione dell’interazione tra esseri umani e cani arriva dalle analisi degli isotopi del carbonio e dell’azoto. A Pınarbaşı, in particolare, i dati suggeriscono una componente alimentare legata ai pesci d’acqua dolce, probabilmente forniti direttamente o indirettamente dagli esseri umani. È quindi possibile che gli esseri umani nutrissero i cani, almeno in alcuni contesti.

All’origine delle razze attuali

Le popolazioni canine attuali possono essere ricondotte a due grandi linee genetiche: una orientale, presente nell’Artico e nell’Asia orientale, e una occidentale, presente in Europa e nel Medio Oriente. Queste due linee si sarebbero separate nel Paleolitico, almeno 15.800 anni fa.

Sia i cani odierni sia i cani preistorici della linea europea e mediorientale presentano somiglianze genetiche con popolazioni di lupi del Vicino Oriente. Per evitare che il confronto fosse confuso da eventuali tracce di ibridazione recente con il cane, i ricercatori hanno utilizzato il genoma di un lupo vissuto 2.700 anni fa in Iran, nel sito archeologico di Wezmeh, come riferimento per un’antica popolazione di lupi della regione.

Il confronto genetico mostra che i cani paleolitici dell’Europa e dell’Anatolia appartenevano già alla linea occidentale eurasiatica. Gli esemplari analizzati nei siti di Gough’s Cave e Pınarbaşı risultano quindi più vicini agli antenati delle attuali razze europee e mediorientali che a quelli delle razze artiche.

I nuovi dati genetici indicano infatti che gli individui di Gough’s Cave e Pınarbaşı non erano solo cani, ma erano anche più strettamente imparentati con gli antenati delle attuali razze europee e mediorientali, come i boxer e i saluki, che con le razze artiche come gli husky siberiani. Questo significa che le principali linee genetiche dei cani attuali dovevano essersi già formate nel Paleolitico superiore.

“Le analisi genetiche aiutano a fornire una prospettiva diacronica sulla storia dei cani in Eurasia e suggeriscono una lunga e complessa storia di interazioni tra cani e uomini”, spiega Dušan Borić, del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza e tra gli autori dello studio.

Riferimenti:
Marsh, W.A., Scarsbrook, L., Yüncü, E. et al. Dogs were widely distributed across western Eurasia during the Palaeolithic. Nature 651, 995–1003 (2026). DOI: https://doi.org/10.1038/s41586-026-10170-x